La polemica social

Pearl Jam, Salvini e i migranti: le avventure «grunge» di Rita Pavone

di Francesco Prisco


default onloading pic
Rita Pavone tra i Pearl Jam, dopo le surreali polemiche sui migranti di questi giorni

4' di lettura

Quando Donald Trump fu eletto presidente degli Stati Uniti, qualcuno scrisse: «Adesso capiremo se il rock ha ancora un senso». Finita l’era Obama, con il suo solidarismo ecumenico, tornavano al centro della scena le tensioni sociali che avevano fatto grande il genere ai tempi di Eisenhower, Nixon e Reagan. Nessuno tuttavia aveva all’epoca capito che il banco di prova per la musica ribelle sarebbe stato il governo d’Italia con Conte premier, i dioscuri del populismo Salvini e Di Maio sotto braccio e nel ruolo d’intelllettuale organico nientemeno che Rita Pavone. Ci volevano giusto i Pearl Jam perché fosse chiaro a tutti.

Eddie Vedder sul palco con i Pearl Jam (Afp)

La polemica sui migranti
I fatti prima di tutto. Martedì scorso la band di Eddie Vedder, erede della grande stagione grunge anni Novanta, teneva all’Olimpico di Roma la terza data italiana del proprio tour mondiale. Particolarmente intensa la dedica della cover di Imagine di John Lennon al dramma dei migranti, a metà del secondo set. Vedder cantava e il maxischermo rilanciava l’hashtag #apriteiporti, in palese riferimento alle posizioni assunte dal governo italiano che, attraverso Matteo Salvini vicepremier con delega agli Interni, ha negato l’attracco alla nave Aquarius aprendo un fronte di conflitto con l’Unione europea, superato dal vertice di Bruxelles della scorsa notte. O così è se vi pare.

Rita Pavone in una recente apparizione televisiva

Viva i Pearl Jam (col pomodoro)
Altro che aprite i porti, apriti cielo: la prima a non metabolizzare l’uscita engagé dei Pearl Jam è stata Rita Pavone, scagliatasi contro la band di Seattle in un duro attacco sul proprio profilo Twitter. No ragazzi, la notizia non è il fatto che Rita Pavone abbia un profilo Twitter - ce l’ha dal 2011 e la seguono 17.100 persone - anche se molti fan dei Pearl Jam lo hanno scoperto soltanto l’altro ieri. La notizia sta nelle parole che la 72enne cantante di origini torinesi ha twittato: «Ai Cip e Ciop che prendono lucciole per lanterne e sparano bordate idiote solo per darsi un contegno da chi conosce il mondo a menadito e magari non è mai andato al di là dei 200 km da casa propria, rispondo che ritengo poco etico e altamente opportunistico approfittare di un proprio concerto per dare consigli, pur cantando una meravigliosa canzone ad altri. Se ci tieni a dire la tua, fai un concerto ad hoc per quella causa. Come fecero con Live Aid Michael Jackson e tantissimi altri».

E Salvini tirò in ballo l’onore
Poi ancora: «Il mio: “Ma farsi gli affari loro, no?”, era inteso come: Con tutte le rogne che hanno a casa loro negli Usa, vengono a fare le pulci a noi? Puoi essere il più grande artista del mondo, ma ciò non toglie che sei un ospite e come tale dovresti comportarti. Amen». Parole che hanno letteralmente spaccato l’internet, con da un lato i fan dei Pearl Jam e gli amanti del rock, dall’altro i sostenitori del Pavone pensiero. Tra questi ultimi, innanzitutto lo stesso Salvini dal quale arriva un elogio alla cantante: «Onore a Rita Pavone, che non si inchina al pensiero unico!», twitta il ministro. Contemporaneamente, a sostegno dell’indimenticata interprete di Cuore, arriva anche l’ironia di Giorgia Meloni, leader del partito sovranista in appoggio esterno al governo Fratelli d’Italia: «Diamo ascolto ai Pearl Jam: andiamo a prendere i barconi degli immigrati e portiamoli al party esclusivo degli stessi Pearl Jam organizzato nei prossimi giorni in Costa Smeralda!».

E l’ex sindaco disse: «Arrestateli tutti!»
Il riferimento stavolta è alla pausa balneare, con tanto di esibizione privata, che il gruppo di Vedder si concede in Sardegna per rinfrancarsi dal tour. Dici Sardegna e, dalle fila dello stesso partito Ivo Zoncu, ex sindaco di Riola Sardo, comune di 2mila anime in provincia di Oristano, su Facebook ci va giù ancora più duro, postando una foto dei Pearl Jam: «Ministro Salvini, falli arrestare! I complici degli assassini che commerciano carne umana devono essere arrestati». Categoria nella quale il politico locale inserisce anche «giornalisti, artisti, religiosi, Pdeudopoliciti (sic), pseudo uomini di legge, pseudo scrittori».

Il falso post su Facebook con i Pearl Jam che si interrogano su chi sia Rita Pavone

Clima da guerra civile social, per fortuna alleggerito da qualche scivolata satirica. Gira per esempio sui social un falso screenshot del profilo ufficiale Facebook dei Pearl Jam che in inglese, con un’espressione piuttosto colorita, si chiedono chi mai sia questa Rita Pavone che li critica. Qualcuno ha infilato in un fotomontaggio con Curt Cobain, Krist Novoselic e Dave Grohl un’immagine d’epoca della cantante italiana, trovando una spiegazione surreale al battibecco Pavone-Pearl Jam: la Rita nazionale era nientemeno che il quarto componente dei Nirvana! Come abbiamo fatto a non pensarci?

Rita Pavone tra i Nirvana, in un meme che circola sui social

Le avventure di Rita Pavone tra Pink Floyd e Kiss
Surreale è l’aggettivo che meglio qualifica la querelle musicale intercontinentale scatenatasi dopo il concerto dell’Olimpico. Ma Rita Pavone dev’essere piuttosto abituata alla categoria. Per anni s’è vantata di essere finita nel testo di Saint Tropez, pezzo dei Pink Floyd scritto per l’album Meddle. E citava il passaggio: «And you’re leading me down to a place by the sea/ I hear your soft voice calling to me/ making a date for Rita Pavone». Ma come? L’interprete di tanti leggeri tormentoni come Il ballo del mattone che diventa fonte d’ispirazione per l’intellettualissimo Roger Waters? Possibile? No: la leggenda metropolitana nascereva da un’errata trascrizione del testo da parte di fonti non ufficiali. Nel testo originale, stampato per la prima volta nel ’92, la frase incriminata diventa: «making a date for later by phone». Cambiando quadro, un anno e mezzo fa Gene Simmons, bassista e leader dei Kiss, ricordava così la prima esibizione italiana del gruppo, datata 1980: «Suonammo vicino al Vaticano a Roma, credo ci fossero 50mila persone ma non vidi Rita Pavone, dov’era?». Forse era a Seattle. Sulle tracce di quelli che un giorno sarebbero diventati i Pearl Jam.

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti