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Usa, passa alla Camera l’impeachment per Trump

La procedura andrà al Senato. Quello uscente diventa il primo presidente della storia a finire in stato d’accusa due volte, dopo il caso Ucrainagate

Impeachment, Trump: "Assolutamente ridicolo"

La procedura andrà al Senato. Quello uscente diventa il primo presidente della storia a finire in stato d’accusa due volte, dopo il caso Ucrainagate


3' di lettura

La speaker della Camera Nancy Pelosi ha dichiarato approvata la mozione di impeachment con 232 sì (dieci repubblicani), 197 no e 5 astenuti. Con una procedura lampo di un solo giorno, la Camera Usa ha varato l’azione contro Donald Trump per incitamento all’insurrezione: per aver incoraggiato i suoi fan ad assaltare il Congresso e impedire la certificazione della vittoria di Joe Biden. Subito raggiunto, a votazione in corso, il quorum della maggioranza semplice dei 217 voti. A favore della risoluzione di impeachment hanno votato dieci deputati repubblicani su 211. La Casa Bianca se ne aspettava circa 20. Nella prima messa in stato d’accusa per l’Ucrainagate nessuno esponente Gop aveva rotto le righe. Per i Demm 222 si. Per i repubblicani 197 no. Cinque parlamentari si sono astenuti. Trump diventa così il primo presidente della storia a finire in stato d’accusa due volte, dopo quella per l’Ucrainagate.

Passata alla Campera, la procedura d’impeachment deve però ottenere l’approvazione dei due terzi del Senato, e dunque richiede l’adesione di diversi senatori repubblicani. Il voto al Senato peraltro non è imminente e potrebbe avvenire dopo l’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca. La consigliera della Casa Bianca Hope Hicks, a lungo a fianco di Donald Trump, intanto si è dimessa.

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Il voto alla Camera si è svolto dopo che il vicepresidente Mike Pence si è rifiutato di invocare il 25° emendamento e strappare i poteri a Donald Trump. «Non è nell'interesse del paese o in linea con la Costituzione», ha detto in una lettera indirizzata alla Speaker della Camera, Nancy Pelosi. Una missiva che è arrivata mentre in aula era in corso il dibattito sulla risoluzione per chiedere proprio al vicepresidente di ricorrere al 25° emendamento e rimuovere Trump.

Il dibattito e il voto sono andati avanti lo stesso: la risoluzione è stata approvata con 223 voti a favore e 205 contrari. Ma si tratta di un via libera puramente simbolico dopo lo schiaffo di Pence che, oltre a chiudere alla rimozione di Trump, ha esortato anche Pelosi e il Congresso a «evitare azioni che dividerebbero e infiammerebbero ulteriormente la passione del momento».

Con il no secco di Pence i democratici si preparano ora a procedere con l'impeachment, il secondo per Trump. Il presidente è sempre più isolato e il suo stesso partito ne sta prendendo le distanze. L'elenco dei deputati repubblicani che intendono votare a favore dell'impeachment si allunga con il passare delle ore. A rompere il ghiaccio è stato John Katko di New York, seguito da Liz Cheney. La figlia dell'ex vicepresidente Dick Cheney e terza nella gerarchia repubblicana alla Camera ha usato parole dure contro Trump, accusato di aver «acceso il fiammifero» delle proteste. Il leader della minoranza repubblicana alla Camera, Kevin McCarthy, ha però affermato in aula che Donald Trump porta la responsabilità per l'assalto al Congresso ma si è detto contrario ad un impeachment così a ridosso della fine del mandato. Mentre il leader Repubblicano al Senato, Mitch Mcconnell, si è detto contrario a convocare una sessione straordinaria del Senato per votare l’impeachment.

L'annuncio di Liz Cheney segue le indiscrezioni su Mitch McConnell. Il leader dei repubblicani in Senato, e per anni alleato del presidente, sarebbe furioso con Trump per le proteste in Congresso e lo riterrebbe responsabile di offese da impeachment. McConnell - riporta il New York Times - vedrebbe la messa in stato di accusa come la strada maestra per “liberare” il partito da Trump, anche se non ha rivelato come voterà su questo tema. Nelle ultime ore McConnell avrebbe avuto contatti anche con Joe Biden. Il presidente eletto gli avrebbe chiesto se riteneva che il Senato potesse in parallelo occuparsi della conferma delle sue nomine e dell'impechament. McConnell gli ha assicurato una risposta al più presto.

Intanto proseguono i preparativi per la cerimonia di insediamento di Biden. I 15.000 agenti della Guardia Nazionale a Washington saranno in parte armati, e il Secret Service sta allestendo una maxi-operazione di sicurezza per blindare la città. Il timore è di nuove proteste violente: almeno 16 gruppi, di cui alcuni armati, si sono fatti avanti per manifestare.

Infine, Youtube ha sospeso il canale Donald Trump per una settimana per aver postato un video che incita alla violenza. Il presidente non potrà caricare nuovi contenuti per un «minimo di una settimana».

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