sette in corsa per la segreteria dem

Pd: da Zingaretti all’outsider Corallo, chi sono gli aspiranti leader

di Andrea Gagliardi


A Roma l'assemblea Pd per congresso, assente Matteo Renzi

4' di lettura

Con la discesa in campo di Maurizio Martina, sembra definito il puzzle dei candidati in corsa per la segreteria Pd: sei big e un outsider. Ufficialmente in campo ci sono il governatore del Lazio Nicola Zingaretti - appoggiato dalla sinistra del partito e da alcuni big della ex maggioranza renziana come Dario Franceschini, Luigi Zanda e, più tiepidamente e per così dire a distanza, da Paolo Gentiloni - ; l’ex reggente Maurizio Martina, che ha il sostegno dell’ex ministro Graziano Delrio e del presidente dem Matteo Orfini; l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti (al cui fianco si sono schierati oltre 500 sindaci oltre che l’ex ministro dello sviluppo Carlo Calenda e la maggior parte dei renziani); il “diversamente renziano” Matteo Richetti; l’ex ministro del Lavoro di Prodi Cesare Damiano; Francesco Boccia per la corrente di Michele Emiliano e il giovane outsider Dario Corallo. Nessuna donna. Ma non sono escluse sorprese, dal momento che per presentare le candidature c’è tempo almeno fino a metà dicembre. Ecco i profili dei sette (finora) candidati al congresso dem.

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Zingaretti, l’ex Ds governatore del Lazio
Nicola Zingaretti, romano, 52 anni, è governatore del Lazio dal 2013, confermato alle elezioni del 2018. Tra il 1985 e il 1989 è stato segretario comunale di Roma della Fgci (Federazione giovanile comunista italiana). Nel 1991 è stato eletto segretario nazionale della Sinistra giovanile e nel 2000 segretario romano dei Ds. Nel 2004 è stato eletto al Parlamento europeo e nel 2008 presidente della Provincia di Roma. Propone discontinuità rispetto alle scelte recenti, sia nella forma partito, sia nelle politiche, sia nel dialogo con le altre forze progressiste.

Minniti, ex Pci legato ai temi della sicurezza
Marco Minniti, reggino di 62 anni, è entrato da giovane nel Pci, divenendo segretario di Reggio nel 1988 e nel 1992 segretario regionale del Pds. Nel 1998 diventa sottosegretario alla Presidenza nel governo D'Alema e nel 2001 entra in Parlamento. Nel 2013 è sottosegretario con delega ai Servizi nel governo Letta, incarico confermato nell'esecutivo Renzi. Con Gentiloni diventa Ministro dell'Interno, riuscendo a limitare i flussi di migranti dalla Libia. Il suo nome è legato ai temi della sicurezza. Alle politiche dello scorso marzo l'ex ministro dell'Interno è stato candidato nel collegio di Pesaro alla Camera per il centrosinistra, ottenendo però una cocente sconfitta: è arrivato terzo, dietro il candidato del M5S e quello del centrodestra. È stato “ripescato” con il proporzionale.

Martina, candidato di mediazione tra renziani e anti-renziani
Maurizio Martina, 40 anni, della provincia di Bergamo, nel 2002 è stato eletto segretario regionale della Sinistra giovanile. Nel 2006 è segretario dei Ds della Lombardia e nel 2010 entra nel Consiglio Regionale, venendo confermato nel 2013. Diventa ministro dell’agricoltura con il governo Letta, mantenendo
l'incarico con gli esecutivi Renzi e Gentiloni. Dopo le politiche del 4 marzo e le dimissioni di Renzi diventa segretario del Pd il 7 maggio. La candidatura, ha spiegato, è motivata con l’esigenza dell'unità del partito, per evitare una rottura tra renziani e antirenziani.

Matteo Richetti, il «diversamente renziano» che vuole superare le correnti
Matteo Richetti, nato a Sassuolo 44 anni fa, cresciuto negli ambienti cattolico-democratici, nel 2003 diviene segretario della Margherita a Modena ed è eletto
nel Consiglio Regionale dell'Emilia nel 2005. Nel 2010 è Confermato al Consiglio, con record di preferenze, divenendone Presidente. È eletto nel 2013 alla Camera e nel 2018 al Senato. Nel maggio 2017 Richetti è stato nominato da Renzi portavoce del Pd, incarico mantenuto fino al luglio 2018. Si candida sostenuto da dirigenti e amministratori locali con l’intento di superare le correnti consolidate.

Cesare Damiano, l’ex ministro che chiede discontinuità sul Jobs act
Cesare Damiano, nato 70 anni fa a Cuneo, entra nella Fiom-Cgil a 22 anni, assumendo via via incarichi locali e nazionali. Nel 2001 diventa responsabile Lavoro dei Ds e nel 2006 è eletto per la prima volta alla Camera, divenendo Ministro del Lavoro col governo Prodi. Come candidato chiede discontinuità sulle scelte politiche a partire dal Jobs Act.

Francesco Boccia, il professore aperto al dialogo con il M5s
Francesco Boccia, nato a Bisceglie, 50 anni, è professore di Economia delle Pubbliche Amministrazioni. Consigliere economico di Enrico Letta al ministero dell’Industria dal 1998 al 2001, aderisce alla Margherita. Nel 2005 sfida Vendola alle primarie in Puglia e nel 2008 entra per la prima volta alla Camera, divenendo nel 2013 presidente della Commissione Bilancio. L'innovazione, l’apertura del partito alle giovani generazioni e il dialogo con M5s sono al centro della sua candidatura.

Dario Corallo, l’outsider a favore della nazionalizzazione di tutti i servizi
Dario Corallo, romano, 30 anni, è laureato in Filosofia ed ha collaborato con Martina al Ministero dell'Agricoltura. Figlio di militanti di sinistra, si è iscritto da ragazzo ai Ds e poi al Pd. Propone una netta cesura sia sulla forma partito, con il
ritorno a una centralità degli iscritti, sia sulle politiche economiche e sociali. Propone la nazionalizzazione di tutti i servizi.

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