IL RAPPORTO

Pendolaria, allarme di Legambiente: al Sud pochi treni e vecchi

L’età media è 19,3 anni rispetto ai 12,5 al Nord. Cinque milioni e 699mila persone prendono ogni giorno in Italia treni regionali e linee metropolitane. «Assenza totale di regia lungo alcune direttrici importanti»

di Andrea Carli

Pendolaria, da Palermo a Matera: le 10 storie di successo al Sud

L’età media è 19,3 anni rispetto ai 12,5 al Nord. Cinque milioni e 699mila persone prendono ogni giorno in Italia treni regionali e linee metropolitane. «Assenza totale di regia lungo alcune direttrici importanti»


5' di lettura

Un’Italia che registra differenze enormi nella qualità e nell’offerta del servizio ferroviario. È quella che viene fuori da Pendolaria 2019, il rapporto di Legambiente presentato oggi a Palermo. Al Sud la situazione, mette in evidenza il report, è «drammatica». I treni sono vecchi (età media 19,3 anni rispetto ai 12,5 al Nord) e pochi (sono stati addirittura ridotti gli intercity e i regionali in circolazione negli ultimi dieci anni) e viaggiano su linee in larga parte a binario unico e non elettrificate.

Rispetto al resto del Paese sono di meno sia le Frecce, che gli Italo, gli Intercity e i regionali. Nel complesso, i numeri e le statistiche raccontano un Paese in cui cresce la voglia di trasporto su ferro. Per quanto riguarda l'Alta Velocità alcune coppie di treni viaggiano oltre Salerno per arrivare a Reggio Calabria e Taranto, o si avventurano fino a Bari, ma nulla è paragonabile con l'offerta al centro-nord.

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Il punto debole del sistema è fuori dalle direttrici dell’alta velocità
Il problema del trasporto ferroviario in Italia è che fuori dalle direttrici principali dell’alta velocità, e dalle Regioni che in questi anni hanno investito, la situazione del servizio è peggiorata, con meno treni in circolazione, e di conseguenza scende il numero di persone che prende il treno. Solo negli ultimi anni c’è stato un recupero dell’offerta di servizio Intercity - treni fondamentali nelle direttrici fuori dall’alta velocità, in particolare al sud e nei collegamenti con i centri capoluogo di Provincia ma dal 2010 al 2017 la riduzione delle risorse, con proroghe del contratto tra il Ministero delle Infrastrutture e Trenitalia, ha portato a una riduzione drastica dei collegamenti che emerge con chiarezza dal bilancio consolidato di Trenitalia.

LA SITUAZIONE
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«Assenza totale di regia lungo alcune direttrici importanti»
Ci sono in tutta la Sicilia 486 corse al giorno dei treni regionali contro le 2.560 della Lombardia: quasi 5,3 volte tanto (a fronte di una popolazione di 5 milioni di persone in Sicilia e 10 milioni in Lombardia). Le corse giornaliere in Provincia di Bolzano sono 266, quasi quante quelle offerte in Sardegna (297) dove però la popolazione è oltre il triplo. In Calabria sono 341 le corse giornaliere, meno delle 355 effettuate in Liguria dove popolazione ed estensione sono inferiori. L’indagine parla di «assenza totale di regia e controllo lungo alcune direttrici importanti».

Tra Cosenza e Crotone, ad esempio, non esiste collegamento diretto e servono almeno un cambio e quasi 3 ore di tragitto per percorrere 115 km. Tra Ragusa e Palermo sono previsti solo 3 collegamenti al giorno, tutti con un cambio, per arrivare a destinazione in 4 ore e mezza (erano 4 tre anni fa). Tra Siracusa e Trapani (266 chilometri in linea d’aria) esistono solo tre possibilità e la più rapida richiede 11 ore e 21 minuti, con tre cambi. In Basilicata tra Potenza e Matera con Trenitalia non è più previsto alcun collegamento e con le Ferrovie Appulo Lucane servono 2 cambi e 3 ore e 20 minuti (di cui una parte in pullman per lavori sulla linea). In Puglia, invece, tra Taranto e Lecce almeno esiste un Intercity Notte che transita in orari di pendolarismo, però solamente da Taranto verso Lecce.

