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Patto di stabilità, la proposta Ue: da 4 a 7 anni per ridurre il debito, niente fondi a chi vìola le regole

La proposta della Commissione che sarà sottoposta agli Stati membri prevede un percorso più lungo per la riduzione del debito ma anche un meccanismo più semplice per far scattare le sanzioni

di Beda Romano

Paolo Gentiloni (Epa)

3' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Dopo mesi di negoziato informale con i paesi membri, la Commissione europea ha presentato oggi, mercoledì 9 novembre, le linee-guida di una possibile riforma del Patto di Stabilità e Crescita. Al di là del desiderio di rendere le norme più trasparenti e più facili da rispettare, viene confermata la possibilità di condizionare l'esborso dei fondi europei, anche di quelli provenienti dal NextGenerationEU, al rispetto delle regole di bilancio.

Le linee-guida, che ora andranno discusse con i paesi membri e poi tradotte eventualmente in proposte legislative, confermano nei fatti le indicazioni circolate in queste settimane a Bruxelles. L'obiettivo dell'esecutivo comunitario è di rendere il Patto più facile da rispettare e da far rispettare, dopo che per anni molte delle sue regole sono state platealmente ignorate (a cominciare dalla regola di una riduzione del debito in eccesso di un ventesimo all'anno).

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«Le proposte che presentiamo oggi mirano a conciliare tre imperativi, che sono complementari e non contraddittori – ha spiegato il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni -. In primo luogo, vogliamo sostenere la crescita e migliorare la sostenibilità del debito. In secondo luogo, vogliamo rafforzare la titolarità nazionale delle decisioni di politica economica. In terzo luogo, vogliamo semplificare le nostre regole, preservandone l'utilità».

Più precisamente, Bruxelles propone di organizzare il rapporto con i paesi membri nel modo seguente. Presenterà per ogni Stato membro un percorso di aggiustamento del debito su un periodo di quattro anni. In risposta alla proposta comunitaria il singolo paese metterà sul tavolo il proprio percorso di aggiustamento, tenendo conto delle sue priorità economiche, riforme e investimenti. Nei due casi, il metro di riferimento deve essere la spesa netta primaria.

La Commissione sarebbe poi chiamata ad approvare il piano nazionale, dopo un prevedibile tira-e-molla negoziale. L'importante, spiega Bruxelles, è che «il percorso del debito rimanga discendente o si mantenga su livelli prudenti, e che il deficit di bilancio rimanga al di sotto del 3% del PIL nel medio termine».

Tutti i paesi membri, sia quelli ad alto debito che quelli a basso debito, potranno chiedere di allungare da quattro a sette anni il percorso di aggiustamento, se giustificato da riforme e investimenti.Il piano nazionale verrebbe fatto proprio dal Consiglio. Nel contempo, l’uso di eventuali sanzioni finanziarie sarebbe reso più semplice ed efficace, riducendo i loro importi. «La condizionalità macroeconomica per i fondi strutturali e per lo strumento per la ripresa e la resilienza verrebbe applicata con uno spirito simile, ovvero i finanziamenti europei potrebbero essere sospesi se i paesi membri non hanno intrapreso azioni efficaci per correggere il loro deficit eccessivo».

Inoltre, «sarà più facile far scattare la procedura per debito eccessivo, nel caso di deviazione dal percorso di aggiustamento, anche se il deficit è sotto al 3,0% del PIL», ha precisato un funzionario europeo. Spiega Bruxelles nella documentazione pubblicata oggi: «La Commissione europea controllerà costantemente l’attuazione dei piani. Gli Stati membri presenteranno relazioni annuali sullo stato di avanzamento dell’attuazione dei piani per facilitare un monitoraggio efficace e garantire la trasparenza».

Nelle linee-guida presentate oggi, l'esecutivo comunitario propone anche di rivedere lo strumento che permette di individuare, risolvere ed eventualmente sanzionare gli squilibri macroeconomici (l'Italia è un paese alle prese sia con un debito elevato che con una bassa competitività). La Commissione europea vuole che lo strumento venga utilizzato con uno sguardo di lungo periodo, anticipando per quanto possibile le situazioni pericolose.

Secondo Bruxelles, un consenso tra i paesi membri sulla riforma del Patto di Stabilità dovrebbe essere raggiunto «prima delle procedure di bilancio degli Stati membri per il 2024». Nel primo trimestre del 2023 «l'esecutivo comunitario fornirà nuovamente indicazioni sulla politica di bilancio per il periodo successivo. Questi orientamenti faciliteranno il coordinamento delle politiche di bilancio e la preparazione delle politiche di stabilità e convergenza degli Stati membri».


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