il futuro del partito

Pd, Martina si dimette e fissa l’assemblea all’11 novembre in vista del Congresso

di redazione Roma


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2' di lettura

Martina annuncia le dimissioni da segretario del Partito democratico e, di fatto, avvia la stagione congressuale. «Si completa oggi il mandato che ho ricevuto all’Assemblea nazionale di luglio - ha detto il leader dem chiudendo il Forum tematico organizzato a Milano -. Nei prossimi giorni com’è giusto che sia, con la segreteria nazionale, noi concluderemo questa fase, perché questo era il mandato». Martina ha poi indicato nell’11 novembre la data “buona” per svolgere l’Assemblea nazionale che dovrà portare al Congresso.

La partita del congresso
«Il congresso è utile - ha detto il segretario uscente tra gli applausi - il tema è come lo viviamo. Sono convinto che non dobbiamo temere il confronto, il confronto è lo strumento dell’unità. Non siamo uniti quando non ci confrontiamo. Penso che il congresso possa essere uno strumento utile, e anche le primarie, sono un grande strumento. Sta a noi decidere come utilizzare questo passaggio». Martina insomma va al punto: il congresso non deve essere vissuto come una stagione di nuove divisioni ma come un confronto sano sulla rotta che il partito deve seguire.

«Credo che il nostro congresso sia un’occasione per fare valere ciò che ci manca per sviluppare un’alternativa che muove dal Pd ma che inevitabilmente va oltre di noi. C’è una disponibilità, lo abbiamo visto a Riace, a Lodi, ieri in piazza del Campidoglio» incalza. «Questo partito ha delle energie - ha aggiunto - l’alternativa è più grande di noi e possiamo organizzarla; a partire dalle Europee, poi la formula la troviamo. Qualcosa avanza, qualcosa può essere spostato oltre il confine che rappresentiamo. Sono convinto che con la fatica di tanti, una prospettiva progressista e europeista batterà questo mostro che si aggira per l’Europa e che vuol distruggere il nostro futuro».

Le risposte mancate
Nelle parole conclusive del segretario non manca tuttavia l’autocritica personale e collettiva. «Io sono orgoglioso del lavoro fatto in questi anni - dice Martina -, ma proprio perché sono orgoglioso sono il primo ad essere irrequieto per le risposte mancate, non per dare la responsabilità a uno di noi ma per prendermi una corresponsabilità. Abbiamo avuto mancanze e limiti. Così si organizza un riscatto, non per mettere in discussione tutto. Sapere che quello che hai fatto è un patrimonio, ma devi costruire un orizzonte nuovo». Infine traccia la sua linea: «In questa due giorni sono emerse alcune parole chiave di un riformismo radicale. Io non sono un rivoluzionario, ma la radicalità è tratto necessario della sfida che abbiamo davanti». La conclusione viene infine affidata alle quattro parole su cui si incentra la carta dei valori del Pd: Emancipazione, Lavoro, Ecologia e Cittadinanza. La partita per la nuova leadership è ormai avviata.

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