Circolazione stradale

nuove tariffe

Pedaggi autostradali, si risparmierà davvero?

Al di là degli annunci, la riduzione dei costi per viaggiare in autostrada non è così scontata a causa dell’incrocio di diversi parametri

di Maurizio Caprino


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4' di lettura

«Rivoluzione tariffaria», «pedaggi contenuti» e altre definizioni che danno molta speranza a chi percorre le autostrade italiane. Ma è vero che con i nuovi criteri stabiliti dall’Art (Autorità di regolazione dei trasporti) gli utenti potranno risparmiare? Non proprio: il risultato finale dipenderà dall’incrocio tra vari parametri e non sarà uguale per tutti i percorsi. Inoltre, al momento restano alcune incognite. Ecco cosa aspettarsi.

Si tratta di andare oltre gli annunci e le polemiche che stanno accompagnando la delicata partita politico-economico-finanziaria tra Governo e gestori autostradali sul rinnovo delle concessioni e l’eventuale revoca della concessione al più importante di essi (Autostrade per l’Italia, che gestiva il Ponte Morandi crollato il 14 agosto dello scorso anno e fa parte del gruppo Atlantia del cui apporto lo stesso Governo avrebbe bisogno per chiudere positivamente il salvataggio dell’Alitalia).

Queste vicende s’intrecciano tra loro e influiscono sulle tariffe autostradali perché l’Art ha solo il potere di introdurre un modello tariffario. A fissare i pedaggi che dovranno effettivamente essere pagati è il Governo (dopo trattative con i gestori), per cui nelle scelte finali la componente politica resta forte.

I nuovi vincoli per i gestori
A un primo sguardo, si dovrebbe risparmiare: il nuovo sistema cambia alcune voci su cui tradizionalmente i gestori hanno fondato i loro ricchi utili. I punti più importanti sono due: il recupero di efficienza e gli investimenti.

Il recupero di efficienza è una quota di costi che si presume il gestore risparmi con l’andare del tempo, man mano che i costi di costruzione di un’autostrada vengono ammortizzati. L’Art ha calcolato questa quota per ogni singolo gestore.

Quanto agli investimenti, ci sono due parametri: la quota di quelli programmati ed effettivamente realizzati e le penalità (anche con blocco dei rincari tariffari che invece finora scattano annualmente) per la quota non realizzata per responsabilità imputabile al gestore.

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Applicazione ancora incerta
Nella pratica, però, non è detto che i pedaggi diventeranno più economici o che i rincari saranno fermati. Per motivi che riguardano anche i nuovi vincoli appena citati.

Nel recupero di efficienza, la metodologia di calcolo dell’Art ha scatenato la reazione dei gestori, che l’hanno bollata come «opaca» e hanno paventato che i risparmi vengano ottenuti tagliando manutenzioni e posti di lavoro. E soprattutto quest’ultimo è un argomento cui nessun governo è insensibile, per cui in sede politica potrebbero essere apportati correttivi.

Sugli investimenti bisogna innanzitutto vedere come si riuscirà a distinguere quelli non effettuati per motivi imputabili al gestore: occorrono controlli incalzanti da parte del ministero delle Infrastrutture (che ancora per qualche tempo avrà personale insufficiente e poco formato) e possibilmente bisognerà tenere conto del fatto che alcuni investimenti sono stati inseriti nei piani economico finanziari (fatti approvare a suo tempo dai gestori allo stesso dicastero) non tanto per essere davvero realizzati ma per giustificare una proroga della concessione. Anche qui molto dipenderà dalla politica.

Vanno poi considerati altri fattori tecnico-politici. Per esempio, le tariffe della Torino-Milano dovrebbero essere gravate anche dei costi necessari al completamento dell’Asti-Cuneo (dello stesso gestore, che ha concordato l’operazione con l’attuale ministro, Danilo Toninelli).

Rincari nascosti
C’è poi la possibilità che venga inserita una voce in più nel pedaggio: quella ambientale. È appena successo in una nuova convenzione di concessione, appena approvata secondo i criteri Art ora ufficializzati per l’intero sistema: quella dell’autostrada del Brennero.

Nulla impedisce che venga introdotta una componente ambientale anche per altre tratte. Anche perché da anni gli indirizzi Ue lo prevedono, soprattutto per disincentivare il traffico pesante. Peraltro la Ue si è appena data anche obiettivi di contenimento delle emissioni di CO2 (climalterante) e di NOx (emesso dai motori diesel).

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Gli sconti per moto e pendolari

Fin qui i nuovi criteri tariffari destinati a diventare permanenti quando il ministero avrà completato il giro dei nuovi piani finanziari di tutti i gestori (ci vorranno mesi). Ma di qui a fine anno ci sarà u n'altra occasione di risparmio, sia pure transitorio.

L'occasione riguarda i motociclisti, cui dall'estate 2018 è concesso uno sconto del 30% per compensare l'anomalia di un trattamento tariffario identico a quello delle auto. L'agevolazione è scaduta ma è stata prorogata fino a fine anno, con un accordo ministero-Aiscat (l'associazione dei gestori). Non è però un gran beneficio, come mostrato dalle cifre sugli sconti effettivamente praticati pubblicate dal Sole 24 Ore lo scorso anno: molti motociclisti vi hanno rinunciato, perché occorre sottoporsi a pratiche burocratiche per risparmiare qualcosa solo di rado (in moto si tende a non fare quei viaggi lunghi per i quali normalmente si sceglie di percorrere autostrade).

La controprova sta nel fatto che maggiore successo l'ha avuto lo sconto riservato agli automobilisti pendolari, nonostante fosse minore (20% al massimo) e anch'esso richiedesse adempimenti burocratici. Però proprio il successo dell'iniziativa ha fatto calare in modo sensibile gli incassi dei gestori, che alla scadenza del dicembre 2017 non sono stati disponibili a proroghe.

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