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Pechino celebra i 50 anni del seggio Onu, ma anche Taiwan bussa alla porta

Frizioni in aumento. Taipei ha chiesto aiuto agli Stati Uniti in un videoincontro alla vigilia delle celebrazioni della risoluzione 2578 che aprì alla Cina

di Rita Fatiguso

3' di lettura

Il 25 ottobre 1971, nella sua 26a sessione, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Risoluzione 2758 con una schiacciante maggioranza che permise alla Cina di entrare come unica rappresentante alle Nazioni Unite. Mentre Pechino celebra l’anniversario, funzionari statunitensi e taiwanesi si incontrano per discutere del ruolo “significativo” delle Nazioni Unite per l’isola discutendo piani per consentirle di “partecipare in modo significativo” alle Nazioni Unite.

Mossa a sorpresa

Sono trascorsi 50 anni dall’ingresso di Pechino nell’Onu e la Cina celebra l’anniversario ma a ridosso del weekend si è verificata l’ultima mossa nel dialogo tra Washington e Taipei.
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha dichiarato che “rappresentanti di alto livello” del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e del Ministero degli Esteri di Taiwan hanno discusso «l’espansione della partecipazione di Taiwan alle Nazioni Unite e in altri consessi internazionali».

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La strategia sarebbe stata affrontata in un videoincontro che getterà altra benzina sul fuoco dopo le dichiarazioni di Joe Biden della scorsa settimana di rinnovato appoggio miitare a Taiwan in caso di attacco cinese. Gli Stati Uniti dovrebbero «essere cauti con le loro parole e azioni sulla questione di Taiwan e non inviare segnali sbagliati alle forze separatiste che puntano all’indipendenza di Taiwan, in modo da non danneggiare seriamente le relazioni Cina-Stati Uniti per la pace e e stabilità nello Stretto di Taiwan», ha detto il ministro degli esteri Wang Yi.

Il ruolo della Cina

Il seggio Onu è considerato dalla Cina la dimostrazione più lampante del principio “Una Cina”, in base al quale disconosce la sovranità di Taiwan, una provincia cinese che dovrà tornare a casa, prima o poi.
Al contrario si fanno strada le accuse taiwanesi: la Cina avrebbe abusato della risoluzione 2758, in altri termini la risoluzione avrebbe deciso la questione della rappresentanza della Cina alle Nazioni Unite, ma la partecipazione di Taiwan rimarrebbe irrisolta.

La tesi cinese è che cinquant’anni fa si decise di ripristinare tutti i diritti della Repubblica Popolare Cinese nelle Nazioni Unite e di riconoscere i rappresentanti del suo governo come gli unici legittimi rappresentanti delle Nazioni Unite della Cina.
Per il presidente Xi Jinping, negli ultimi 50 anni la Cina ha offerto pieno sostegno alla causa delle Nazioni Unite sostenendo gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, ha svolto un ruolo costruttivo e sempre più importante negli affari internazionali e ha dato grandi contributi alla pace e allo sviluppo del mondo.

No al seggio per Taipei

Nell’ultimo mezzo secolo, la Cina è cresciuta fino a diventare la seconda economia più grande del mondo e ha costantemente ampliato la sua integrazione con il sistema internazionale. Contribuisce a un’agenda globale guidata dalle Nazioni Unite, che si tratti di ridurre la povertà, combattere la pandemia o stimolare la crescita comune. Quindi, non accetta che la risoluzione sia messa in forse.

«Gli Stati Uniti si umilieranno sfidando la risoluzione 2758 delle Nazioni Unite, minando il principio di una sola Cina: i funzionari del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti hanno recentemente espresso sostegno per una discussione incentrata sul sostegno alla capacità di Taiwan di partecipare in modo significativo alle Nazioni Unite», riportano organi di stampa del Governo di Pechino. «Questo è un tentativo da parte di Washington di sfidare fondamentalmente il principio di una sola Cina, cercando di rompere lo status quo politico della questione di Taiwan. Washington sta facendo eco alle mosse delle autorità del Partito Democratico Progressista (DPP) di Taiwan per sfidare la risoluzione 2758 a livello internazionale».

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