crisi industriali

Patuanelli: «Tornare all’Iri? Se serve sì». Sul tavolo i dossier Ilva e Alitalia

Il ministro dello Sviluppo economico (M5S), alla commissione Industria del Senato, ha indicato l’ex Ilva e Alitalia come esempi concreti di possibili nazionalizzazioni o di possibili interventi pubblici per «difendere l’interesse nazionale»

di Gianni Dragoni


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(ANSA)

3' di lettura

«State tornando all’Iri? Se serve sì, in un momento in cui dobbiamo proteggere la nostra produzione industriale e le nostre imprese». Lo ha detto Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico (M5S), alla commissione Industria del Senato.

Patuanelli ha indicato l’ex Ilva e Alitalia come esempi concreti di possibili nazionalizzazioni o di possibili interventi pubblici per «difendere l’interesse nazionale».

Il tabù del ritorno dell’Iri, emblema dell’intervento dello Stato nell’economia, evocato da anni con riferimento agli interventi della Cassa depositi e prestiti (Cdp), è stato liquidato in poche parole dall’ingegnere edile triestino, 45 anni, che nel governo Pd-M5S è subentrato a Luigi Di Maio nel dicastero di via Veneto. Gli uffici del Mise sono nel palazzo Piacentini. Durante il fascismo fu sede del ministero delle corporazioni e, guarda caso, è accanto alla sede del vecchio «Istituto per la ricostruzione industriale».

L’Iri, fondato nel 1933, è stato messo in liquidazione il 27 giugno 2000 dal secondo governo Amato. Dal dicembre 2002 è stato incorporato nella Fintecna, la controllata al 100% di Cdp che si occupa di liquidazioni e ha in cassa liquidità per un miliardo e 140 milioni di euro (senza debiti).

Il dossier dell’acciaio
Il caso più caldo è l’ex Ilva, in seguito all’annuncio di Arcelor Mittal di volersi ritirare da Taranto, con il pretesto dell’abolizione dello scudo penale (voluta dai M5S), mentre l’Ilva perde 60 milioni di euro al mese. «La privatizzazione del settore siderurgico – secondo Patuanelli – è stata un errore perché soltanto la presenza forte dello Stato in quella produzione riesce a mettere assieme la produzione siderurgica e gli investimenti in ambito ambientale, altrimenti quella produzione è in perdita». Patuanelli ha detto che Invitalia è «una delle possibilità sul campo» per l’eventuale intervento pubblico nell’ex Ilva. «Stiamo valutando diverse ipotesi. Cdp è difficile per lo statuto». Patuanelli ha osservato che «dall’analisi che sta facendo il ministro Gualtieri e il Mef nascerà poi la proposta di un eventuale ingresso dello Stato».

Alitalia, quest’anno brucerà 600 milioni
L’altro grande malato è Alitalia. «Ovviamente in questo momento la soluzione di mercato non c’è», ha detto il ministro. Il governo non ha deciso cosa fare dopo la mancata presentazione dell’offerta d’acquisto della compagnia, che quest’anno perderà 600 milioni e ha già bruciato i 900 milioni del «prestito» statale concesso dal governo Gentiloni.

Era stato il M5S, quando Di Maio era al Mise e Danilo Toninelli ai Trasporti, a spingere l’intervento di Ferrovie dello Stato come capofila di un consorzio per il salvataggio con altri partner. «Stiamo valutando diverse opzioni per risolvere la questione Alitalia. Certamente non è una proroga al consorzio che si stava costituendo perché quella strada non c’è più», ha detto Patuanelli, riferendosi «alla scelta di Atlantia di sfilarsi il giorno prima».

I commissari di Alitalia potrebbero anche proporre la liquidazione della compagnia, ma il governo ha altri orientamenti. Un’ipotesi sarebbe la prosecuzione del commissariamento con un nuovo finanziamento pubblico che equivarrebbe a una nazionalizzazione strisciante(ci sono 400 milioni stanziati nel decreto fiscale) e un unico supercommissario. Qualcuno ipotizza una nazionalizzazione con il passaggio a una società pubblica. «Stiamo valutando diverse possibilità, lo spezzatino e la vendita di asset separati domani non è tra queste», ha detto Patuanelli. «È dieci anni che si tenta di privatizzare» Alitalia, ma «ha una dimensione che il mercato fatica ad accettare».

Infine le autostrade. Sulle autostrade Patuanelli ha detto che, pur non essendo di sua competenza, «è evidente, da quello che emerge anche nelle ultime ore, che il sistema delle concessioni autostradali ha bisogno, a prescindere da Autostrade per l’Italia, di una revisione totale».

Inoltre Patuanelli ha detto che serve più tempo con «scadenze frazionate» per uscire dal regime tariffario di maggior tutela di elettricità e gas rispetto alla norma che «prevede la cessazione dal primo luglio 2020».

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