COINVOLTI IMPRESE, AMMINISTRATORI E GIORNALISTI

Patto mafioso per la gestione dei rifiuti a Catania

di Roberto Galullo

5' di lettura

Ancora una volta tra Cosa nostra e imprenditoria collusa il collante è la corruzione nella pubblica amministrazione. E ancora una volta è il settore della raccolta dei rifiuti ad offrire il fianco.

Proprio in queste ore su delega della locale Procura, la Dia di Catania agli ordini del comandante Renato Panvino, sta eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sedici tra imprenditori, funzionari amministrativi e elementi di vertice dei clan “Cappello” e “Laudani” di Catania, coinvolti nella illecita gestione della raccolta dei rifiuti, nei comuni di Trecastagni, Misterbianco e Aci Catena, con diramazioni nella Sicilia Orientale.

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Antimafia, l’operazione della Dia a Catania

Non solo. Gli uomini della Dia stanno sequestrando società per un valore complessivo di circa 30 milioni.

Solo venerdì scorso, in occasione degli Stati generali della lotta alle mafie a

Milano, il capo della procura generale di Palermo, Roberto Scarpinato, aveva affermato che «migliaia di imprese anche del centro nord chiedono servizi illegali per reggere la competizione, come accade ad esempio per il traffico e o smaltimento dei rifiuti. Ci troviamo di fronte ad una mafia silente e mercatista, che sta ottenendo uno sdoganamento culturale impensabile anche a livello europeo».

Le accuse, a vario titolo, sono turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione e associazione di tipo mafioso. La Procura di Catania contesta alle società E.F. Servizi Ecologici Srl e Senesi spa anche la responsabilità dell'ente per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da persone appartenenti alla sua struttura organizzativa (in posizione di vertice o sottoposte alla direzione o vigilanza di queste).

L'attività investigativa, battezzata “Gòrgoni”, è partita in seguito all'emissione nel 2015 di un'interdittiva antimafia, decretata dalla Prefettura di Catania proprio nei confronti della E.F. Servizi Ecologici Srl di Misterbianco.
L'analisi della Dia ha rivelato irregolarità formali nello svolgimento dei procedimenti amministrativi per l'affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti nei comuni di Aci Catena e Misterbianco, ma ha anche certificato i rapporti con la criminalità organizzata etnea da parte dell'amministratore Unico della società E.F. Servizi Ecologici Srl, vincitrice delle gare d'appalto. Quest'ultimo costituisce, tra tutti, secondo la Procura e la Dia, senza dubbio l'indagato che meglio rappresenta la spregiudicatezza con la quale certi imprenditori si rapportano con la criminalità organizzata.

Dalle intercettazioni svolte, infatti, emerge chiaramente come lo stesso, lungi dal subire le prevaricazioni dei clan mafiosi operanti nei territori ove si svolge la sua attività di impresa, si rapporta in modo paritario agli esponenti più rappresentativi dei clan mafiosi catanesi, in particolare appartenenti al clan Cappello e al clan Laudani, considerandoli al pari di qualunque altro interlocutore commerciale dal quale acquistare servizi.

Le risultanze investigative hanno documentato, come sottolineato dal Gip, la sua intraneità al clan Cappello, al quale regolarmente e periodicamente il eroga sostanziose somme di denaro (quasi fosse da considerare un costo di esercizio dell'impresa) in cambio, da un lato, del più tradizionale dei “servizi” offerti, vale a dire la protezione da eventuali danneggiamenti ai mezzi di esercizio della propria impresa perpetrati da clan rivali sul territorio, dall'altro del sostegno, rafforzato dalle tipiche modalità mafiose di intimidazione e soggezione, per l'affermazione e il mantenimento del monopolio delle sue imprese sul territorio, come anche per l'ulteriore ampliamento dei propri affari e, di conseguenza, dei propri introiti attraverso l'aggiudicazione di nuovi appalti.

Numerose sono state le conversazioni intercettate, dalle quali si evince il rapporto diretto con uno degli attuali esponenti di vertice del clan Cappello, Salvatore Massimiliano Salvo (già detenuto poiché tratto in arresto nell'ambito di altra operazione di polizia giudiziaria) il quale veniva incontrato più volte all'interno di un garage, dove riceveva periodiche somme di denaro a sostegno del clan.

