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Patrizio Bianchi al Sole 24 Ore: «Riforme al via con il Pnrr. Green pass, aiuteremo le scuole nei controlli»

Intervista al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi

di Claudio Tucci

Scuola, presidi: "Il controllo del Green pass e' impraticabile"

6' di lettura

«Il green pass è uno strumento a tutela di tutti, soprattutto dei più fragili e le scuole non saranno lasciate sole nella gestione dei controlli. Dall’inizio del mio mandato ho investito 2 miliardi per la ripartenza, e abbiamo già immesso in ruolo 50mila insegnanti, ben più del doppio di quanto attuato negli anni passati. Ma l’anno che sta per iniziare - ha sottolineato il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi - è importante per realizzare, anche grazie al Pnrr, riforme profonde, che superino i ritardi che si sono accumulati in troppi anni. Siamo già partiti con diversi bandi, in particolare sull’edilizia scolastica. Pensi ai 700 milioni destinati agli asili nido e scuole dell’infanzia. Punteremo poi su istruzione tecnica e professionale, e sull’orientamento, già in seconda media, in chiave anti mismatch. E dal prossimo anno i concorsi saranno annuali, ed entreranno giovani preparati. Insomma, parliamo di ripresa ma anche delle future riforme».

Ministro, tra 10 giorni parte la scuola, e ci sono ancora 186mila prof e Ata non vaccinati...

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La stragrande maggioranza del personale scolastico, che voglio nuovamente ringraziare, ha compreso l’importanza della vaccinazione, compiendo un gesto fondamentale per tutelare se stessi, i più fragili e la scuola intera. Ci sono poi coloro che non possono vaccinarsi, per problemi di salute, che vanno tutelati proprio perché sono più esposti. Resta una quota di persone che, per diverse ragioni, non vogliono vaccinarsi e che si assumeranno le proprie responsabilità individuali. Come ha detto il presidente della Repubblica, vaccinarsi è un atto di responsabilità civile e morale, anche nei confronti delle studentesse e degli studenti, che stanno aderendo alla campagna con grande entusiasmo. La vaccinazione è l’arma per tornare tutti alla normalità. Per questo abbiamo approvato l’obbligo di green pass: è uno strumento di tutela di tutti, a partire dai più fragili e le scuole saranno sostenute nella gestione dei controlli. Abbiamo già messo in ruolo 12mila unità di personale Ata e ne abbiamo aggiunte altre 12mila per affrontare il riavvio dell’anno scolastico.

Che scuola troveranno i 7 milioni di studenti: con gli stessi problemi di settembre 2020?

Grazie ai vaccini e al lavoro svolto dal governo la situazione è molto cambiata rispetto a un anno fa. Dal nostro insediamento, avvenuto a febbraio, abbiamo lavorato con l’obiettivo del ritorno in presenza e in sicurezza. Ricordo che durante la terza ondata, a primavera, siamo riusciti, con il grande contributo dei dirigenti e di tutto il personale, a mantenere i bambini più piccoli in presenza. Da dopo Pasqua abbiamo riportato tutti a scuola e abbiamo svolto in presenza gli Esami di Stato. Ringrazio anche il presidente Draghi per la grande attenzione data alla scuola. Per la ripresa abbiamo approvato un quadro di regole chiaro. Dall’inizio del mandato abbiamo investito 2 miliardi di euro per la ripartenza. Trecento milioni sono stati dati alle scuole già prima dell’estate, nel primo decreto sostegni, cui si sono già aggiunte le risorse stanziate con il sostegni-bis: 410 milioni dati direttamente alle scuole per affrontare l’emergenza sanitaria, 500 milioni agli enti locali per il trasporto scolastico, 400 milioni per assumere insegnanti e personale per il potenziamento delle competenze in particolare nelle classi più affollate ed infine altri 270 milioni dati agli enti locali per interventi di edilizia leggera o per noleggiare spazi sostitutivi per la didattica.

Alla luce dei dati Invalsi, la didattica deve cambiare. Il Piano estate
è un primo passo?

Il Piano estate non è stato solo un primo passo, ma un’azione di sistema importante, che ha visto una grande partecipazione delle scuole. Abbiamo messo mezzo miliardo per consentire a migliaia di ragazzi di recuperare la socialità, rafforzare gli apprendimenti, conoscere i loro territori, vivere la loro scuola in modo molto diverso. Oltre 7mila istituti hanno partecipato con più di 35mila progetti. Un successo che vogliamo rendere strutturale. Il prossimo sarà un anno costituente per la nostra scuola, che dispone di risorse per realizzare riforme profonde, che superino i ritardi che si sono accumulati in troppi anni. I dati Invalsi, che quest’anno io ho voluto riprendere, dimostrano che la pandemia ha esasperato mali antichi, e fatto emergere lacune e disuguaglianze già presenti nel nostro sistema, tra centro e periferia, tra classi sociali,
tra Nord e Sud. Dobbiamo ricucire
il tessuto sociale ed economico del Paese, con azioni strutturali, programmate e mirate.

Quest’anno assumerete, per lo più stabilizzando, 70-80mila prof. E i concorsi per i giovani?

