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Peimar, la produzione a 1,2 milioni di pannelli con robot e investimenti

di Luca Orlando

Made in Italy. In alto la produzione di pannelli fotovoltaici nel sito bresciano di Peimar, qui a sinistra una fase produttiva delle colonnine di ricarica e wallbox della bergamasca Scame

3' di lettura

«Ci siamo quasi, si parte a settembre. Anche se l’ampliamento è già assorbito dalle richieste di mercato: fino a dicembre la produzione è già tutta venduta». Problemi relativi, quelli di Marco Casale, che molti imprenditori vorrebbero avere. Quelli legati ad una domanda esplosiva, difficile da cavalcare a maggior ragione se il punto di partenza è quello di un Pmi, con una potenza di fuoco limitata in termini di investimenti. La bresciana Peimar, tuttavia, è esattamente in rotta in quella direzione, con l’obiettivo di portare la propria capacità produttiva annua di pannelli fotovoltaici a 500 Megawatt, un balzo di quasi il 50% rispetto ai livelli attuali. «Si lavora su tre turni - spiega l’ad - ma la domanda è ancora superiore. Tra un paio di mesi, comunque, amplieremo la capacità in modo produrre 1,2 milioni di pannelli all’anno, il che consentirà di assecondare almeno in parte la crescita».

Dirompente, per una azienda che solo nel 2020 fatturava 54 milioni di euro e mette ora nel mirino quota 100. «Fino alla fine dell’anno siamo saturi - spiega Casale - e in realtà già anche per i primi mesi del 2023. Ecco perché il piano di ampliamento procederà anche nei prossimi anni».

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I progetti futuri prevedono infatti l’espansione in un nuovo capannone in grado di ospitare l’intera logistica, liberando spazio nella struttura attuale per avviare una nuova linea di produzione di pannelli. Con l’idea di arrivare ad un output potenziale di 750 Mw, per poi passare ad un Gigawatt nell’arco di tre-quattro anni.

«Per investire serviranno nuovi fondi - aggiunge Casale - ma io credo che da parte delle banche potrà esserci un buon interesse, tenendo conto delle produzioni “green” che verrebbero finanziate». Se la transizione green non sarà indolore per il sistema manifatturiero italiano, in particolare per la meccanica, Peimar, così come Scame (si veda articolo a fianco, ndr.), rappresenta invece un esempio plastico delle opportunità possibili, intercettando una domanda tonica in Italia ma anche oltreconfine. «La spinta legata ai superbonus in Italia è stata potente e sul mercato interno avremmo potuto fare anche di più - aggiunge l’ad - ma questo avrebbe significato sacrificare l’export e le quote di mercato oltreconfine. Puntare tutto sull’Italia, rischiando poi di vedere un mercato fortemente ridotto allo scadere dei bonus non sarebbe stata una scelta saggia».

L’azienda, che realizza i pannelli in Italia, acquista invece dall’Asia la parte elettronica degli impianti, cioè inverter e batterie ma in prospettiva qualcosa cambierà.

«Nel piano a 5 anni - chiarisce l’ad - puntiamo a produrre gli inverter qui a Brescia, così come qui produrremo dei meccanismi di ottimizzazione per i pannelli, strumenti che abbiamo appena presentato all’ultima fiera del settore a Monaco».

Percorso di crescita che sarà accompagnato anche da un ampliamento dell’organico, con nuove assunzioni già avviate per il reparto di assistenza tecnica e l’area di produzione. Che tuttavia crescerà meno che proporzionalmente rispetto al progresso dei volumi per effetto di una automazione spinta e progressiva, che riguarda il processo e anche le attività di fine linea.

«Tra Brescia e mercati esteri l’organico attuale è di 80 persone - aggiunge Casale - ma da qui a fine anno penso saremo almeno 20-25 in più. La crescita prevista dei nostri ricavi è nell’ordine del 30% e mi pare un trend corretto: meglio avere progressi continui e sostenibili che scatti estremi che rischiano di sbilanciare la struttura».

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