Salvatore Massimiliano Salvo, figlio e fratello, rispettivamente, dei noti Giuseppe Salvo e Giovanni Piero Salvo – elementi di vertice del clan, entrambi detenuti dovendo scontare la pena dell'ergastolo - per investigatori e inquirenti è il responsabile della gestione delle attività criminali del clan condotte sul territorio urbano di Catania, nonché, come evidenziato dalle risultanze dei servizi tecnici, reggente del medesimo clan, per investitura diretta, proveniente dal carcere, da parte del boss Salvatore Cappello.

Le indagini della Dia hanno permesso di svelare gli accordi criminali per la gestione degli appalti relativi all'affidamento dei servizi di raccolta dei rifiuti, considerato florido settore di investimento criminale per tutti i clan mafiosi, i quali, per non perdere i sicuri e notevoli vantaggi derivanti dall'aggiudicazione del servizio a imprese “amiche” (in termini di entrate finanziarie e di esercizio del potere mafioso e controllo del territorio) hanno stretto patti criminali di spartizione, gestiti in maniera non conflittuale, in una sorta di pax mafiosa, al fine di evitare che scontri cruenti possano attirare l'attenzione degli organi investigativi.

In tale contesto si spiega quanto documentato nel corso delle investigazioni in merito all'appalto per l'aggiudicazione del servizio di raccolta dei rifiuti nel Comune di Acicatena, in particolare riguardo alla trattativa intavolata tra Salvatore Massimiliano Salvo (per il clan “Cappello”) e Lucio Pappalardo (rappresentante di vertice del clan “Laudani”), con il contributo di un terzo (per la cura degli aspetti amministrativi), per risolvere il conflitto sull'aggiudicazione del servizio.

I clan sono stati chiamati a dirimere la controversia di natura economica tra l'imprenditore Vincenzo Guglielmino e il sindaco pro tempore Ascenzio Maesano (secondo gli investigatiori in stretti rapporti proprio con Pappalardo), il quale in seguito avrebbe raggiunto un accordo di analoga natura per favorire Rodolfo Briganti, rappresentante legale della Senesi spa, società subentrata proprio alla E.F. Servizi Ecologici S.r.l. di Guglielmino.

Secondo l'accusa Guglielmino ha cercato di sfruttare il vantaggio ottenuto con il sostegno fornito al clan Cappello, per la risoluzione delle difficoltà riscontrate nella procedura di appalto. Allo stesso scopo ma su un altro fronte, è stato evidenziato anche l'altro strumento utilizzato dallo stesso per ben oleare gli ingranaggi della macchina amministrativo-burocratica e garantire i propri affari, vale a dire la corruzione di funzionari amministrativi comunali, che agevolassero l'aggiudicazione dell'appalto, suggerendo financo i dati e le informazioni precisi per poter corrispondere ai requisiti di aggiudicazione.

Per quanto riguarda il giornalista di un'emittente privata, Alfio Cutuli, secondo l'accusa si è prestato a fare da mediatore tra Rodolfo Briganti, rappresentante legale della Senesi Spa, con il quale sussisteva uno stretto legame, e il sindaco pro tempore di Aci Catena, Ascenzio Maesano, al quale, sempre secondo l'accusa, faceva pervenire somme imprecisate di denaro ricevute proprio da Briganti, per sostenere la sua futura campagna elettorale, in cambio di un intervento che Maesano avrebbe dovuto dispiegare in suo favore, mediante l'abuso dei poteri connessi alla funzione esercitata, per ottenere l'annullamento delle sanzioni irrogate dal comune alla Senesei nell'esecuzione dell'appalto.
Il Gip ha disposto il sequestro dell'intero compendio aziendale delle società E.F. Servizi ecologici srl e Senesi spa.
r.galullo@ilsole24ore.com

“In data 15 luglio 2021 il Tribunale penale di Catania ha assolto Rodolfo Briganti perché il fatto non sussiste”.

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