La nuova legge

Pechino rafforza la tutela della proprietà intellettuale

Aumenta la protezione di brevetti, farmaci, e diritto d'autore (anche online). La Cina deve rendere effettivo l'impegno assunto con Washington nel 2020.

di Rita Fatiguso

(Afp)

3' di lettura

Le dispute commerciali con gli Stati Uniti hanno spinto Pechino a un upgrade dell’intero sistema di tutela della proprietà intellettuale: brevetti, farmaci, copyright per le trasmissioni (anche online) compresi. Dal 1° giugno, con la nuova legge su brevetti e copyright, è diventato effettivo l’impegno bilaterale siglato il 15 gennaio 2020. Con la Fase 1 del negoziato commerciale i due blocchi sancivano la tregua e tra le promesse cinesi figurava, appunto, il rafforzamento dei diritti di proprietà intellettuale. Per gli americani, un punto non negoziabile.

L’impegno del presidente cinese Xi Jinping

Il presidente cinese Xi Jinping si è impegnato personalmente in più occasioni a sostenere e illustrare la svolta.

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Si concretizza così anche quell’adeguamento ormai necessario ad innalzare gli standard di protezione di un Paese che, dal canto suo, non hai smesso di innovare, nemmeno durante la pandemìa: nel 2020 la Cina ha conservato la leadership globale con 68.720 registrazioni WIPO (+16,1% sul 2019), contro le 59.230 degli Usa (+3%) e ha trainato l’Asia portando la quota mondiale al 53,7%, una percentuale che un decennio fa era soltanto del 35,7 per cento.

Vengono accolte richieste che le aziende sostenevano da anni. Finalmente sul fronte dei brevetti per design i titolari possono proteggere sia la totalità sia le singole parti di un prodotto, mentre la durata della tutela si allunga dagli attuali 10 a 15 anni. Scatta la regola della priorità nazionale in modo tale che il richiedente di un brevetto di design può rivendicare una priorità di sei mesi.

Debuttano i danni punitivi in caso di violazioni internazionali, multati fino a cinque volte tanto le misure previste. Si ammette la difficoltà per chi ha subito un danno di accertare le perdite subite, e il guadagno illecito realizzato dal presunto violatore diventa il criterio ricorrente.

Divieto di sfruttamento non in buona fede

Ma anche i titolari di brevetti devono osservare il principio della buona fede, evitando l’abuso dei diritti. Una svolta che va letta alla luce delle ultime vicende cinesi e che collega i brevetti all’Antitrust.

«L’abuso dei diritti di brevetto può anche dar luogo a rivendicazioni antimonopolistiche, se il brevetto in questione ad esempio è indispensabile per l’operatività delle aziende di un certo settore industriale – dicono Enrico Toti e Laura Formichella dello studio Nctm. Si chiarisce nella legge che se una controversia relativa a un abuso di diritto di brevetto ha l’effetto di eliminare o limitare la concorrenza, è disciplinata dalla legge Antimonopolio. In base alle linee guida Antimonopolio per il settore della proprietà intellettuale dello scorso 18 settembre, l’applicazione dei diritti di brevetto può dar luogo ad una violazione dell’Antitrust, ad esempio in caso di accordi orizzontali per esercitare congiuntamente brevetti concorrenti o l’abuso di posizione dominante sul mercato legata alla titolarità di brevetti standard essenziali».

La mossa per riformare la sanità

Sui farmaci, si introduce il meccanismo del Patent linkage, che rafforza la tutela in giudizio dei diritti di sfruttamento industriale dei prodotti di marca rispetto ai generici e si allunga la durata brevettuale di un nuovo farmaco già approvato per la commercializzazione, a compensazione delle lungaggini del sistema (Patent term extension).

Risarcimenti più pesanti scattano per violazione del copyright, e il tetto massimo per i danni passa da 1 a 5 milioni di Renminbi, con un minimo di 500. Infine, il diritto d’autore si allarga al “diritto di trasmissione” in tutte le forme più avanzate, inclusa la “trasmissione interattiva on demand”, il “download di rete”, “la trasmissione radiofonica, via cavo e il webcast”.

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