nuova «negative list»

Pechino riduce il numero di investimenti stranieri vietati, varata la nuova negative list

Scendono da 48 a 40 i settori dell'economia cinese off limits per gli investitori esteri, mentre nelle 11 zone di libero scambio si passa da 45 a 37. Pechino fa un altro passo in avanti verso la rimozione di barriere all'ingresso per i capitali esteri

di Rita Fatiguso


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3' di lettura

Scendono da 48 a 40 i settori dell'economia cinese off limits per gli investitori esteri, mentre nelle 11 zone di libero scambio si passa da 45 a 37.
Pechino fa un altro passo in avanti verso la rimozione di barriere all'ingresso per i capitali esteri, la nuova negative list apre un ciclo di apertura nel settore dei servizi, nel manifatturiero, nell'industria mineraria, nell'oil&gas, nel settore del molybdeno, antimonio, fluorite, alluminio, carta da riso e inchiostro, nell'agricoltura ma anche nella cultura e nella comunicazione, nelle agenzie di shipping.
Il premier Li Keqiang ha dunque mantenuto la promessa fatta al Boao Forum for Asia di varare entro giugno una negative list riveduta e corretta degli investimenti vietati in Cina che entrerà in vigore il prossimo 30 luglio e che sarà destinata a soppiantare il vetusto Catalogo degli investimenti autorizzati.

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I settori off limits

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«Le revisioni agli elenchi negativi della Cina annunciati il 30 giugno rappresentano un piccolo, ma gradito, ulteriore passo in avanti nel processo di apertura della Cina. La rimozione/raccolta di capitale azionario per investimenti esteri in aree selezionate dell'economia cinese – dice Jörg Wuttke, presidente della Camera di commercio dell'Unione europea in Cina - ha il potenziale di offrire nuove opportunità per alcune società europee di entrare nel mercato o espandere la propria presenza. Tuttavia, affinché questa apertura sia significativa, sono necessarie altre riforme sistemiche e amministrative più profonde». «Con queste ultime, frammentarie, revisioni degli elenchi negativi, la Cina ha di nuovo aperto le porte a nuove aree della sua economia. Ora – continua Wuttke - aspettiamo al varco riforme importanti e complementari al contesto normativo cinese che corrispondono all'ambizione di quelle fatte venti anni fa durante la sua adesione alla WTO».

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«Tutto ciò potrebbe aiutare a garantire che problemi persistenti, come le regole ambigue, la disparità di trattamento delle società straniere e il favoritismo nei confronti delle aziende di Stato siano archiviati – gli fa eco Carlo D'Andrea vicepresidente della Camera –. La modifica della negative list è un segnale positivo ma ci saremmo aspettati delle aperture più importanti. Inoltre, come evidenziato anche dal nostro Business confidence survey, è altrettanto importante ridurre le barriere di accesso al mercato indirette, come i complessi processi di approvazione amministrativa e le difficoltà nell'ottenimento alle licenze per operare».

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    «La Cina ha bisogno di riforme. Già al Boao Forum for Asia il premier Li Keqiang ha annunciato di voler aggiornare, entro giugno, la negative list riguardo l'accesso agli investimenti esteri e la negative list delle free trade zones – sottolinea l'avvocato Enrico Toti dello studio Nctm - riducendo ulteriormente le attività precluse agli investitori stranieri. Decisione è stata confermata da Gao Feng, portavoce del Ministero del commercio e varata con due decreti il 30 giugno 2019 con l'approvazione del Comitato Centrale del Partito e del Consiglio degli Affari di Stato, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma e il Ministero del Commercio».

    Nell'ultimo China Business Confidence Survey 2019, il 15% dei componenti delle Camere europee riferisce di continuare ad affrontare barriere dirette all'accesso al mercato. Il 30% ha dichiarato di trovarsi di fronte a ostacoli indiretti nell' accesso al mercato.
    Barriere di questo tipo comportano pesanti costi per le aziende, con un terzo dei membri della Camera Europea che ha dichiarato che le opportunità perse ammontavano al 10-25% delle loro entrate annuali nel 2018, e il 13% a più di un quarto.

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