MILANO

Peck raddoppia a CityLife con gastronomia e piccolo bistrot

di Maria Teresa Manuelli

Courtesy Peck

3' di lettura

Ha aperto lo scorso 27 novembre il secondo punto vendita italiano di Peck, celebre marchio dell'alta gastronomia milanese. Dopo gli store in Giappone e Corea, l'icona meneghina sceglie ancora il capoluogo lombardo dove è nato nel 1883. Non più il quartiere Duomo - dove da sempre ha sede lo storico negozio di via Spadari - ma il nuovissimo CityLife Shopping District. “In una città ormai multicentrica – spiega l'amministratore Leone Marzotto –, l'idea era di avere un nuovo punto di riferimento”.

E nessun altro posto poteva adattarsi alle esigenze del brand meglio del nuovo shopping district: il nuovo Peck sorge in un padiglione dalle forme organiche, posto in piazza Tre Torri, baricentrico rispetto all'ingresso dello CityLife e delle architetture simbolo della nuova città. “E' bello anche il contrasto tra la struttura modernissima del City Life e quella dello store, che richiama le vetrine e gli arredi ormai iconici di via Spadari ma con qualche tocco di modernità e reinterpretazione”. Lo Studio Vudafieri-Saverino Partners ha curato il progetto: l'obiettivo è stato quello di realizzare un ambiente ricco di elementi simbolici per ricucire l'identità storica di Peck con la sua dimensione più contemporanea e moderna. Un ponte tra la tradizione dell'alta gastronomia meneghina e la nuova città.

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Courtesy Peck


Le anime del nuovo spazio Peck CityLife - 300 mq - sono quattro. La gastronomia accoglie il visitatore all'ingresso, mettendo in scena l'identità che passa attraverso il prodotto, il gesto, il rapporto tra personale e ospite. Il bancone è stato interamente disegnato per offrire prestazioni tecniche, estetiche, di praticità, introducendo anche una nuova possibilità: quella di mangiare direttamente seduti al bancone. Un trionfo di salumi, formaggi, pasta fresca, gastronomia pronta, carni pregiate, tartufi, caviale e tutto il luxury food per cui Peck è rinomato. Nel cuore del locale, la zona ristorante è delimitata da confortevoli panche e da pareti espositive ritmate da montanti neri verticali e da lunghe mensole in legno per l'esposizione dei prodotti Peck. “La cucina è guidata da Alberto Ciceri, ma in realtà è un lavoro di équipe tra sala, staff di cucina e gastronomia: non c'è separazione tra gli ambienti e tutti concorrono all'esperienza degustativa. Per esempio, i salumi e i formaggi proposti vengono preparati e consigliati direttamente dai banconisti, veri esperti della materia. Oppure si può ordinare al tavolo quello che si vede nei banchi”.

Courtesy Peck

Menù tipico milanese

L’offerta dei piatti è quella tipica milanese, con una serie di ‘signature dishes' - costata di manzo di Peck, risotto giallo con ossobuco, costoletta alla milanese - e piatti del giorno. Gli antipasti, invece, sono concepiti per la condivisione e tratti dai ‘must Peck' di gastronomia, come insalata russa, paté, gamberi in salsa rosa, vitello tonnato… L'enoteca ha un'importante parete espositiva con un'attenta selezione di 150 etichette, un assaggio del grande negozio del centro di Milano. “Abbiamo fatto una selezione, soprattutto italiane e francesi, rispetto alle nostre 3mila etichette di via Spadari. E' comunque sempre possibile ordinare dal catalogo tutto l'assortimento”.

Courtesy Peck

L'ultima anima è il banco della cocktail station, rivestito da piastrelle dipinte a mano con un disegno unico realizzato solo per Peck, ripreso da una fotografia storica del locale. Riccardo Brotto, noto bartender, è affiancato da un barman e una barlady, che hanno creato cocktail interpretando la storia di Peck, dall'epoca in cui Gabriele D'Annunzio frequentava via Spadari, fino a quelli dedicati ai locali asiatici e allo stesso CityLife.

Il locale è aperto sette giorni su sette, dalle 9 alle 23 (domenica alle 21) e impiega 25 persone, di cui 5, soprattutto banconieri, provengono direttamente dalla sede. “La selezione del personale è stata davvero attenta, volevamo solo i migliori. Durante l'anno abbiamo fatto 30 ore di colloqui alla settimana per tre mesi. Di tutte le persone viste ne abbiamo presa circa 1 ogni 100. Questi hanno poi passato quattro mesi di formazione in via Spadari”.

Per il futuro l'intenzione è di non fermarsi qui, già dal 2019. “Non abbiamo ancora valutato una città precisa: abbiamo sotto mano diverse proposte, ma non è facile selezionare il partner giusto. Delle varie location ipotizzate nei mesi scorsi da tante testate, in realtà ancora non c'è nulla di reale, ma di certo questo è solo l'inizio”.

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