Semiconduttori

Pechino stoppa la nascita di aziende cinesi nel settore dei microchip

La Commissione nazionale per le riforme, collegata al Partito comunista, teme bolle speculative. Le tensioni Usa-Cina mettono a rischio il settore

di Rita Fatiguso

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La Commissione nazionale per le riforme, collegata al Partito comunista, teme bolle speculative. Le tensioni Usa-Cina mettono a rischio il settore


2' di lettura

La Commissione nazionale per le riforme, collegata al Partito comunista, (NDRC, National and development reform commission) ha dichiarato ufficialmente che non finanzierà più progetti nel settore dei semiconduttori. Una presa di posizione, molto decisa, è dettata dal timore di bolle speculative e di fallimenti aziendali a catena.
La Cina ha grandi ambizioni nel settore dei semiconduttori, soprattutto alla luce dei recenti sforzi degli Stati Uniti di bloccare lo sviluppo della sua industria nazionale dei chip.
Ma, nonostante queste aspirazioni, suona come una beffa il fatto che nessun acquirente cinese sia stato menzionato come candidato per l'acquisto della divisione Intel cinese già messa su mercato.

La corsa al chip cinese

La gara in atto tra produttori cinesi è stata innescata, infatti, dalla guerra commerciale Usa-Cina, con gli americani in ritirata dagli investimenti in questo settore in Cina. Intel sta vendendo la sua divisione locale ai coreani, escludendo espressamente i cinesi dall'acquisto. La prospettiva di rimanere sguarniti su un settore di cruciale importanza è forte, ma altrettanto forte è il timore del Governo di Pechino di aprire un nuovo fronte fallimentare dal punto di vista industriale ed economico.

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La “sentenza” della Co mmissione cinese

La Commissione sembra irremovibile, a guardare lo statement insolitamente tranchant: ci sono aspiranti imprenditori che non hanno esperienza, né tecnologia, né talento. Quelli che propongono simili progetti, progetti definiti velleitari, non saranno finanziati. La “sentenza” del principale organo finanziatore di progetti di sviluppo in Cina è senza appello nel rifiuto di contribuire alla corsa in atto a diventare il prossimo campione cinese nella produzione dei chip. La Cina sta cercando di impedire alle aziende non qualificate di entrare nel settore dei semiconduttori anche perché il crollo di un certo numero di produttori di chip di alto profilo ha già mostrato quanto sarà difficile per il Paese costruire forti produttori nazionali di fronte alle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina che mettono a rischio il mercato del settore. Molte aziende hanno “accettato ciecamente progetti” nonostante siano privi di esperienza, tecnologia o di lavoratori qualificati nello sviluppo di circuiti integrati. Quindi la Commissione ha deciso.

Cina tagliata fuori dalle dismissioni

Se è comprensibile la severità della Commissione, è anche vero che il mercato si muove e le mosse non sembrano favorevoli alle aspirazioni cinesi nel settore dei microchip. Intel Corp, il gigante globale dei chip, ha deciso di vendere la sua attività di memoria in Cina a un acquirente sudcoreano. Questa contromossa viene letta da Pechino come un ulteriore sforzo degli Stati Uniti per ostacolare le ambizioni di produzione di chip cinesi. L'accordo è un campione d'incassi: SK Hynix pagherà 9 miliardi di dollari per il business delle memorie flash NAND di Intel. Certo l'azienda statunitense dei chip punta a uscire da un'area non correlata al core business, quella collegata alla produzione di chip high-tech che alimentano computer desktop e laptop. Ma è un fatto: la vendita renderà la coreana SK Hynix il secondo giocatore al mondo per questo tipo di memoria.


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