giustizia amministrativa

Patroni Griffi: «Noi giudici dobbiamo resistere alle sirene della visibilità»

L’appello del presidente del Consiglio di Stato nella relazione di apertura dell’anno giudiziario della giustizia amministrativa

di Antonello Cherchi


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2' di lettura

I cittadini hanno il diritto di «essere giudicati da un magistrato, onesto, laborioso e preparato. E i magistrati il dovere di esserlo». Questo significa, da parte dei giudici, preservare l’imparzialità. Impegno che si traduce anche nel tenere in pubblico un comportamento che «non appanni» la terzietà. Ovvero nel rifuggire determinate frequentazioni e nel «resitere alle sirene della visibilità, sottraendosi alla tentazione di fare delle proprie uscite pubbliche istituzionali occasioni per esprimere visioni “improprie” del mondo, opinabili e soggettive».

Riformare il sistema disciplinare
È l’invito rivolto ai propri colleghi da Filippo Patroni Griffi, presidente del Consiglio di Stato, nel corso della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Appello che presuppone la capacità da parte del Consiglio di presidenza, l’organo di autogoverno della magistratura amministrativa, di poter predisporre «un’efficace reazione sul piano disciplinare» nei confronti del giudice che «non si comporta coerentemente con la responsabilità di cui è investito e con l’immagine che è tenuto a preservare».

Il Governo faccia presto
Ciò, però, presuppone che si ponga mano alla riforma dell’ordinamento disciplinare di Tar e Consiglio di Stato, che ora è «obsoleto e farraginoso» anche perché non contempla una gradualità delle sanzioni, ma solo i due estremi della perdita di anzianità di ruolo fino a un massimo di due anni per poi passare immediatamente alla destituzione.

E questo ingenera il rischio di comminare sanzioni che non rispettano il principio della proporzionalità. Da qui la richiesta di Patroni Griffi al Governo perché la riforma «si faccia e in tempi brevi».

Arretrato in calo
Sul versante processuale si evidenzia, intanto, un ulteriore calo dei ricorsi pendenti, che hanno fatto registrare negli ultimi cinque anni una diminuzione del 38% presso il primo grado e di quasi il 9% in appello. Se, invece, si guarda agli ultimi due anni, nel 2019 l’arretrato è calato di circa il 9,6% presso i Tar e del 5,8% al Consiglio di Stato, dove l’anno scorso sono stati decisi 8.920 appelli.

IN CALO

L'andamento dei ricorsi arretrati presso i Tar e il Consiglio di Stato negli ultimi cinque anni. (Fonte: Relazione apertura anno giudiziario 2020)

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