Il «clamoroso successo» dell’Alta velocità
Il numero di coloro che invece ogni giorno prendono il treno per spostarsi su collegamenti nazionali è di circa 50mila persone sugli Intercity e 170mila sull’alta velocità tra le Frecce di Trenitalia ed Italo. I numeri sono complessivamente in aumento, ma con rilevanti differenze: mentre sugli Intercity tra il 2010 ed il 2018 abbiamo una riduzione che sfiora il 46%, sulle Frecce di Trenitalia si verifica un +114%, incluso Italo che è in forte crescita. I numeri dell’Alta velocità sono cresciuti di anno in anno, grazie al raddoppio della flotta dei treni AV: 74 nel 2008, 144 nel 2019. I passeggeri trasportati sui treni AV di Trenitalia sono passati dai 6,5 milioni del 2008 a 40 milioni nel 2018, con un aumento del 517 per cento. Il report parla di: «Clamoroso successo dell’Alta velocità». Tra Firenze e Bologna l’offerta di treni, per quantità e velocità, non ha paragoni in Europa: 164 treni che sfrecciano a 300 km/h nei due sensi di marcia ogni giorno (erano 162 lo scorso anno, 152 due anni fa, 142 tre anni fa, ed erano solo 18 gli Eurostar nel 2002).

Dalla Lombardia alla Puglia: le buone pratiche del trasporto regionale
Ma anche nel trasporto regionale i dati sono significativi. In Lombardia coloro che prendono ogni giorno il treno sono arrivati ad 802mila (con un +6,9% nel 2018) e +43,4% rispetto al 2009, quando erano 559mila. In Alto Adige, gli investimenti in nuovi treni e corse frequenti mostrano addirittura nelle linee riqualificate i passeggeri sono triplicati (da 11.000 nel 2011 a quasi 30.000) e continuano ad aumentare le corse e gli investimenti, come quelli per l’elettrificazione delle linee con i lavori già in fase avanzata. Sono 31mila i viaggiatori in più in Puglia e sono 100mila in Emilia-Romagna. O nelle città, come a Milano dove le linee di metropolitana segnano una continua crescita, con 12,5 milioni di passeggeri in più nei primi 9 mesi del 2019 (+4,7% rispetto al 2018) e, rispetto al 2013, di un aumento del 21,1%; a Firenze dove il tram trasporta oltre 93.000 persone al giorno ed a Bergamo dove nel 2018 sono stati 3,75 milioni i passeggeri trasportati dal Tram delle Valli (un +5,7% in più rispetto al 2016).

PASSEGGERI AL GIORNO DEL TRASPORTO FERROVIARIO REGIONALE

Fonte: Legambiente, Rapporto pendolari 2019

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In oltre 5 milioni prendono ogni giorno treni regionali e metropolitane
Cinque milioni e 699mila persone prendono ogni giorno in Italia treni regionali e linee metropolitane. Nel 2018, rispetto all’anno precedente, circa 45mila persone in più hanno preso i treni regionali (+1,6%) e anche coloro che utilizzano le linee metropolitane sono aumentati, con quasi 65mila viaggiatori giornalieri in più (+2,4%). Nel 2014 il numero di viaggiatori era complessivamente di 5,1 milioni, per cui si deve segnalare una crescita dell'11,7% in cinque anni. Nel dettaglio, i passeggeri che usufruiscono del servizio ferroviario regionale sono 2milioni e 919mila, di cui 1,413 milioni utilizzano i convogli di Trenitalia e 1,506 milioni quelli degli altri 20 concessionari. L’aumento di passeggeri sui treni regionali dal 2010 a oggi è stato dell'8,2%.

Metropolitane in sette città italiane
Due milioni e 78mila persone al giorno prendono, invece, le metropolitane presenti in 7 città italiane (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania), con un aumento complessivo di quasi 65mila passeggeri tra il 2018 e il 2017, dovuto in particolare alle linee di metro di Milano, Catania e Brescia dove si registra una crescita costante e consistente.

In dieci anni calo dei finanziamenti statali del 21,5%
I finanziamenti statali per il servizio ferroviario regionale hanno registrato una diminuzione tra il 2009 ed il 2019 del 21,5%, mentre i passeggeri crescevano di oltre l’8%. Per i trasporti su gomma e su ferro si è passati da una disponibilità di risorse di circa 6,2 miliardi di euro a 4,8 miliardi nel 2019. Nella XVII legislatura per il servizio del trasporto pubblico locale la dotazione di risorse è stata resa strutturale e svincolata dall'andamento dell'accisa, in modo da superare l'incertezza delle oscillazioni e il legame con i consumi di benzina e gasolio. La dotazione del Fondo Nazionale TPL è pari a 4.876.554 euro per il 2019 ed a 4.875.554 euro per il 2020, risorse del tutto inadeguate per potenziare il trasporto ferroviario regionale e gli investimenti indispensabili a recuperare la differenza dagli altri Paesi europei.

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