La risposta alla denuncia del «Sole 24 Ore»

Patuanelli: le imprese che rispettano i protocolli non devono rispondere dei contagi. L’Inail conferma

Intervenendo a a 24Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24, il ministro dello Sviluppo economico ha sottolineato che «Governo e parlamento dovranno occuparsi del tema»

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3' di lettura

«Credo che sia una preoccupazione giusta». Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli a 24Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24 a proposito delle preoccupazioni delle imprese sulle responsabilità per eventuali contagi dei dipendenti, come denunciato dal Sole 24 Ore in edicola venerdì 15. «Quelle che rispettano i protocolli e che consentono ai lavoratori di operare in sicurezza non possono rispondere di contagi che non possono essere dimostrati essere avvenuti all'interno dell'azienda. È giusto che le imprese mettano in sicurezza i propri dipendenti, ma questo è il massimo che possiamo chiedere» e alla domanda se questo principio sarà scritto il ministro risponde «Governo e parlamento dovranno occuparsi di questo tema».

«Ue garantisca denaro a fondo perduto, non prestiti»

Il dibattito sul Mes «sta un po' stufando l'opinione pubblica», ha sottolineato inoltre Patuanelli. «La Ue deve garantire non prestiti ma risorse a fondo perduto, Il Recovery Fund deve supportare la crescita degli Stati membri e delle loro imprese. Ulteriori prestiti credo non siano necessari».

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Sulle tempistiche dei protocolli per le prossime riaperture, Patuanelli ha detto ancora a Radio 24: «I protocolli sono sempre arrivati nel week end precedente all'apertura, è normale che ci sia in queste ore un dibattito sui testi». Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli a 24Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24.

Decreto da 55 miliardi in Gazzetta tra oggi e domani

«Stiamo per pubblicare in Gazzetta ufficiale tra oggi e domani il decreto da 55 miliardi», ha detto ancora Patuanelli a Radio 24 «Credo che sia la manovra finanziaria più ampia fatta da questo paese. Parlare di lentezza non credo sia corrispondente alla realtà dei fatti».

Infine, dal ministro dello Sviluppo Economico una nota sulla attuale situazione politica: «Non riesco a capire perché nel nostro paese abbiamo questo masochismo politico che ci porta sempre a guardare l'ombelico senza mai alzare lo sguardo verso l'orizzonte» , ha detto a 24Mattino. «In questo momento c'è bisogno di grande capacità di intravedere le dinamiche di sistema Paese e di lavorare uniti anche con l'opposizione. Credo che dobbiamo lavorare su queste cose e non sulle mozioni di sfiducia, che in questo momento ritengo un assurdo difficilmente commentabile».

L’Inail: l’infortunio per Covid-19 non è collegato a responsabilità del datore di lavoro
La conferma della tesi del ministro è arrivata direttamente dall’Inail: «È utile - ha scritto l’istituto in una nota - precisare che dal riconoscimento come infortunio sul lavoro non discende automaticamente l'accertamento della responsabilità civile o penale in capo al datore di lavoro». Sono diversi, prosegue la nota, «i presupposti per l'erogazione di un indennizzo Inail per la tutela relativa agli infortuni sul lavoro e quelli per il riconoscimento della responsabilità civile e penale del datore di lavoro che non abbia rispettato le norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro».

Responsabilità che «devono essere rigorosamente accertate, attraverso la prova del dolo o della colpa del datore di lavoro, con criteri totalmente diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative Inail».

Pertanto, «il riconoscimento dell'infortunio da parte dell'Istituto non assume alcun rilievo per sostenere l'accusa in sede penale» e «neanche in sede civile il riconoscimento della tutela infortunistica rileva ai fini del riconoscimento della responsabilità civile del datore di lavoro, tenuto conto che è sempre necessario l'accertamento della colpa di quest'ultimo per aver causato l'evento dannoso». Nel dettaglio dell’epidemia di coronavirus, «si deve ritenere che la molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare sui luoghi di lavoro, oggetto di continuo aggiornamento da parte delle autorità in relazione all'andamento epidemiologico» rendano «estremamente difficile la configurabilità della responsabilità civile e penale dei datori di lavoro».

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