il presidente abi ad assolombarda

Patuelli: non possiamo rassegnarci a uno spread a quota 300

di Luca Orlando


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2' di lettura

Come momento di passaggio si può anche accettare. Se però si dovesse stabilizzare a questo livello - spiega Antonio Patuelli - non sarebbe sostenibile. Il “nemico”, per il presidente dell’Abi è chiaramente lo spread, da valutare con grande attenzione in quanto espressione di uno dei fattori di produzione per l’economia. «A quota 300 - scandisce Patuelli - non possiamo rassegnarci, perché questa verrebbe ad essere deglutita non solo dalle banche, che sono un anello di una catena produttiva, ma anche da imprese e famiglie». Traducendosi dunque in un «handicap complessivo sul sistema di produzione dell'Italia».

Patuelli interviene a Milano alla seconda giornata degli stati generali sul credito organizzati da Assolombarda, ricordando anzitutto il ruolo fondamentale svolto dal sistema bancario non solo nell’erogazione del credito ma anche nella stabilizzazione dell’intero sistema, con 12 miliardi di euro messi in campo per risolvere le situazioni più problematiche, tra fondi di salvataggio e risorse connesse.

A cui si aggiunge l’intervento più recente, il salvataggio di Banca Carige. «Un prestito subordinato non a fondo perduto - osserva - che confidiamo vivamente possa essere in pochi mesi rimborsato integralmente alla banche che lo sottoscriveranno».

Ma i nodi principali - aggiunge - stanno a monte, in un clima di fiducia che dovrebbe essere ripristinato al più presto per rilanciare gli investimenti e la crescita, eliminando quell’area di incertezza che da mesi danneggia il paese.

Ma la richiesta più pressante è quella di abbattere il debito, «cresciuto quasi ininterrottamente da oltre mezzo secolo», una massa peraltro che solo la permanenza nell’euro rende in una certa misura sostenibile. «Con la lira - spiga - il debito pubblico sarebbe esploso drammaticamente: solo l’euro fa sopravvivere la finanza pubblica italiana».

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