Ci tengo a sottolineare che non ci sono state e non ci saranno “sanatorie”. Su questo siamo stati molto fermi, le norme sono sotto gli occhi di tutti. Ad oggi abbiamo già immesso in ruolo 50mila insegnanti - ben più del doppio di quanto attuato negli anni passati - avendo anticipato di molte settimane la loro entrata in ruolo. Siamo partiti anche con il nuovo concorso ordinario, svolgendo le prove per le discipline STEM, in linea con le misure di rafforzamento per l’apprendimento di queste materie contenuto nel Pnrr. Dall’anno prossimo i concorsi saranno annuali: potremo reintegrare così i numerosi pensionamenti dei prossimi anni. L’Inps ci fornito i dati fino al 2030 e ci dicono che abbiamo bisogno di reclutare con cadenza puntuale docenti per evitare che si formi continuo precariato e per disporre di docenti di alta qualità professionale ed umana.

Allora, come si premia il merito e si sconfigge la supplentite?

Quest’anno abbiamo accelerato l’entrata in ruolo dei docenti che hanno già superato un concorso e abbiamo avviato i concorsi per altri 60mila ruoli, questo ci ha permesso di anticipare di molte settimane la definizione degli incarichi annuali, così da poter ripartire a pieno con le attività didattiche alla data prevista.

Parliamo di futuro e di riforme. Dall’Ue arriveranno circa 20 miliardi per la scuola. È pronto il cronoprogramma?

Le riforme sono non solo il nostro futuro, ma sono, oggi più che mai, il nostro presente, questo è il mandato del governo. Le risorse per l’istruzione sono ingenti, perché è chiaro ormai a tutti che per far ripartire il Paese serve un grande investimento nazionale sulla scuola. La nostra visione è chiara: una scuola che possa permettere a tutti di disporre di conoscenze e competenze tali da partecipare attivamente alla vita della nostra comunità, come prescrive la Costituzione. Chiaro è il quadro delle riforme, che abbiamo discusso e negoziato con l’Unione Europea, cadenzato e puntuale il cronoprogramma: le riforme vanno approvate entro il 2022 e realizzate entro il 2026. Siamo già partiti con diversi bandi, in particolare sull’edilizia scolastica. Pensi ai 700 milioni destinati agli asili nido e scuole dell’infanzia, la prima parte di un finanziamento complessivo di 4,6 miliardi per un segmento educativo particolarmente fragile in alcune aree del Paese. Il cronoprogramma è non solo scritto, ma già partito.

C’è anche la riforma degli Its...

Al Senato continueremo a lavorare insieme alle forze politiche e sociali per migliorare il testo, che è già un primo passo importante per una riforma attesa da tempo. Oggi sono già attive oltre cento fondazioni che offrono sbocchi sicuri per l’occupazione, ma gli studenti che li frequentano sono ancora troppo pochi rispetto al fabbisogno di tecnici necessari per il rilancio del Paese e, al contempo, per rispondere ai bisogni di lavoro dei nostri ragazzi. Questa riforma mira a far divenire questi corsi di due anni post-diploma, strettamente legati al territorio e alla produzione, parte integrante della nostra offerta formativa nazionale e quindi disponibili a tutti coloro che vogliono perseguire un percorso professionale, anche nei nuovi campi dell’economia dal digitale alla sostenibilità, dai nuovi servizi alla gestione di complessi processi di trasformazione industriale.

Altri progetti in arrivo?

La riforma dell’intera filiera della formazione tecnica e professionale, un tassello fondamentale per la ripresa, strettamente integrato con gli Its. Non dimentichiamo che proprio nelle scuole tecniche è stato costruito quel miracolo economico che vedeva un Paese agricolo divenire un punto di riferimento nel mondo. È tempo di ritrovare quella strada.

Da economista del lavoro, che effetto le fa sapere che ancora oggi un terzo di assunzioni non si fanno per il mismatch...

Un’altra delle riforme alle quali stiamo lavorando nell’ambito del Pnrr è quella dell’orientamento: non può partire l’estate dopo la maturità, deve partire al secondo anno delle medie. Deve coinvolgere le scuole, le università, le imprese, tutta la comunità. Dobbiamo evitare dei drop out ed accompagnare i ragazzi e le ragazze nella scoperta delle loro vere vocazioni.

Come rendere effettiva la formazione in servizio dei docenti?

Sulla formazione continua il Pnrr ci richiede una riforma profonda, che stiamo definendo, per permettere a tutti di continuare a formarsi come parte essenziale del proprio lavoro, ma anche come contributo ad affrontare le nuove esigenze organizzative di istituti comprensivi che riuniscono ora, allievi dai 3 ai 14 anni, bambini che diventano adolescenti, e dei diversi percorsi superiori, da 14 a 19 anni, per ragazzi che diventano giovani responsabili e competenti, forza necessaria per un Paese che volte tornare a crescere.

Un’ultima domanda. L’ascensore sociale si è drammaticamente fermato. È cresciuto l’abbandono scolastico e siamo tra gli ultimi al mondo per quota di laureati. Primati negativi che penalizzano giovani ed economia. Un peccato mortale ora che stiamo ripartendo?

Il Covid ha acuito le disuguaglianze già presenti e aggravato alcuni problemi storici del nostro Paese. Per questo abbiamo deciso di mettere la scuola al centro dell’agenda, con l’attenzione a riforme strutturali, negoziate con Bruxelles, che ripongano l’intero Paese in condizioni di generare sviluppo e tali da permettere a ognuno di perseguire un proprio progetto di vita. Stiamo affrontando la doppia sfida della ripartenza e delle riforme con chiarezza di regole e risorse adeguate. Abbandoniamo le polemiche e lavoriamo tutti nell’interesse del Paese.

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