asteroidi e rifiuti spaziali

Paura della fine del mondo a colpi di asteroidi e rifiuti spaziali? C’è il telescopio «Occhio di mosca»

di Leopoldo Benacchio


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5' di lettura

Una delle paure più diffuse nei paesi occidentali, pare strano a dirlo, è quella di essere spazzati via da un grande asteroide che caschi rovinosamente sulla Terra. Ci sentiamo insomma un po’ come i dinosauri prima della tragedia cosmica che, probabilmente, li ha eliminati. Come vedremo, per i prossimi decenni non c’è niente di catastrofico in programma.
Comunque questo non è l’unico problema che abbiamo sopra la testa oggi, anzi, quello della spazzatura spaziale può crearci problemi seri anche nell’immediato.

La nostra vita infatti dipende sempre di più dalle centinaia di satelliti attivi che orbitano attorno alla Terra per le trasmissioni, le comunicazioni, per sorvegliare il territorio, le acque, l’atmosfera e per dirigere i nostri viaggi, sia che si tratti di andare a piedi al ristorante consigliato, sia che si voli da Roma a Sidney. Attorno alla Terra, infatti, in orbita bassa come la chiamano i tecnici, fra gli 800 e i 1000 km dal suolo, abbiamo migliaia e migliaia di detriti spaziali le cui dimensioni vanno dal piccolo bullone a interi satelliti non funzionanti da migliaia di kg. Sono pericolosissimi, possono urtare e mandare fuori combattimento quelli che funzionano e che sono indispensabili.

Questa è la notizia cattiva ma la notizia buona è che le agenzie spaziali ci stanno pensando, anzi proprio nella settimana appena passata NASA ed Esa, rispettivamente americana ed europea, hanno fatto una serie di simulazioni congiunte per capire come deviare un asteroide nel caso fosse in rotta di collisione col nostro pianeta.

Non basta: l’altra notizia buona, specie per noi, è che l’Italia ha un asso nella manica nella fase di sorveglianza del cielo, preliminare a qualunque azione successiva di salvaguardia. Si tratta di Fly Eye, occhio di mosca, un telescopio di nuovo tipo, coperto da brevetti, che “vede” una grande porzione di cielo in ogni momento, molto più grande dei telescopi convenzionali, e che è in grado di assicurare ogni notte la scansione di tutto il cielo per tre volte, il minimo necessario per avere l’orbita abbastanza precisa di un oggetto, conosciuto o no, che transita in cielo. Asteroidi e spazzatura spaziale sono i clienti favoriti.

Per quanto riguarda gli asteroidi Esa ha un programma, Hera come la dea greca protettrice della famiglia, che si spera verrà completamente finanziato, con almeno 140 milioni, nella riunione dei ministri europei competenti per lo spazio a novembre.

Osservare questa miriade di oggetti, e controllare continuamente la loro orbita, è un’azione preliminare fondamentale per qualunque altro tipo di operazione e se pensiamo che sono almeno 20 mila gli asteroidi potenzialmente pericolosi e che ne vengono scoperti almeno 150 ogni anno si capisce che è bene dare importanza alla questione.

A questo punto va detta una parola di chiarezza perché i cosiddetti NEO, Near Earth Objects, asteroidi vicini alla Terra, sono tutti catalogati e per i prossimi 50 anni almeno nessuno di questi, candidati a fare danni veramente seri, desta la minima preoccupazione. Potremmo avere qualche problema da uno piccolo, sui 10 metri, vagante e che possiamo vedere solo all’ultimo momento, come quello che colpì Cheljabinsk in Siberia qualche anno fa il 15 di febbraio, ma che fece danni quasi nulli. Niente di catastrofico quindi per il momento.

Per gli asteroidi, l’Esa pensa a tre postazioni per il telescopio Fly Eye distribuite fra nord e sud del globo per assicurare il servizio di sorveglianza e catalogazione, finora svolto bene dagli americani, che ora però sembrano un po’ restii a continuare da soli a distribuire i dati.

Fly Eye è un telescopio della classe 1 metro, 1.2 per gli amanti della precisione, quindi relativamente piccolo, che osserva il cielo con uno specchio sferico. Fino a qui niente di strano. La novità sta nel fatto che la logica è stata praticamente invertita: invece di registrare l’immagine ricevuta dal cielo, il segnale viene convogliato, tramite un prisma, a 16 diversi canali come se, invece di un occhio umano, la scena fosse osservata dall’occhio di una mosca. In questo modo si riesce ad avere allo stesso tempo un’immagine molto grande del cielo, un’area che equivale a oltre 250 volte la superficie che la Luna occupa di notte. Quindi, in poco tempo si riesce ad avere tutto il cielo e, come abbiamo detto, inseguire gli oggetti e calcolare l’orbita per capire se è variata.

«L’idea è venuta fuori nel più semplice, ed efficace, dei modi che sono utilizzati per il trasferimento tecnologico: mettendo in contatto diretto chi fa ricerca di base, come quella che facciamo noi astrofisici, e l’industria» dice Roberto Ragazzoni, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, che lavorava anni fa al Large Binocular Telescope in Arizona, LBT, un mega telescopio italo-tedesco-americano. Il suo gruppo, famoso internazionalmente per la competenza nell’ottica, stava infatti cercando un modo per controllare le immagini prodotte dai due giganteschi specchi da 8,4 metri di diametro ognuno di LBT. Lorenzo Cibin, OHB Italia, project manager dal 2009 per il FLy Eye, progetto che allora era in definizione, si mise in contatto giustamente con chi i telescopi li progetta e ne venne fuori l’occhio di mosca, che poi OHB Italia ha sviluppato, ingegnerizzato e anche brevettato, assieme ad Inaf.

Martedì 6 maggio Cibin ne parlerà a una riunione indetta a Roma dalla nostra Agenzia Spaziale, Asi, anche per la parte detriti spaziali, dove si potrebbe iniziare a dominare il problema con 7 stazioni, distribuite anche queste attorno al globo, ognuna con 3 telescopi FlyEye. Un investimento relativamente piccolo per un problema così grande. «Diciamo sugli 800 milioni per avere un’idea, ma il problema dei detriti spaziali aumenterà a brevissimo termine con l’entrata in operazione delle costellazioni di mini satelliti, previsti a migliaia».

Grande risorsa i mini satelliti, ma il loro basso costo ci fa temere che una certa frazione, qualcuno arriva a dire il 10%, andrà persa nello spazio, aumentando la spazzatura spaziale e i rischi connessi, tanto che entro 10 anni la situazione, per i più pessimisti, diventerà ingestibile. Già un paio di volte la grande Stazione Spaziale Internazionale, che non sta alla quota di massimo pericolo attuale, ha rischiato di essere perforata da parte a parte, con gli astronauti che si sono dovuti ritirare in una zona super riparata, come in Guerre Stellari. L’Esa può dunque badare agli asteroidi e la Ue in prima persona, come da legge quadro sullo spazio 2021-2027 appena approvata, può invece affrontare il problema dei detriti in orbita. «Fly Eye è un prodotto italiano che merita attenzione e che risolve bene entrambi questi importanti problemi», conclude Cibin.

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