La proposta

Pd: contributo di solidarietà sui redditi oltre gli 80mila euro. No di Italia Viva e M5S. Anche Conte si dissocia. Sala: non è buona idea

Proposta del gruppo democratico alla Camera in sintonia col partito per un prelievo straordinario sulle annualità 2020 e 2021. Gettito atteso da 1,3 miliardi, ma la maggioranza è divisa

di Nicola Barone

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Proposta del gruppo democratico alla Camera in sintonia col partito per un prelievo straordinario sulle annualità 2020 e 2021. Gettito atteso da 1,3 miliardi, ma la maggioranza è divisa


5' di lettura

Il Pd mette in campo una proposta, che farà discutere, per reperire risorse in funzione anti-crisi. Non una vera e propria patrimoniale, perché riguarda solo i redditi e non i patrimoni, ma comunque un prelievo sulle fasce di popolazione più benestanti.

Contro la povertà determinata dalla crisi coronavirus «il gruppo del Pd della Camera, in piena sintonia con il partito, propone un contributo di solidarietà a carico dei redditi più elevati», per il 2020 e 2021, «che dovranno versare i cittadini con redditi superiori ad 80mila euro e che inciderà sulla parte eccedente tale soglia». Così i democratici Graziano Delrio e Fabio Melilli. «La somma versata sarà deducibile e andrà da alcune centinaia di euro fino a decine di migliaia per redditi superiori al milione. Il gettito atteso è 1,3 miliardi annui».

Il boom di famiglie in difficoltà
La crisi economica, determinata dalla pandemia, «ha fatto emergere e accentuato situazioni di povertà», scrivono in una nota il capogruppo democratico alla Camera Delrio e il capogruppo in Commissione Bilancio Melilli. «Ci sono famiglie che in questi giorni non hanno risorse sufficienti per provvedere all’acquisto nemmeno dei beni di prima necessità: c’è un rischio povertà per un ulteriore milione di bambini. Un primo intervento è stato messo in campo dal Governo che ha stanziato 400 milioni di euro perché i Comuni possano cominciare a dare risposte. Tutti i sindaci, di ogni appartenenza politica, segnalano la grande quantità di richieste che vengono presentate da famiglie in difficoltà».

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Richiamo alla solidarietà
Un «grande e solidale paese come l’Italia non può non porsi il tema di come le classi dirigenti e coloro che dispongono di redditi elevati debbano essere chiamati a contribuire a favore di chi non ce la fa». Per questo il gruppo del Pd a Montecitorio «ritiene opportuno che venga introdotto nel provvedimento che arriva ora alla Camera un contributo di solidarietà a carico dei redditi più elevati, da destinare a tutti coloro che versano in situazioni di povertà a causa della crisi o in situazioni di grave difficoltà per la perdita completa del reddito come i giovani lavoratori autonomi».

Il meccanismo ipotizzato
Un contributo dal 4% all'8%, per cinque fasce di reddito, dagli 80mila euro a oltre un milione di imponibile Irpef: il contributo di solidarietà andrà da 110 euro ai 54mila euro l'anno, per il 2020 e il 2021. È quanto si evince dal testo dell'emendamento annunciato dal Pd alla Camera come proposta di modifica al decreto «Cura Italia». La proposta riguarderebbe 800mila contribuenti. Il contributo, deducibile dal reddito complessivo, sarebbe del 4% oltre 80.000 euro, del 5% oltre 100.000 euro, del 6% oltre 300.000 euro, del 7% oltre 500.000 euro, dell'8% oltre un milione di euro. In base alla tabella che accompagna il testo, sarebbero 110 euro l'anno per 200mila contribuenti che guadagnano sopra gli 80mila euro (200 euro lordi, ma con la possibilità di dedurre 90 euro). Da 90.000 a 100.000 euro il contributo sarebbe di 331 euro al netto della deducibilità; 718 euro da 100.000 a 120.000 euro; 1408 euro da 120.000 a 150.000; 2512 euro da 150.000 a 200.000 euro; 4583 euro da 200.000 a 300.000 euro; 9276 euro da 300.000 a 500.000 euro; 22.252 euro da 500.000 a 1 milione; i 796 contribuenti che dichiarano più di un milione darebbero 54.001 euro l'anno.

