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Autostrade, pedaggi verso aumenti tra l’1,5% e il 3,5%

Sale l’attesa per il decreto ministeriale che fissa gli adeguamenti delle tariffe sulla rete nazionale a partire dal 1° gennaio 2023

di Marco Morino

(Agf)

2' di lettura

Fine d'anno con il fiato sospeso per automobilisti e autotrasportatori: c’è attesa per il decreto ministeriale di San Silvestro che fissa gli aumenti dei pedaggi sulla rete autostradale nazionale a partire dal 1° gennaio 2023. Lo scorso anno (1° gennaio 2022) non ci fu alcun rincaro sul 98% degli oltre 6mila chilometri di rete autostradale a pedaggio. L'unico adeguamento riguardò la tratta A21 Piacenza-Brescia gestita da Autovia Padana (gruppo Gavio): +5,45 per cento.

Anche le concessionarie sono in trepida attesa, visto che dopo il crollo del ponte Morandi di Genova (14 agosto 2018) gli incrementi dei pedaggi, che in passato seguivano una sorta di automatismo, sono stati di fatto congelati per quattro anni.

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Le società concessionarie, interpellate dal Sole 24 Ore, oppongono il massimo riserbo: spiegano che saranno i ministeri competenti, Infrastrutture e trasporti (Mit) di concerto con Economia e finanze (Mef), ad autorizzare o meno le richieste di aumento. Il dossier pedaggi è dunque nelle mani dei ministri leghisti Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti (ma non mancherà certo la supervisione del premier Giorgia Meloni).

Nei mei scorsi, Roberto Tomasi, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (Aspi), il principale gestore italiano a cui fa capo circa il 50% della rete a pedaggio, aveva pubblicamente parlato di una richiesta di aumento dell'1,5 per cento. Aspi, una delle poche concessionarie autostradali che ha visto approvato il Pef, prevede 21,5 miliardi di spesa per l'ammodernamento della rete, la maggior parte dei quali concentrati nei prossimi 10 anni: 7 miliardi in manutenzioni e 14,5 miliardi in nuove opere, tra cui il passante di Bologna, la gronda di Genova e la costruzione di terze e quarte corsie. Nel piano di Aspi, un ruolo chiave è affidato allo sviluppo digitale, in particolare per le manutenzioni di ponti, viadotti e gallerie.
Il gruppo Gavio, secondo gestore nazionale alle spalle di Aspi, conferma di aver presentato al ministero richiesta di aumento su tutte le tratte in concessione, sulla base sia dei contratti in essere sia di quelli in via di adeguamento. Da Tortona fanno sapere che nel primo semestre 2022 sono stati investiti, sulle tratte di competenza, circa 360 milioni di euro in nuove opere e che, a fine 2022, questa cifra dovrebbe raggiungere i 700 milioni. Gavio non fornisce indicazioni sull’entità degli aumenti tariffari, differenziati a seconda delle tratte. Fonti della Teem (Tangenziale est esterna di Milano, società cha fa capo al gruppo Gavio) indicano una richiesta di aumento, per la sola tangenziale milanese, di circa il 3,5 per cento.

Le valutazioni del governo dovranno tenere conto dei rispettivi Pef, cioè i piani economico-finanziari basati sui programmi di investimento di ciascuna concessionaria. Dalle primissime indicazioni, emerge che le concessionarie italiane avrebbero comunque proposto aumenti assai inferiori a quelli già concessi in altri Paesi europei (Francia +4,7%, Spagna +4% ma la richiesta era +8,4%) con sistemi concessori e regolatori simili all'Italia. È previsto, in alcuni casi, un meccanismo di sconto per limitare l’impatto dell'eventuale aumento sugli utenti.

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