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Pensione degli sportivi, ecco i fondi aperti più convenienti

Trattamenti pensionistici degli atleti differenti tra professionisti (che hanno versati anche i contributi del datore di lavoro) e dilettanti (che devono provvedere da sè). Ecco i fondi pensione aperti più efficienti per far fronte alla vecchiaia

di Marcello Frisone


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4' di lettura

Potrà sembrare strano parlare di pensione per gli sportivi (visti magari i lauti stipendi incassati durante l’attività agonistica), ma anche gli atleti devono pensare al “dopo aver appeso le scarpette al chiodo”. Infatti, così come è importante sia stipulare polizze assicurative per “proteggere” il capitale umano, sia pianificare i propri investimenti, per gli sportivi è altrettanto essenziale pensare alla propria pensione.

La differenza tra professionisti e dilettanti

Per fare ciò, è importante prima fare la distinzione tra sportivi professionisti e

dilettanti: soltanto per i primi è previsto il versamento obbligatorio dei contributi da parte dei datori di lavoro nel Fondo pensione sportivi professionisti (Fpsp, cioè il fondo ex gestione Enpals confluito nell'Inps nel 2011). Per i dilettanti, invece, seppur famosi, l’unica via per avere un assegno previdenziale è quello delle polizze integrative, cioè quelle dove non è prevista l’obbligatorietà dei versamenti dei contributi da parte dei propri datori di lavoro, ma bisogna provvedere da se stessi. A oggi, tra le 43 Federazioni sportive riconosciute dal Coni soltanto 4 riconoscono infatti il professionismo:
- calcio (serie A, B e C maschile);
- ciclismo (gare maschili su strada e su pista approvate dalla Lega ciclismo);
- golf;
- pallacanestro (Serie A1 maschile).
Per tutti gli sportivi appartenenti alle altre Federazioni, come detto, non esiste nessuna copertura previdenziale obbligatoria: se da un lato è un’evidente agevolazione per le società (che non sono tenute a versare i contributi), dall'altro esclude gli atleti dilettanti da qualsiasi tutela per la vecchiaia e i superstiti. Ma vediamo cosa prevede la previdenza obbligatoria del Fpsp e quella facoltativa integrativa con un estratto di alcuni fondi pensione aperti (si veda tabella) offerti da banche, Sgr e compagnie assicurative.

La pensione di primo pilastro

L'accesso alle prestazioni pensionistiche - e la misura della prestazione stessa

offerta dal Fpsp - differisce in base all'anzianità contributiva.
Per gli sportivi che hanno versato almeno un contributo entro il 31 dicembre 1995 è possibile andare in pensione con il sistema misto a 54 anni (52 se donne) con 20 anni di assicurazione e contribuzione al fondo (ex Enpals).
Chi ha effettuato il primo versamento dal 1° gennaio 1996 , il sistema previdenziale è contributivo e il diritto alla pensione è conseguito al raggiungimento dei seguenti requisiti:
- almeno 20 anni trascorsi dal versamento del primo contributo;
- 5.200 contributi giornalieri versati.
Se, poi, l'importo maturato della pensione non è inferiore all'assegno sociale (457,99 euro nel 2019) moltiplicato per 2,8 (quindi 1.282,37 euro) è possibile accedere al pensionamento già al 64esimo anno di età. Altrimenti, se è almeno superiore all'assegno sociale moltiplicato per 1,5 (quindi 686,98 euro) il diritto alla pensione è conseguito a 67 anni (decreto “Salva Italia”, articolo 24, comma 7).
Qualora l'importo maturato dovesse essere inferiore anche a 686,98 euro, si può accedere al pensionamento soltanto a 70 anni con un'anzianità contributiva/assicurativa almeno superiore a 5 anni. Tutti questi requisiti anagrafici sono adeguati alla cosiddetta speranza di vita dal primo gennaio 2013.
È possibile inoltre anticipare il requisito anagrafico per tutte le casistiche previste fino a un massimo di 5 anni (1 anno ogni 4 di lavoro).
Per ottenere lo sconto, deve trattarsi di contribuzione da sportivo: non rientrano infatti i contributi versati volontariamente (decreto legislativo 166/1997). Valgono però i contributi ricongiunti, cioè quelli versati in qualità di dipendente a titolo oneroso (e che in certi casi può essere molto costoso), l'importante è l'atleta che abbia contribuito per almeno 8 anni in qualità di sportivo. Quindi, se ha fatto 10 anni da sportivo e 10 da dipendente si possono scalare 5 anni e andare in pensione nel migliore dei casi già a 59 anni (64 – 5 anni).

