Criptovalute

Paura del rischio e dell’inflazione: bitcoin crolla e poi risale con El Salvador

Scivolone del 20% in chiusura di una settimana ad alta volatilità. Il Paese centramericano compra 150 bitcoin: «Abbiamo acquistato ai minimi»

di Pierangelo Soldavini

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2' di lettura

Alla fine il bitcoin finisce per essere vittima della sua stessa volatilità. Complice anche qualche ondata di vendite legata ai derivati, il clima generale di incertezza e di fuga dal rischio degli investitori ha colpito la criptovaluta numero uno, arrivata a perdere sabato un quinto del suo valore.

Bitcoin ha così toccato un minimo in Asia a 42.300 dollari, con una flessione di circa il 20%, recuperando poi fino a 48mila, comunque in calo di quasi il 13% sulle 24 ore. Analogo l'andamento di ether, crollato di oltre il 17% per poi recuperare quota 4.000, con una perdita ridimensionata a poco meno del 10%.

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A pesare sull'intero settore delle criptovalute è il progressivo affermarsi dell'avversione al rischio sui mercati finanziari di fronte all'incertezza innescata dalla variante Omicron del virus che ha colpito il mondo e dall'incognita dell'atteggiamento della Fed di fronte alla ricomparsa dell'inflazione. Lo scivolone sarebbe stato determinato anche, secondo fonti di mercato, un grosso ordine di vendita che ha provocato un'ondata di liquidazione di posizioni a leva sul mercato dei derivati.

El Salvador annuncia nuovi acquisti

Nel pomeriggio a risollevare le quotazioni ha contribuito l'annuncio di nuovi acquisti da parte di El Salvador, che a settembre ha introdotto il bitcoin come valuta a corso legale. Il presidente del Paese centramericano, il populista Nayib Bukele, ha annunciato via Twitter di aver acquistato altri 150 bitcoin a un prezzo medio di 48.760 dollari: «El Salvador ha comprati ai minimi», ha affermato.

Non è la prima volta che El Salvador entra nel mercato per comprare a mani basse risollevando le quotazioni. E agendo di fatto alla stregua di una Banca centrale tradizionale per una valuta nata senza autorità centrale e senza governance.

Anche le criptovalute temono la stretta della Fed

La seduta di sabato chiude una settimana ad alta volatilità per i mercati finanziari e anche per il comparto delle criptovalute, che ha beneficiato ancor più degli altri mercati finanziari del lungo periodo di tassi bassi e di abbondanza di liquidità. E che ora guarda con grande timore al ritorno a una politica monetaria più restrittiva, a partire dagli Stati Uniti, che sono comunque il mercato principale per le criptovalute.

Non è un mistero che il ritorno al rialzo dei tassi d'interesse rappresenti una minaccia per asset speculativi come le valute digitali: già nel 2017-2018 la stretta creditizia della Fed coincise con la caduta rovinosa del bitcoin dopo il picco di 20mila dollari. A quella flessione segui il lungo “inverno” di stagnazione delle quotazioni del comparto cripto.

Vedremo se la storia potrà ripetersi. Anche se questa volta bitcoin arriva su posizioni ben diverse, dopo aver toccato un massimo storico a quota 69mila dollari a settembre e con un mercato più strutturato con future, Etf (anche se non “fisici”) e titoli come Coinbase che agevolano gli investimenti non solo diretti.


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