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Pd, passa mozione Renzi. Assemblea domenica, poi congresso

di Nicola Barone e Andrea Gagliardi

(ANSA)

5' di lettura

«Credo che sia buon senso da parte di chi ha responsabilità di conduzione di una comunità accettare l’invito a fare il congresso prima delle elezioni. Io non voglio scissioni, sarebbe un fatto drammatico. Ma se deve essere, sia una scissione sulle idee, senza alibi, e non sul calendario. Discutiamo le linee politiche e poi ci dividiamo. Mai avrei pensato a una discussione sul calendario: o si fa il congresso prima delle elezioni o è scissione. È una specie di ricatto morale e sono allergico ai ricatti». Il segretario dem Matteo Renzi, in direzione, apre la fase congressuale all’insegna del fare chiarezza dentro il partito e rafforzare la leadership dopo la sconfitta referendaria del 4 dicembre. E spiega: si facciano le assise «nel pieno rispetto dello statuto, con le stesse regole dell’ultima volta».

Dopo i vari interventi susseguitisi lungo tutto il pomeriggio passa l'ordine del giorno di maggioranza per avviare subito, con un assemblea che si svolgerà domenica, il congresso del partito. A favore hanno votato in 107 sì, 12 contrari e 5 astenuti.

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Renzi: massima lealtà a Gentiloni, no aumento tasse
Il segretario dem ribadisce «massima lealtà a Gentiloni» ma conferma anche il suo no all’aumento delle accise per finanziare la manovra correttiva da 3,4 miliardi chiesta da Bruxelles. Oltre ad auspicare una modifica della norma sui voucher al fine di evitare il referendum. «Dopo la mozione parlamentare Pd contro l’aumento delle tasse si è parlato di avvertimento e mancanza di lealtà verso Gentiloni? Dalle opposizioni hanno detto: il segretario dovrà confermare stima e lealtà verso Gentiloni. Sono molto lieto di farlo. Massima stima e amicizia di tutto il Pd - sottolinea Renzi - Nel rapporto decennale che ci lega non è la lealtà che manca». Per l’ex premier la procedura di infrazione «va evitata con tutti gli sforzi, ma i 3,4 miliardi si recuperano non aumentando le accise ma con un disegno che consenta di continuare la curva della crescita». Quanto al referendum sui voucher, «se lo evitiamo male non fa dal punto di vista politico. Li abbiamo resi tracciabili, ma se si vuole un confronto sul precariato facciamolo aperto».

«Chi perde congresso poi non scappi, non decido io data voto »
Poi ammonisce. «Facciamo il congresso e chi perde il giorno dopo dia una mano, non scappi con il pallone, non lasci da solo chi vince le primarie». Renzi inoltre chiede uno stop alla rissa interna. «Se digiti su google 'resa dei conti Pd' emerge un dato sconvolgente... anche basta, diamoci una regolata tutti insieme. Evitiamo la personalizzazione del dopo referendum». Infine rivolgendosi alla minoranza democrat incalza: «Se costituisco il vostro incubo ma non sarete mai il nostro avversario». Profilo basso invece sulla data del voto. «Quando si vota non lo decido io, questa visione 'giucascaselliana', quando lo dico io, va rimossa» evidenzia senza sbilanciarsi il leader dem, che parla di «elementi positivi per votare prima e anche per votare dopo». Allo stesso tempo «è una discussione che fa chi ha responsabilità istituzionali. E sia chiaro a tutti che il congresso non si fa per decidere il giorno del voto».

Verso le dimissioni: si chiude ciclo
Il segretario annuncia che si chiude un ciclo alla guida del Pd («ho preso un Pd che aveva il 25 per cento e nell’unica consultazione politica lo abbiamo portato al 40,8%»). Le dimissioni da segretario del partito, passo necessario secondo lo statuto del Pd per indire un congresso anticipato (la scadenza naturale sarebbe nel dicembre 2017), non dovrebbero arrivare nella direzione di oggi perché a norma di statuto non è la direzione a indire il congresso, bensì l'assemblea nazionale. Solo in quella sede Renzi dovrebbe fare un temporaneo passo indietro lasciando al presidente del partito Matteo Orfini la “reggenza” di due o tre mesi fino alle primarie aperte per l’elezione del nuovo segretario che potrebbero tenersi nell’ultima decade di aprile.

«Non voglio violare regole Ue, ma dovere cambiarle»
Con riferimento al braccio di ferro con Bruxelles sul rispetto del Patto di stabilità, Renzi commenta di non voler violare le regole europee, «voglio discuterle e se possibile cambiarle. Non è facile ma è un dovere morale per chi ha fatto una battaglia contro la politica dell'austerity e il pareggio di bilancio». L’Europa per il segretario del Pd non può essere sempre «la maestrina che ci chiede lo 0,2% sbagliando peraltro il momento, visto che sono 3 anni che ci chiedono lo 0,2%. È una trattativa come fanno tutti gli altri paesi, solo da noi diventa una sfida all’ok Corral».

Alla Direzione Gentiloni, Padoan e D’Alema
Alla Direzione dem partecipano il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Presenti anche l’ex segretario Pier Luigi Bersani (che ribadisce al suo arrivo ai lavori il «no al congresso lampo») e l’ex premier Massimo Massimo D’Alema. La direzione, oggi allargata a parlamentari e segretari regionali, è stata aperta dall'inno di Mameli, cantato sia da Renzi che da Gentiloni, seduti uno a fianco all’altro.

Pier Luigi Bersani durante il suo discorso alla direzione Pd

Bersani: non facciamo cose cotte e mangiate
«Non è vero che mancano le idee, lo dice chi non ce le ha, ci mancano luoghi per discutere, confrontare e affermare le idee. Se diciamo congresso stiamo dicendo questo o perdiamo l'ultimo treno. Non facciamo le cose cotte e mangiate, organizziamo anche in preparazione del congresso luoghi di discussione». Pier Luigi Bersani replica così alla direzione del Pd rispetto all'anticipo del congresso proposto da Matteo Renzi. «Prima di tutto il Paese. Quindi la prima cosa che dobbiamo dire è quando si vota. Comandiamo noi, possiamo lasciare un punto interrogativo sulle sorti del nostro governo? Non possiamo o mettiamo l'Italia nei guai. Io propongo che diciamo non solo il 2018, ma garantiamo davanti all'Europa, i mercati, gli italiani, la conclusione ordinaria della legislatura».

Orlando: congresso non serve per discussione vera
«Il nostro statuto e il modo in cui si celebrerà il congresso non è adeguato ad una vera discussione perché è stato pensato in una fase diversa e serviva solo alla legittimazione del leader mentre noi dobbiamo costruire una piattaforma politica. Sarebbe come fare le tagliatelle con la macchina da scrivere e non credo che a fine percorso si sarà esaltata la partecipazione popolare». In questi termini Andrea Orlando esprime in direzione i suoi dubbi sul congresso anticipato proponendo una conferenza programmatica. «Ho sempre pensato che il congresso doveva venire dopo un altro passaggio. Il rischio è che così il Pd diventi l'epicentro dell'instabilità politica e non credo che inciderà sulla piattaforma. Con questa prospettiva credo che le 377mila visualizzazioni sulla resa dei conti del Pd che ha detto Matteo aumenteranno in modo significativo». Poi, ragione il Guardasigilli, «temo che la fase delle primarie senza la condivisione sulla piattaforma finirà per essere la sagra dell'antipolitica il tutto nelle battute finali della campagna per le amministrative». Orlando bacchetta il “compagno” Bersani. «Se si dice che è importante il clima ricordo che il clima è fatto anche da dichiarazioni quotidiane che delegittimano il segretario». E rivolgendosi invece a Renzi: «I caminetti sono iniziati perché manca una proposta politica forte. Le cose che hai detto oggi ci avrebbero aiutate se le avessi dette all'assemblea».

La lettera agli iscritti
«Dobbiamo rimetterci in cammino, senza perdere altro tempo - scrive ancora lo stesso Renzi nella lettera da inviare agli iscritti subito dopo la direzione -. Dobbiamo fare tesoro dei nostri errori ma senza disconoscere le tante buone cose fatte. Non possiamo lasciare l’Europa al lepenismo e al populismo». E ancora: «Abbiamo bisogno di due cose, un grande coinvolgimento popolare e una leadership legittimata da un passaggio popolare. Ma abbiamo anche bisogno che chi perde un congresso o le primarie il giorno dopo rispetti l’esito del voto. Essere democratici non significa solo chiedere i congressi ma anche rispettarne i risultati quali essi siano».

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