La previdenza integrativa

La previdenza complementare rimane quindi una scelta obbligata per i dilettanti

e fortemente consigliata anche ai professionisti (nonostante questi ultimi, come detto, abbiano i contributi versati dal datore di lavoro), per integrare le sempre più magre rendite erogate dall'Inps. Sul fronte delle opzioni di previdenza complementare non esistendo per gli sportivi un fondo negoziale di categoria (che solitamente rappresenta la scelta migliore in termini di costi), occorre orientarsi verso i fondi pensione aperti gestiti da banche, Sgr, Sim e imprese assicurative e i Pip ( Piano individuale pensionistico di tipo assicurativo) gestiti invece soltanto da compagnie assicurative.
Nella scelta della migliore soluzione occorre guardare sia ai costi annuali (Isc, Indice sintetico dei costi), sia al rendimento storico a parità di rischio (cioè di linea di investimento se azionaria, bilanciata o obbligazionaria). Altri elementi che vengono presi in considerazione nella scelta del miglior strumento sono la garanzia offerta al capitale e la dimensione del patrimonio.

Cosa fare in base ai costi dei vari prodotti

Stando alla recente fotografia Covip (l'autorità di controllo del settore) del 12 giugno 2019, i Pip rimangono i prodotti più onerosi: su un orizzonte temporale di 10 anni l'Isc è in media del 2,21% (1,88% per le gestioni separate di ramo I e 2,29 per le gestioni di ramo III, ques’ultime più rischiose delle prime). Si conferma, invece, la minore onerosità dei fondi pensione aperti (si veda tabella): sul medesimo orizzonte temporale, l'indicatore è dell'1,37 per cento. «L'importanza di optare verso una soluzione meno costosa - spiega spiega Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca - è determinante: la differenza di costo in termini di Isc anche di un solo punto percentuale, comporta una riduzione del capitale dopo 35 anni del 18% passando, per esempio da 100mila euro a 82mila euro.
Sul fronte dei rendimenti netti medi annuali (al netto dei costi di gestione) su un periodo di osservazione decennale (2009-2018), più proprio del risparmio previdenziale, le linee bilanciate hanno reso il 2,6% e il 4,6% rispettivamente per i Pip “nuovi” e per i fondi aperti. Mentre per i comparti azionari, i Pip “nuovi” e fondi aperti hanno reso rispettivamente il 5,4 e 5,9% quindi a dimostrazione dell'impatto che i costi hanno sul rendimento. Dato il lungo orizzonte temporale dell'investimento - suggerisce Cagnetta - è preferibile puntare su comparti azionari o almeno bilanciati perché le azioni offrono di gran lunga rendimenti superiori rispetto alle obbligazioni nel lungo periodo. È importante però all'avvicinarsi dell'età pensionabile valutare l'opportunità di un passaggio a una linea più conservativa e quindi meno rischiosa al fine di non intaccare il capitale in caso di crollo dei listini azionari; queste perdite saranno infatti difficilmente recuperabili».

I FONDI PENSIONE APERTI (FPA) PIÙ CONVENIENTI

Una selezione dei migliori Fpa scelti n base ai parametri costi-rendimenti-patrimonio (rendimenti calcolati dal 30 aprile al 12 giugno 2019)

Riproduzione riservata ©
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    Marcello FrisoneRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, francese

    Argomenti: Sport-Risparmio-Finanza-Norme-Tributi

    Premi: 31 marzo 2017 - Menzione d'eccellenza giornalista economico al premio Loy, banking and finance award

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