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Pechino blinda un sistema bancario da 49 trilioni di dollari

Il progetto di piano “troppo grandi per fallire” implica 990 miliardi dollari in più entro il 2024 per rispettare le nuove regole sulle riserve

di Rita Fatiguso

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2' di lettura

Pechino mette in sicurezza un’industria da 49 trilioni di dollari: il suo sistema bancario. E lo fa con un progetto di riforma dedicato alle cinque banche “troppo grandi per fallire” che entrerà in vigore il prossimo 1° maggio. Il timore di cedimenti del sistema è forte per una Cina che promette stabilità, una politica monetaria prudente e apertura dei mercati. Nel 2020, rivela un rapporto della State Administration of Foreign Exchange (SAFE), un fiume di denaro si è riversato in Cina, una destinazione che ha calamitato 520.6 miliardi di dollari in investimenti stranieri, in crescita dell'81% sul 2019.

Le anomalie delle banche cinesi

Gli investimenti diretti sono cresciuti del 14%, e il mercato finanziario ha attirato 257.7 miliardi di dollari (+73%). I flussi diretti sui bond cinesi sono cresciuti dell'86% a 190.5 miliardi, mentre l’azionario ha raggiunto quota 64.1 miliardi di dollari (+43%).

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Ma nella Cina dei record il sistema bancario non funziona come dovrebbe. La Banca centrale ha imposto da tempo alle più grandi - tra queste Industrial & Commercial Bank of China Ltd., Bank of China Ltd., China Construction Bank Corp. and Agricultural Bank of China Ltd - condizioni precise proprio perchè “troppo grandi per fallire”.

Tutto il sistema come anticipato dal Sole24Ore sarà suddiviso in cinque categorie che dovranno ripianare con quote differenziate tra lo 0.25% e l’ 1.5% dei ratios previsti per ciascuna.

La Banca centrale, di concerto con la China Banking and Insurance Regulatory Commission (CBIRC), ha emanato un draft della regolamentazione destinata a entrare in vigore il mese prossimo. L’obiettivo è come sempre quello di contenere i rischi sistemici.

Il capitale di base va ripianato

Nel complesso le banche dovranno trovare un ammontare pari a 6.5 trilioni di yuan (990 miliardi di dollari) entro il 2024 per soddisfare i requisiti necessari a garantire il sistema dal pericolo di fallimenti a catena che potrebbero destabilizzare l’intero sistema.

La CBIRC richiede che le più grandi abbiano un ratio pari all’ 11.5%, mentre le più piccole un rapporto del 10,5 per cento.

Bisognerà, ovviamente, attendere il varo definitivo della regolamentazione, ma un fatto è certo: passare dalle parole alle realizzazioni concrete è estremamente difficile. Una prova viene dal settore Fintech, le nuove regole che hanno duramente colpito in primis Alibaba e Ant Financial stanno mettendo alle corde anche i loro competitors: JD.com ha appena ritirato l’IPO attesa del suo braccio finanzairio aveva pianificato di entrare nel segmento STAR della Borsa di Shanghai ma si è ritirata senza fornire spiegazione alcuna.

Soldi cash a chi denuncia le frodi

E per far pulizia nei mercati, Pechino ricorre anche alla delazione:  la Consob cinese, la CSCR, mette in palio taglie da 300mila yuan (45,690 dollari) a 600mila yuan per chi denuncia le irregolarità. Stavolta nel mirino sono finiti cinque casi di aziende quotate a Shenzhen: Jiangsu Sihuan Bioengineering Co. Ltd. Ji Yiao Holding Group Co. Ltd., la Dalian Tianbao Green Foods Co. Ltd eliminata dai listini e altre due attive nel mercato secondario.

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