centrosinistra

Pd, una poltrona che scotta: nessun segretario è riuscito a completare il mandato

di A. Gagliardi e A. Marini


È una poltrona che scotta quella del segretario del Pd

3' di lettura

È una poltrona che scotta quella del segretario del Pd. Nessuno è mai riuscito al completare il mandato di quattro anni previsto dallo statuto del Nazareno. Walter Ventroni, preso in mano il partito dalla sua fondazione nell’ottobre 2007, si dimise nel febbraio 2009 dopo una serie di sconfitte elettorali. Pier Luigi Bersani, scelto con le primarie nel 2009, lasciò ad aprile 2013, a pochi mesi dalla scadenza naturale, dopo la fallita elezione di Romano Prodi al Quirinale. Matteo Renzi, eletto per la prima volta nel 2013, si è dimesso in anticipo ben due volte: a inizio 2017 dopo la sconfitta al referendum costituzionale (per poi essere rieletto) e di nuovo pochi giorni fa dopo la debacle elettorale, con il Pd al minimo storico.

Veltroni 20 mesi alla guida del Pd
Durò venti mesi l’avventura di Walter Veltroni: candidatosi nel giugno del 2007 alla guida del Pd, vincitore delle primarie nell’ottobre 2007 con un plebiscitario 75,8% dei consensi, si dimise il 17 febbraio 2009 dopo un ciclo di sconfitte iniziato con le politiche dell’aprile 2008 (nelle quali il Pd prese però un lusinghiero il 33,2%), continuato con la sconfitta del Pd alle amministrative a Roma e chiuso con il rovescio elettotale alle regionali in Sardegna nel febbraio 2009. Passato alla storia per la linea della vocazione maggioritaria del Pd e del rifiuto di alleanze non omogenee, con annessa rottura con la sinistra radicale, Veltroni non è riuscito a resistere neppure due anni.

Bersani segretario per tre anni e mezzo
È durata di più la segreteria di Pier Luigi Bersani, costretto però a farsi da parte a pochi mesi dal traguardo della conclusione del mandato. A ottobre 2009 Bersani vinse le primarie e si insediò al Nazareno. È lunga la serie di “incidenti” di percorso che lo portarono a farsi da parte. Prima la “non vittoria” della coalizione “Bene Comune” con Sel alle elezioni del febbraio 2013 (con il Movimento 5 Stelle a sorpresa partito più votato in Italia), poi il fallimento del mandato esplorativo affidatogli dal capo dello Stato Giorgio Napolitano per formare un nuovo governo. Infine, il naufragio della candidature di Romano Prodi, vittima della guerra interna a un Pd ormai senza più bussola, con il “tradimento” dei 101. Inevitabili le dimissioni ad aprile 2013 dopo la rielezione di Napolitano per un secondo mandato.

I due mandati di Renzi: ascesa e caduta dell’ex rottamatore
Dopo Bersani il partito è stato scalato dal “rottamatore” Matteo Renzi eletto segretario del Pd nel dicembre 2013 con il 67,5% dei voti. Inevitabili però anche nel suo caso le dimissioni prima da capo del governo e poi (19 febbraio 2017) anche da segretario del Pd all’indomani della sconfitta al referendun costituzionale del 4 dicembre 2016, sul quale Renzi aveva puntato tutto, compreso il suo futuro politico. Se il primo mandato è durato poco più di tre anni, il secondo è stato ancora più breve: meno di un anno. Ricandidatosi alla segreteria, vincitore delle primarie di fine aprile 2017 (con il 69,2% dei voti), Renzi non ha saputo evitare la scissione alla sinistra del Pd. E sotto la sua guida il partito ha registrato il peggiore risultato della sua storia nelle elezioni politiche di domenica scorsa: 18,7% alla Camera e 6,1 milioni di voti: la metà dell’epoca di Veltroni.

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