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Paure unanimi e nuove azioni nei verbali del vertice della Fed

Nell’ultimo, preoccupato Fomc ha discusso una chiara guidance sui tassi, controlli sui rendimenti dei bond e giri di vite sulla solidità bancaria

di Marco Valsania

Nell’ultimo, preoccupato Fomc ha discusso una chiara guidance sui tassi, controlli sui rendimenti dei bond e giri di vite sulla solidità bancaria


5' di lettura


La Federal Reserve ha paura del coronavirus. Paura dei danni all'economia che ha provocato e che può continuare a infliggere. Una paura adesso svelata, in dettaglio e in tutta la sua gravità, dai verbali del suo ultimo vertice. Ma che non la paralizza, piuttosto la spinge all'azione. Entro fine mese farà decollare altri quattro programmi di soccorso a suo carico, già autorizzati dal govrno e tuttavia non ancora realizzati accanto a quattro già in atto. Mentre, a Congresso e amministrazione, chiede più aggressive risposte di politica fiscale . Nell’insieme le sue mosse, attuate e in procinto di scattare, dovrebbero portare a mobilitare migliaia di miliardi di prestiti, che si aggiungono ai circa duemila miliardi stanziati in spesa pubblica da Congresso e Casa Bianca (solo in parte destinati, quale backstop, a garantire le iniziative della Fed) . Non basta: l’ultimo meeting dei suoi governatori ha dimostrato che la Banca Centrale, all’unanimità, sta già studiando ulteriori passi, alla propria portata anche in assenza di ulteriori legislazioni federali su aiuti pur auspicate. Potrebbe modificare i suoi strumenti di politica monetaria, in particolare la guidance sui tassi, istituire misure per meglio tenere sotto controllo il colossale mercato obbligazionario e premere sulle banche perchè rafforzino ancora le loro finanze per reggere a scenari molto avversi.

Riforme della guidance e non solo
La Fed ha discusso apertamente l’adozione di una più chiara e esplicita forward guidance, il cammino dei tassi d’interesse, per le sue future politiche sul costo del denaro (ad esempio indicando precisi esiti macroeconomici per ipotizzare rialzi dei tassi). Ha considerato anche la possibilità di adottare nuovi programmi per il controllo dell’andamento della curva dei rendimenti. Questo significherebbe adottare un target per i rendimenti obbligazionari , sopra il quale la Fed interverrebbe con acquisti di asset sul mercato fino a che lo yield non sia tornato ai livelli prestabiliti (un simile programma è stato lanciato dalla Bank of Japan nel 2016). Secondo alcuni analisti, simili programmi potrebbero comportare un Quantative easing indefinito. Non è mancato il dibattito sull’impatto che le attuali condizioni economiche potrebbero avere sul settore bancario, in termini di esplosioni di sofferenze, e come meglio fare i conti con simili timori di rinnovata instabilità. In particolare è stata citata la necessità di incoraggiare lebanche a “prepararsi per scenari peggiori limitando ulteriormente i payout agli azionisti e preservando quindi capitale per assorbire perdite”. L’unico tabù, per Powell e la Fed, è rimasto quello di ricorrere a tassi negativi quale misura anti-crisi.

Rischi considerevoli
Il velo sulla preoccupazione della Banca centrale è stato sollevato dalla pubblicazione del resoconto dell'incontro tra il chairman Jerome Powell e i suoi colleghi del Federal Open Market Committee il 28 e 29 aprile. Il virus, accanto a devastazioni immediate, ha creato “straordinaria incertezza” e “pone considerevoli rischi per l'outlook economico nel medio periodo”, hanno concordato i governatori della Fed durante la loro discussione.
Non solo: gli scenari più pessimistici, con nuove ondate di contagio nell'autunno, sono considerati probabili quanto ipotesi di miglioramenti. Nello scenario negativo, “una seconda ondata di infezioni, con altre chiusure e restrizioni severe di interazioni sociali e delle operazioni di business comincerebbe verso fine anno, inducendo un calo del Pil, un balzo della disoccupazione e rinnovate pressioni al ribasso sull'inflazione l'anno prossimo”, ipotizzano i verbali. Potrebbero essere scoraggiati investimenti produttivi e riassunzioni di dipendenti da parte delle aziende. La disoccupazione è già oggi avviata al 20% o oltre, stando alle stesse previsioni dei policymakers della Fed, e potrebbe terminare l'anno in ogni caso attorno al 10 per cento.

