audizione in senato

Patuanelli: un Testo unico per eco e sismabonus collegato alla legge di Bilancio

È quanto chiederà il ministro dello Sviluppo economico nella prossima riunione di governo. Sul Recovery Fund «abbiamo bisogno di discontinuità» da parte dell'impresa e di execution rapida

di Nicola Barone

(AFP)

3' di lettura

Tra le varie misure collegate alla legge di Bilancio, potrebbe trovare posto un Testo unico per l'eco e sismabonus. È il senso della richiesta che verrà fatta in Consiglio dei ministri, all'interno della Nadef, dal responsabile dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. A suo giudizio «una delle maggiori difficoltà è la frammentazione normativa», e dunque occorre qualcosa di «facilmente intelleggibile dagli operatori». Nelle proposte del Mise per il Recovery Fund, a quanto viene assicurato in audizione alla commissione Industria del Senato, figura in ogni caso la conferma del superbonus.

Capire quanto, quando e in che settori proseguire

Sarà necessaria una valutazione prima di eventuali modifiche perché si tratta di «uno strumento totalmente nuovo accompagnato, da una disposizione fondamentale che è quella della cessione dei crediti che per la prima volta nel nostro ordinamento può essere fatta a soggetti esterni alla filiera, a istituti finanziari e per un numero indeterminato di volte, quindi uno strumento che bisogna capire come viene recepito e che effetto ha». Tutto ciò, «a prescindere» dall'opera di risistemazione della disciplina in vigore. In generale, sugli ecobonus, «esistono percentuali applicative diverse ma questo strumento è ormai noto e duraturo nel tempo», dice il ministro. «Sono molti anni che esistono, siamo partiti dal 36%, penso quindici anni fa, siamo arrivati al 110. Abbiamo diviso in strumenti in più pezzi. Ddobbiamo un attimo da un lato fare una chiarezza normativa maggiore dall'altro valutare l'impatto del 110 e capire quanto, quando e in che settori proseguire o ampliare».

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Recovery Fund, discontinuità ed execution rapida

Sull'impresa «dobbiamo prevedere alcune iniziative di discontinuità: io ho parlato di patto da fare con l'impresa. Noi abbiamo la volontà di una transizione vera che ci porti a sistemi produttivi compatibili con l'ambiente, però per arrivarci abbiamo bisogno di discontinuità e di voglia da parte dell'impresa di innovare e di innovarsi». Altro criterio «fondamentale» per i progetti, secondo il ministro, è che «devono essere strumenti con execution certa e rapida, per far arrivare gli investimenti a terra in tempi certi. Quindi focus forte sulle modalità esecutive e gli interventi che facciamo».

Slitta a fine anno consegna progetti per anticipo 10%

«Inizialmente la programmazione degli Stati membri doveva avere un percorso un po' più rapido cioè completarsi entro il 15 settembre, entro il 15 ottobre sarebbe stata necessaria la consegna dei progetti per gli Stati che volevano l'anticipo del 10 per cento. Oggi queste date sono traslate a fine anno. Rimane comunque l'impegno ad aprile 2021 per tutti i progetti, anche per quei Paesi che non decidono di utilizzare il 10% di anticipo nel 2021». Per l'Italia si tratta di fondi dal Recovery Plan per complessivamente 191,4 miliardi, di cui 127,6 miliardi di prestiti e 63,7 miliardi di sussidi che vanno poi integrati con la quota parte dei 47,5 miliardi previsti da React Ue. I sussidi sono divisi in due tranche: il 70% va impegnato nel 2021-2022 e il 30% nel 2023, con un possibile prefinanziamento entro il 2021 pari al 10 per cento.

Servono 25 miliardi di risorse per parte di 4.0

Serve un «range vicino ai 25 miliardi per sostenere tutta la parte di 4.0» con i rafforzamenti necessari. «Per ciascuna delle aree stiamo individuando le risorse necessarie. È chiaro che fino a quando nei prossimi giorni non ci sarà il quadro complessivo delle diverse progettualità dei ministeri, parlare di cifre è difficile», aggiunge Patuanelli secondo cui «prendere i 200 miliardi come elemento cardine è profondamente sbagliato, perché dobbiamo fissare i nostri obiettivi di politica industriale, fissare le necessità di risorse e individuare le modalità di finanziamento più opportune. Quindi se la somma delle diverse progettualità è superiore ai 200 miliardi sullo sviluppo triennale, non è che dobbiamo tagliare qualcosa, è che stiamo facendo la somma» delle varie risorse.

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