Cassazione

Pensione di reversibilità, per la quota conta anche la convivenza prima delle nozze

Assegno più alto alla coniuge superstite che ha convissuto, con un progetto di vita comune, per molti anni prima delle nozze. Alla vita more uxorio non può essere dato solo un valore «correttivo»

di Patrizia Maciocchi

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2' di lettura

Ai fini della quota da calcolare per l’assegno di reversibilità, in favore dell’ex moglie e della moglie superstite, il periodo di convivenza prematrimoniale ha un distinto ed autonomo valore giuridico, e non una semplice valenza correttiva. La Corte di cassazione (sentenza 41960) respinge il ricorso della ex moglie divorziata alla quale era stata assegnata, in prima battuta, una quota dell’assegno di reversibilità del 40%, poi ridotta in appello al 25%, mentre il 75% della pensione era stato riconosciuto alla moglie sopravvissuta.

Un verdetto contestato dalla prima moglie, che riteneva di avere dalla sua, oltre a redditi inferiori rispetto alla signora arrivata dopo di lei, anche un periodo più lungo di matrimonio: 20 anni a fronte dei 14 delle seconde nozze. Nel conto la ricorrente aveva però messo anche il periodo di separazione, durante il quale la convivenza era cessata, fino alla sentenza definitiva di divorzio.

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Diverso il calcolo fatto dalla Corte territoriale e condiviso dalla Cassazione, nel quel era rientrato anche il lungo periodo vissuto more uxorio in vista del nuovo matrimonio. Dalla documentazione acquisita era risultato che il primo rapporto coniugale era durato circa 9 anni e mezzo, senza essere preceduto da una convivenza, mentre prima di pronunciare il secondo i due promessi sposi avevano vissuto insieme molti anni, facendo lievitare la durata dell’unione a 24 anni.

La pensione percepita dall’ex e i redditi delle due signore

La Suprema corte sottolinea l’importanza, nella valutazione della quota di reversibilità da assegnare, della vita comune prematrimoniale «dovendosi riconoscere alla convivenza “more uxorio” non una semplice valenza correttiva dei risultati derivanti dell’applicazione del criterio della durata del rapporto matrimoniale, bensì un distinto ed autonomo valore giuridico, ove il coniuge interessato provi stabilità ed effettività della comunione di vita prematrimoniale». Nella decisione influiscono anche l’entità dell’assegno riconosciuto all’ex coniuge e, nel rispetto della finalità solidaristica dell’istituto, anche le singole condizioni economiche delle due signore.

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