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Patuelli sprona le banche: «Fusioni in ottica italiana non più attuali, guardate all'Ue»

«Ma chi ha problemi corra ai ripari, anche con le aggregazioni». E sull’inflazione avverte: «È una tassa ingiusta, però bisogna aggiornare i salari senza innescare una spirale con l’inflazione. Non ripetiamo gli errori del passato»

di Enrico Miele

Patuelli: aggiornare i salari senza alimentare l’inflazione

3' di lettura

Le aggregazioni bancarie? «Io ragiono in termini europei, innanzitutto nell’area dell’euro. Ragionare in logica nazionale è, a mio avviso, non più attuale». La risposta più netta il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, la conserva per il finale, scendendo dal palco dopo una lunga intervista al Festival dell’economia di Trento. Come da sua abitudine, il numero uno dell’associazione bancaria non si sottrae a una riflessione sul risiko del settore che sembra stia (di nuovo) per partire in Italia. «Abbiamo l’unione dei mercati dei capitali, di circolazione di merci, persone e denari e abbiamo una moneta unica. Di conseguenza - ripete più volte - il problema è rafforzare i gruppi bancari in una logica europea in modo che siano competitivi in un mercato che non è solo nazionale».

«Ma chi ha problemi corra ai ripari, anche tramite fusioni»

Il suo, soprattutto, è un invito a guardare oltreconfine: «L’Italia in proporzione alla popolazione è il Paese che in questi anni ha fatto più aggregazioni bancarie. I gruppi e le banche individuali indipendenti in Italia sono un centinaio su sessanta milioni di abitanti. Le aggregazioni sono state enormi, il problema è che non possiamo guardare solo all’Italia e nell’Italia». E da questo punto di vista, «abbiamo bisogno di normative europee identiche, di testi unici, di regole bancarie, finanziarie, tributarie e fallimentari identiche per favorire le aggregazioni bancarie in chiave europea». Ma i problemi, lascia intendere, anche tra gli istituti domestici non mancano: «Se qualche banca in Italia avesse, o avrà, dei problemi – mette in chiaro Patuelli – è bene che corra ai ripari prima, rafforzando i propri indici patrimoniali o, se non ce la fa, fondendosi con altre. Però questa non è la via principale, ma quella della necessità» e «speriamo che le banche con problemi siano il meno possibile».

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«L'inflazione? Tassi ingiusta, ma no a spirale salari-prezzi»

Nel corso della sua intervista, il presidente Patuelli ha toccato diversi temi "caldi", dall'inflazione fino agli Npl, passando per la riforma fiscale. «L’inflazione è la più ingiusta delle tasse sugli onesti, quelli che le pagano già le tasse. Per salariati, stipendiati e pensionati – spiega il presidente – nell’esperienza ci sono varie formule di aggiornamento. La parola giusta è aggiornamento, non aumento» perché «aumento significa aumentare, aggiornare significa invece non perdere il potere d’acquisto e, quindi, io penso che, correttamente, bisogna trovare dei meccanismi di aggiornamento che siano più equi delle una tantum». Ma questa operazione va fatta «nella consapevolezza di non ripetere gli errori degli anni Settanta e degli anni Ottanta, quando i meccanismi, che erano stati adottati, producevano non solo un aggiornamento di stipendi e pensioni, ma anche un’alimentazione ulteriore della spirale inflattiva, questo è il pericolo che deve essere sventato». Parole in sintonia con quelle recenti del governatore Ignazio Visco per l'evitare che in Italia si inneschi una spirale tra gli stipendi e i salari proprio come accaduto in passato.

«Banche hanno fatto miracoli, dare tempo a imprese»

In questi anni «le banche italiane hanno fatto quasi miracoli», dai livelli patrimoniali allo smaltimento degli Npl, e quindi «un po’ vaccinati siamo» ma adesso «c’è l’esigenza di non soffocare i debitori con delle scadenza dei prestiti troppo ravvicinate». Due anni di pandemia, ora una guerra, «di cui si ha solo la certezza dell’inizio e non della fine, impongono di avere tempi più lunghi per le imprese per la restituzione dei prestiti. Se i tempi fossero ristretti, non si darebbe il tempo alle aziende di potersi riprendere». Quanto alla riforma del fisco, il suo auspicio è che «ci sia un’unica tassazione sul risparmio ma, fin quando non ci sarà una unica normativa fiscale in Europa, bisognerà fare delle riforme nazionali. Io ho una diffidenza verso le leggi delega, sarei stato più contento di un disegno di legge ordinario per la riforma fiscale» visto che i futuri decreti delegati «verranno fatti inevitabilmente nella prossima legislatura e chissà da chi». A livello europeo - questo è l'invito - serve un’armonizzazione delle aliquote fiscali e per l’Italia sarà decisivo «se vuole essere competitiva».

E cita Giolitti: «Fare il vestito su misura per chi ha la gobba»

L'ultima stoccata è riservata al Patto di stabilità europeo, rispetto al quale «bisogna trovare un nuovo meccanismo perché quelli pensati a Maastricht non hanno funzionato, i debiti pubblici hanno continuato a salire e non si è prodotta crescita. Serve un patto di crescita per la stabilità», perché è impossibile da applicare a livello europeo «una regola uguale per ridurre i debiti pubblici». E per spiegarsi, pur senza nominarlo, Patuelli decide di parafrasare una celebre frase dello statista Giovanni Giolitti: «Bisogna fare il vestito su misura anche per chi ha la gobba».


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