LA PROPOSTA DEL PD
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Conte: proposta Pd? Mai sentita, certo non in orizzonte
A prendere le distanze dalla proposta del Pd è lo stesso premier Giuseppe Conte che in conferenza stampa a palazzo Chigi ha detto: «È la prima volta che oggi ne ho sentito. Non ne abbiamo parlato al tavolo dei capi delegazione, il governo non ha fatto propria nessuna proposta del genere e non la vedo all'orizzonte».

Nella maggioranza M5S e Italia viva contrari
«Dai nostri partner di governo in 24 ore ho sentito no alla riapertura graduale delle imprese, no all'attivazione del sostegno europeo tramite il Mes e sì alla patrimoniale. Auguri Italia!», scrive su Twitter il coordinatore di Italia viva Ettore Rosato. È una voce, questa, in dissenso pur provevendo da una forza di maggioranza. L’altra arriva dalla parte dei Cinque Stelle con Vito Crimi. Il contributo di solidarietà proposto dal Pd è «una loro iniziativa. Noi con garbo e spirito unitario abbiamo proposto ai parlamentari di tagliarsi lo stipendio, cosa che il M5s già fa senza ricevere risposta. Ora non è il momento di chiedere ulteriori sacrifici agli italiani, rimaniamo contrari a qualunque forma di patrimoniale». Le risorse, aggiunge il pentastellato, «le dobbiamo trovare dentro il Paese, ridiscutendo interventi non necessari come la Tav e attraverso l'Europa, con strumenti nuovi e realmente efficaci».

Tajani: la patrimoniale è inaccettabile
«La patrimoniale è inaccettabile. Ci opporremo con tutte le nostre forze ad ogni tentativo di mettere le mani nelle tasche e nei conti degli italiani. Il governo deve dare non togliere ai cittadini. Non c'è bisogno di un nuovo sceriffo di Nottingham», reagisce su Twitter il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani. Dalle file del partito di Berlusconi parte il contrattacco più rapido all’iniziativa dei dem. «Per il 2020 e 2021 i cittadini con redditi superiori ad 80mila euro dovranno versare contro la loro volontà un contributo allo Stato. Il calcolo magari verrà fatto con la prossima dichiarazione dei redditi, relativa cioè al 2019, anno nel quale professionisti e partite Iva hanno fatturato e guadagnato regolarmente: tanti che oggi non lavorano dovrebbero anche pagare. Geniale davvero», afferma Mariastella Gelmini, capogruppo azzurro alla Camera.

Oltre 80mila euro si colloca l’1,95% dei contribuenti
Sono poco più di 800mila i contribuenti italiani con redditi oltre gli 80mila euro. Secondo gli ultimi dati disponibili sul sito del dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia, relativi alle dichiarazioni dello scorso anno sui redditi 2018, risultano 803.741 contribuenti Irpef sopra la soglia indicata dal Pd nell'ipotesi di un contributo di solidarietà per l'emergenza coronavirus, l'1,95% dei contribuenti (che in totale erano 41.211.336). Nel dettaglio circa 200mila contribuenti dichiarano tra 80 e 90mila euro (lo 0,49%), circa 136mila hanno redditi tra 90 e 100 mila euro (0,33%). Tra i 100 e i 120mila euro ci sono 165.176 contribuenti (0,4%), tra 120 e 150mila euro poco più di 123mila contribuenti (0,3%). Ancora più ridotta la fascia dei redditi più alti: tra 150 e 200mila euro si contano 86.805 contribuenti (0,21%), tra 200 e 300mila euro quasi 54mila (lo 0,13%) mentre sopra i 300 mila euro ci sono appena 38.291 contribuenti che rappresentano lo 0,09% dell'intera platea.

Sala: tassare redditi alti non è una buona idea
Il Pd, “partito di cui non ho la tessera ma in cui mi riconosco, propone una tassa destinata a chi ha redditi più alti. Non penso sia una buona idea e chiedo di rifletterci”. Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha commentato la proposta del PD. «Io sono convinto che le tasse devono funzionare con un principio di equità sociale, chi ha di più deve dare di più, ma questo è il momento di non creare differenze, di non dividerci - ha detto - . Piuttosto chiamiamo alla generosità gli italiani che in questa fase stanno dimostrando di essere molto generosi».

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