IL PROFILO

Patuanelli, il grillino pragmatico che eredita lo Sviluppo economico da Di Maio

Il capogruppo M5S al Senato doveva sostituire Toninelli nel rimpasto del governo giallo-verde. La promozione a ministro dopo il lavoro di mediazione con il Pd che ha portato alla nuova alleanza

di Riccardo Ferrazza


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2' di lettura

Poteva diventare ministro già nel governo giallo-verde ma la promozione è arrivata in quello giallo-rosso. Stefano Patuanelli, quando si parlava di rimpasto per il primo esecutivo di Giuseppe Conte dopo il voto delle europee, doveva sostituire Danilo Toninelli alla guida del ministero delle Infrastrutture. Si sarebbe così replicata la staffetta dell’anno precedente, quando Patuanelli venne scelto come capogruppo al Senato per il Movimento 5 Stelle proprio al posto del collega diventato ministro.

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La crisi d’agosto ha fatto saltare tuytto ma Patuanelli è riuscito comunque a fare il salto approdando però al ministero dello Sviluppo economico. Tendendo così in casa M5S il dicastero lasciato da Luigi Di Maio (l’altro, il Lavoro, è andato alla pentastellata Nunzia Catalfo).

Triestino, classe 1974, tre figli, una laurea in Ingegneria, un reddito imponibile di 46.339 euro prima di diventare senatore, nei giorni della trattativa con il Pd Patuanelli si è ritagliato un ruolo di primo piano come mediatore. Proprio lui che era considerato il più filo-governativo ai tempi del sodalizio con la Lega. Lo stesso che, di fronte all’ipotesi del soccorso di Fratelli d’Italia per approvare il decreto sicurezza, rispose con un pragmatico: «Non ci vedrei nulla di strano».

Il suo percorso in politica è cominciato nell’estate del 2005, quando si iscrive alla piattaforma Meetup ed è proseguito nel ruolo di consigliere comunale nella sua città di nascita. Indicato come uno dei più vicini a Luigi Di Maio («Chi tocca il nostro capo politico attacca ciascuno di noi. Il M5s è un monolite» ha chiarito negli scorsi giorni), è capace anche di posizioni critiche: «Io sul balcone di Palazzo Chigi non ci sono salito e non ci salirei mai. Quello fu un errore» ha detto in un’intervista al “Foglio” riferendosi ai festeggiamenti del M5S per il varo della prima manovra penta-leghista nello scorso settembre.

Di solito sorridente e rassicurante anche nei giorni di tensione della trattativa, Patuanelli rappresenta l’area moderata dei 5 Stelle. Cambiò registro solo nei giorni della rottura di Matteo Salvini quando disse: «Siamo incazzati con chi ha tradito il Paese». Nel dibattito al Senato sul calendario che doveva portare alla sfiducia al primo governo Conte, fu abile nel ribattere alla mossa a sorpresa del leader della Lega che proponeva di votare il taglio dei parlamentari per poi andare subito al voto. «La proposta di Salvini - replicò Patuanelli in Aula -è possibile solo se non viene votata la sfiducia al governo. Quindi mi aspetto che ora venga ritirata la proposta leghista per la sfiducia». Da quel pomeriggio le sue quotazioni hanno preso a salire. Fino alla nomina di oggi a ministro.

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