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«Pelican Blood», un dramma sulla maternità apre la sezione Orizzonti

Il film inaugurale della rassegna è l'opera seconda di Katrin Gebbe, regista tedesca classe 1983. Protagonista la bravissima Nina Hoss

di Andrea Chimento


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Pellican Blood

2' di lettura

Una grande interpretazione apre la sezione Orizzonti della Mostra di Venezia 2019: è quella di Nina Hoss, protagonista di «Pelican Blood», opera seconda di Katrin Gebbe, regista tedesca classe 1983.

L'attrice, nota per aver lavorato in diversi film di Christian Petzold (come «La scelta di Barbara» e «Il segreto del suo volto»), veste i panni di Wiedke, una donna che ha adottato due figlie da crescere da sola.

La più piccola, però, mostra presto di avere dei disturbi dell'attaccamento che rendono per lei impossibile creare legami emotivi con chiunque: Wiedke sarà così costretta a fare delle scelte estreme per provare a uscire da questa difficile situazione.

È un film profondamente allegorico, a partire dal titolo che fa riferimento a un animale dalla grande forza simbolica: secondo la leggenda, infatti, il pellicano è pronto a trafiggersi il petto con il becco per dare il suo sangue come nutrimento ai piccoli (un'immagine che lo ha reso anche un simbolo cristiano, rappresentando il sacrificio di Gesù per la salvezza dell'umanità).

Non si tratta soltanto di un dramma psicologico, ma di un film che ha momenti da thriller, tanto è alta la tensione creata dalla vicenda proposta: la donna protagonista è spinta al limite della sua salute fisica e psicologica e le conseguenze saranno imprevedibili.

Pellican Blood

Punta proprio su questa particolarità della trama questo lungometraggio dal soggetto intenso, che soffre però di una certa prolissità: nella prima parte il coinvolgimento è buono, ma nella seconda il film prende una piega dai toni esoterici piuttosto stonata e non necessaria.

Dopo aver presentato al Festival di Cannes il suo esordio «Nothing Bad Can Happen» nel 2013, Katrin Gebbe conferma che il suo stile si deve ancora affinare, seppur abbia già dimostrato una notevole padronanza nella direzione degli attori, compresi quelli più piccoli.

Nina Hoss è senza dubbio una delle attrici tedesche più brave in attività, risultando sempre credibile in un ruolo tutt'altro che semplice. Sicuramente sarà tra le favorite per ottenere il riconoscimento per la miglior interpretazione femminile della sezione: in caso, sarebbe l'ennesimo premio di un ricco palmarès, che può vantare anche l'Orso d'argento per la miglior attrice al Festival di Berlino per «Yalla», altro film diretto dal bravissimo Christian Petzold.

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