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Pechino taglia la lista degli investimenti vietati agli stranieri

Un atto di buona volontà (i settori off limits passano da 131 a 123) nel pieno del negoziato UE-Cina per il trattato bilaterale

di Rita Fatiguso

Commercio, Pechino boccia le politiche Usa contro la Cina

3' di lettura

Il 35esimo round dei negoziati in corso da 7 anni per il Bilateral investment agreement (BIT) tra Europa e Cina è stato prolungato ed è in corso in questi giorni.
Si continua a limare il testo, comma dopo comma, e gli Stati dell’Unione Europea, Germania e Francia in testa, sarebbero d’accordo, in linea di principio, con la chiusura entro l’anno.
Per il presidente cinese Xi Jinping è una promessa, lanciata a novembre, da mantenere a ogni costo, “bruciando” sul fronte del multilateralismo i rivali americani. Il nuovo presidente Joe Biden, d’altronde, si insedierà alla Casa Bianca solo il 20 gennaio.

Gli ostacoli da rimuovere

L'accesso al mercato cinese resta, tuttavia, uno dei punti chiave da superare. Per queste ragioni il presidente cinese - che di recente ha benedetto gli aggiornamenti alla legge sulla proprietà intellettuale - adesso mette sul tavolo, come prova di buona volontà, il taglio ulteriore della lista degli investimenti vietati agli stranieri in Cina.

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Le società straniere d’ora in poi potranno esplorare e produrre petrolio e gas in Cina. Pechino ha infatti appena ridotto il numero di settori e industrie vietati agli investitori stranieri nella sua ultima lista negativa per l'accesso al mercato.

La lista ha sostituito il catalogo degli investimenti che veniva periodicamente aggiornato, un elenco compilatorio di attività autorizzate in Cina.

Con la lista negativa la prospettiva cambia completamente. “Questa lista si applica a tutti - dice Carlo D’Andrea, presidente della Camera di commercio europea in Cina di Shanghai -. E’ stata decisa dal ministero del Commercio e dalla NDRC. Il nuovo taglio è notevole se si pensa che nel 2018 erano 151 i settori off limits”. L’interpretazione della Camera è quella che equipara aziende locali a quelle straniere. “Più si assottiglia, più l’apertura del mercato è effettiva”, commenta D’Andrea.

La sforbiciata alla lista

L’elenco 2020 delle industrie che sono limitate o vietate è stato ora ridotto a 123, secondo un documento pubblicato dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (NDRC), rispetto ai 131 settori nell'elenco del 2019.

Anche la restrizione alle imprese straniere che cercano di effettuare la valutazione delle emissioni di carbonio in Cina è stata revocata.

La Cina allenta quindi le restrizioni agli investimenti esteri sulla lista negativa proprio in vista degli ultimi colloqui con la UE.

La pubblicazione arriva mentre la Cina e l'Unione Europea affrontano l'ultimo round.

L’interscambio tra i due blocchi

La Cina anche in ottobre stando ai dati Eurostat è il principale partner commerciale dell’Unione europea.

La svolta si è realizzata in luglio, con il sorpasso della Cina sugli Usa. Gli scambi UE-Cina nei primi dieci mesi del 2020 si sono attestati a circa 477,7 miliardi di euro (582,8 miliardi di dollari USA), con un aumento del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2019, sempre secondo Eurostat.

Al contrario, il commercio di merci con gli Stati Uniti nel periodo gennaio-ottobre è sceso a 460,7 miliardi di euro, in calo dell'11,2% su base annua. Il commercio internazionale della UE è bruscamente diminuito da febbraio in poi e ha raggiunto il suo minimo ad aprile, dopo che l’Europa è stata identificata dall’Organizzazione mondiale della sanità come l’epicentro del COVID-19 a metà marzo.

Gli scambi di merci sono aumentati in maggio e si sono stabilizzati a giugno, sebbene ancora al di sotto dei livelli pre-pandemici. A ottobre, l’UE ha esportato beni per 178,9 miliardi di euro, in calo del 10,3% su base annua, e ha importato 150,8 miliardi di euro, con un calo del 14,3% rispetto al mese di ottobre del 2019.


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