nuove regole

Pechino cambia il futuro di Ant Group: da fintech a holding finanziaria

Le autorità di regolamentazione cinesi hanno concordato la ristrutturazione con l’effetto di rendere la società soggetta ai requisiti patrimoniali simili a quelli delle banche

di Al.An.

(Reuters)

2' di lettura

Come anticipato a fine dicembre il colosso finanziario Ant Group (700 milioni di utenti) da fintech diventerà una holding finanziaria. Le autorità di regolamentazione cinesi hanno “concordato” la ristrutturazione con l’effetto di rendere la società nata nel 2011 come spin off di Alibaba (allora si chiamava Alipay), soggetta a requisiti patrimoniali simili a quelli delle banche. Il piano, riporta l'agenzia Bloomberg citando persone vicine al dossier, prevede che tutte le attività finiscano nella nuova veste giuridica, comprese le offerte tecnologiche in aree come blockchain e consegna di cibo. Un annuncio ufficiale potrebbe arrivare prima del Capodanno lunare che inizia il 12 febbraio.

Il piano di ristrutturazione di Ant Group segna il primo grande passo di un lungo processo di revisione, dato che le autorità di regolamentazione hanno definito requisiti patrimoniali e altre linee guida per le società che abbracciano più aree del business finanziario. La Cina ha introdotto il quadro normativo per le società del settore solo a settembre e molte delle parti di dettaglio sono ancora in fase di definizione.

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Mentre le regole daranno più chiarezza regolamentare, quasi certamente Ant sarà costretta a rallentare quel ritmo di espansione che le ha permesso di diventare il principale player fintech cinese e tra le startup di maggior valore al mondo. La compagnia sta esplorando la possibilità di rilanciare la sua Ipo, stroncata a inizio novembre dalle autorità cinesi a 48 ore dalla quotazione a Shanghai e a Hong Kong, che si sarebbe profilata come la più grande della storia, visti i suoi 37 miliardi di dollari di controvalore. Nel mirino della leadership comunista finirono i durissimi giudizi di Ma alle banche, accusate di agire «con una logica da monte dei pegni».

La ristrutturazione di Ant fa parte di una più ampia campagna del governo centrale per aumentare la supervisione sui comparti finanziario e tecnologico dopo che a giudizio delle autorità alcune attività delle fintech avevano iniziato a costituire un rischio troppo alto per la tenuta del sistema finanziario. Negli ultimi mesi, le autorità di regolamentazione hanno preso di mira tutto, dal crowdfunding sanitario al prestito al consumo. A gennaio, hanno proposto misure per frenare la concentrazione del mercato nei pagamenti online, dove Ant e Tencent sono i principali attori.

La stessa Alibaba (che possiede un terzo delle azioni di Ant) è finita, sempre da novembre, nel mirino dell'antitrust cinese con le accuse di pratiche monopolistiche, mentre su Ma, che ha co-fondato la società e la sua fintech Ant, si moltiplicavano voci sulla scomparsa. La riapparizione in pubblico dell’ex insegnante d'inglese fondatore di un impero tech in una videoconferenza in live streaming a gennaio, dopo quasi tre mesi di assenza assoluta, ha contribuito ad allentare le tensioni sugli scenari peggiori, pur restando ancora pesanti incertezze.

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