dopo le sanzioni anti-iran

Patto Usa-Cina: salvataggio di Zte in cambio dello stop ai dazi agricoli

Il quartier generale di Zte a Pechino (Ap)

3' di lettura

Gli Stati Uniti e la Cina stanno per siglare un accordo in base al quale la cinese Zte verrebbe perdonata per avere violato sanzioni americane in cambio della rimozione da parte di Pechino dei dazi su miliardi di dollari di prodotti agricoli Made in Usa annunciati all'inizio di aprile come ritorsione per i dazi Usa imposti sull'acciaio e sull'alluminio cinese esportato in Usa.

Lo scrive il Wall Street Journal, secondo cui l'intesa prevede anche che l'antitrust cinese riprenda l'analisi dell'acquisizione dell'olandese Nxp da parte dell'americana Qualcomm. L'indiscrezione sul produttore di attrezzature tlc con sede a Shanghai segue il tweet di ieri del presidente americano Donald Trump, secondo cui sta lavorando con il presidente cinese Xi Jinping per trovare il modo con cui permettere a Zte di «tornare a fare business velocemente. Troppi posti di lavoro in Cina sono stati persi».

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Il mese scorso gli Usa avevano vietato ad aziende americane di vendere componenti a Zte mettendone a repentaglio la sua operatività. Chiaramente l'amministrazione Trump teme che il nocciolo duro della sua base elettorale, gli agricoltori, si ribellino mettendo a repentaglio le elezioni di metà mandato con cui i repubblicani sperano di mantenere il controllo di Camera e Senato.

Il gigante della telefonia della Repubblica popolare il mese scorso è stato costretto a sospendere le sue principali attività dopo che il dipartimento al commercio Usa ha vietato le forniture da parte delle imprese americane.

Trump, come di consueto, ha anticipato via Twitter la svolta: «Io e il presidente Xi - ha scritto - stiamo lavorando insieme per garantire alla società di telecomunicazioni cinese Zte un modo per tornare velocemente alla sua attività. Troppi posti di lavoro si stanno perdendo in Cina», aggiunge il tycoon, spiegando di aver dato istruzioni precise al dipartimento al commercio.

Il bando contro Zte era stato motivato con l’accusa al gruppo tecnologico di aver violato le sanzioni imposte dagli Usa contro l’Iran, continuando a spedire illegalmente beni e tecnologie nel regime di Teheran. Delegazioni americane e cinesi, tra cui il più alto funzionario del commercio di Pechino Liu He, sono a lavoro in queste ore a Washington per superare la situazione d’impasse che tanti contraccolpi negativi rischia di creare sui rispettivi mercati.

La mossa di Trump faciliterà probabilmente le relazioni tra le due superpotenze che, nelle ultime settimane, hanno già introdotto dazi per decine di miliardi di dollari, alimentando la preoccupazione di una vera e propria guerra commerciale che potrebbe danneggiare le catene di fornitura globali e i piani di investimento delle imprese.

I contraccolpi sui fornitori Usa
Nei colloqui commerciali tenutisi a Pechino all’inizio di questo mese, la Cina ha chiesto agli Stati Uniti di ridurre le sanzioni schiaccianti su Zte. Una scelta non priva di conseguenze per produttori americani di componenti ottici come Acacia Communications e Oclaro - che hanno assistito impotenti a un crollo delle loro azioni - per motivi fin troppo facili da comprendere, se consideriamo che nel 2017 Zte ha acquisito dai suoi 211 fornitori americani beni e servizi per 2,3 miliardi di dollari. Tra le aziende statunitensi che intrattengono rapporti commerciali con Zte ci sono anche nomi noti come Qualcomm, Intel e Alphabet. Si stima che le imprese americane forniscano dal 25% al 30% dei componenti utilizzati nelle apparecchiature di Zte.

La polemica sui dispositivi «spia»
L’anno scorso Zte si è dichiarata colpevole di violazione alle sanzioni statunitensi contro l’export in Iran, divieto che arrivava due mesi dopo che due senatori repubblicani avevano sostenuto un provvedimento per bloccare il governo degli Stati Uniti dall’acquisto o dal noleggio di apparecchiature di telecomunicazione da Zte o Huawei , ritenute a rischio spionaggio internazionale. Senza specificare le aziende, il presidente della Commissione federale per le comunicazioni Ajit Pai ha di recente fatto riferimento a «porte di servizio» nascoste nelle apparecchiature di rete che «possono consentire alle potenze straniere ostili di iniettare virus e malware, rubare i dati privati degli americani, spiare le imprese degli Stati Uniti e altro ancora».

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