La sensibilità sociale della Fed
Il peso della crisi, oltretutto, “cadrà sproporzionatamente sulle famiglie che sono più vulnerabili e sotto pressione dal punto di vista finanziario”, ha ammonito ancora la Banca centrale. La Fed, negli ultimi anni, ha spesso evidenziato le sfide poste ali equilibri economici dalla diseguaglianza eccessiva e da gravi tensioni sociali e il nuovo avvertimento adotta una simile sensibilità nell'era della pandemia. L'istituto centrale ha poi avvertito che i suoi contatti nel mondo degli affari e della finanza evidenziano tuttora pericoli sui mercati del credito, su quelli emergenti e su quello dei mutui, nonostante gli sforzi per rafforzarne la stabilità.

Powell contro Mnuchin
Davanti all'enormità dei rischi, “i membri sono d'accordo che la Fed si impegni a usare il suo intero arsenale di strumenti per sostenere l'economia statunitense in questi tempi difficili”. Un messaggio, quello dei verbali di fine aprile, che da allora è stato più volte ribadito pubblicamente sia da Powell che da suoi colleghi. Powell lo ha rilanciato anche scontrandosi pubblicamente con il Segretario al Tesoro Steven Mnuchin martedì, durante audizioni virtuali al Senato sulla crisi e gli aiuti: il chairman della Fed ha fatto qui appello a maggiori interventi federali, prevedendo comunque una ripresa al più lenta e molto faticosa; Mnuchin, in sintonia con il Presidente Donald Trump e i repubblicani, ha invece difeso un atteggiamento di attesa quando si tratta di considerare ulteriori azioni, suggerendo che oggi la riapertura in corso degli stati americani è l'antidoto migliore contro futuri danni più gravi all'economia. La Casa Bianca sta premendo perchè le località accelerino l'allentamento di restrizioni sanitarie, in un clima che a ieri ha visto tutti e 50 gli stati aver ormai ammorbidito lockdown o raccomandazioni ma in mondo disomogeneo e tra timori di recrudescenza del virus.

I programmi Fed in arrivo
La Fed, però, continuerà a fare la sua parte, anche perché le iniziative già prescritte dalle strategie d'emergenza economica votate dal Congresso e firmate dall'amministrazione non sono state del tutto esaurite. Anzi: la Fed ha in pista di decollo affinchè siano operativi per giugno quattro programmi, tra i quali in particolare il Main Street Landing Program. Si tratta di 600 miliardi di dollari, assicurati contro perdite da 75 miliardi del Tesoro, destinati a prestiti alle società di medie dimensioni, quelle con meno di 15.000 dipendenti o meno di cinque miliardi di dollari di ricavi annuali. Sono oltre 19.000 e danno lavoro a forse 40 milioni di persone. Il funzionamento è presto detto: l'azienda riceve il prestito da una banca, che però poi lo cede al 95% alla Fed.

Gli altri tre programmi in arrivo sono un piano di acquisto di bond aziendali di qualità oppure che sono scivolati a rating da “spazzatura”, vale a dire di alto rischio, dopo il 22 marzo; un programma per rilevare debito considerato solido delle municipalità e degli stati adesso in affanno per i costi della lotta al contagio; e una facility per acquistare titoli garantiti da asset, compresi prestiti auto, agli studenti e alle piccole imprese.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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