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Pazienti orfani del dottore di famiglia? Arriva in aiuto l’app

L’ambulatorio diffuso

di Sara Monaci

Progetto pilota. A Bergamo questo esperimento ha portato al risultato incoraggiante di 4 ore settimanali offerte dai medici che si sono detti disponibili, il 22% del totale

2' di lettura

L’ambulatorio diffuso come soluzione per l’assenza dei medici di medicina generale. Ovvero: dottori di famiglia che utilizzano il proprio tempo libero per seguire quei pazienti rimasti senza un dottore per via dei prepensionamenti, utilizzando una app per le prenotazioni.

È un modello sperimentale realizzato a Bergamo - dove già viene utilizzato in modo capillare sia in città che in provincia con un buon risultato - e che sta per essere riprodotto anche nel resto della Lombardia. L’annuncio dovrebbe arrivare a breve da parte dell’assessore alla Sanità Guido Bertolaso.

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A ben guardare è un po’ l’uovo di Colombo: se i medici di base sono pochi, e quelli che escono dalla professione non vengono ancora rimpiazzati da nuovi professionisti, allora bisogna semplicemente chiedere maggiore disponibilità a chi lavora. Fatto non scontato, tuttavia: il massimale per ogni dottore è di 1.500 pazienti, fino a punte di 1.800 nei territori più difficili. Quindi, spiegano i tecnici, occorre prima di tutto chiedere la disponibilità, senza imporla. E con quello provare a riorganizzarsi sul territorio.

A Bergamo questo esperimento ha portato al risultato incoraggiante di 4 ore settimanali offerte dai medici che si sono detti disponibili, il 22% del totale (130 dottori circa). Un numero interessante se si considera che mediamente ogni professionista riesce in un’ora a visitare 4 pazienti. In questa fase sperimentale si è visto che, almeno nel territorio bergamasco, la disponibilità aggiuntiva copre il fabbisogno dei cittadini.

I medici vengono pagati 20 euro a prestazione, come previsto dal contratto nazionale, erogati dal sistema sanitario nazionale come nel classico rapporto tra medico di base e paziente. Tuttavia cambia la logica: non c’è più il medico di famiglia, ma in caso di bisogno il cittadino chiede e prenota una prestazione con chi è libero in quel momento. Se non avesse bisogno di un dottore, potrebbe non richiedere mai un servizio; o, al contrario, potrebbe avere a che fare con più dottori.

La prenotazione finora è stata fatta attraverso le farmacie (pagata dal Sistema sanitario 1,5 euro ciascuna), ma a breve partirà una app attraverso la quale ogni cittadino potrà prenotarsi da solo La piattaforma dovrebbe essere diffusa a tutta la Lombardia.

Finora sono state molte le farmacie che hanno aderito, sulla base di un accordo sottoscritto dal sistema sanitario locale e da Federfarma Bergamo: sono 246 in tutto, il 75%.

Per quanto riguarda i medici, è evidente una simmetria: la percentuale di quelli che hanno aderito (per ora a Bergamo, ma verosimilmente anche nel resto della Lombardia) è la stessa di quelli che, anni fa, avevano dato la disponibilità alla “presa in carico” del paziente, uno degli assett della riforma sanitaria Maroni-Fontana, che prevedeva una maggiore centralità degli ospedali nella speranza - delusa - che ai pazienti cronici ci avrebbero pensato i dottori di base. Oggi l’aspettativa è che grazie all’app e alla remunerazione aggiuntiva per visita, il sistema possa decollare.

Evidentemente è impossibile risolvere del tutto il problema della mancanza di dottori: se già oggi mancano mille professionisti e in prospettiva ne mancheranno nei prossimi sei anni oltre 6mila (tra medici di base e pediatri), l’ambulatorio diffuso non è una soluzione definitiva, ma auspicabilmente un aiuto.

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