Polizze e previdenza

Pensione al top tra le preoccupazioni

di Gaia Giorgio Fedi


(Cristiano Minichiello / AGF)

3' di lettura

Gli italiani sono in generale più fiduciosi sul futuro e nutrono minori timori relativi a rischi individuali e del Paese ma continuano a preoccuparsi su alcuni aspetti della propria vita: la pensione, la salute, la vecchiaia dei propri cari, la perdita del lavoro.
È questa la fotografia emersa dalla ricerca condotta da Episteme per AxaForum, «Rischi emergenti, protezione e innovazione: una nuova era per le assicurazioni», condotta nel settembre scorso. I dati evidenziano che gli italiani, seppure meno preoccupati rispetto agli scorsi anni, temono soprattutto di non riuscire a ottenere un assegno pensionistico ragionevole, percepito dal 53,9% del campione generale ma avvertito in particolare dalla popolazione femminile: assegna al tema preoccupazione massima il 61,5% delle donne, contro il 46,1% degli uomini. Un altro aspetto che attira le inquietudini dei cittadini è la paura legata alla gestione della vecchiaia dei propri cari, avvertita dal 47,8% degli intervistati.

Pericoli demografici

Sanità, previdenza e rischio longevità sono del resto un nodo cruciale per il nostro Paese (uno dei più “vecchi” al mondo) alle prese con una crisi demografica senza precedenti. Per ovviare alle carenze della previdenza pubblica già da anni si cerca di spingere sul secondo pilastro, che investe sui mercati finanziari i contributi dei lavoratori in un regime di stretto controllo del rischio. Gli strumenti di questo tipo comprendono i fondi pensione chiusi o negoziali: sono accessibili a tutti e possono raccogliere adesioni su base individuale e collettiva; e i Piani individuali pensionistici (Pip), che sono istituiti dalle società assicurative: sono accessibili a tutti e consentono solo un’adesione su base individuale. Nonostante l’adesione a queste forme di previdenza complementare sia incentivata dallo Stato (i contributi versati entro un limite di 5.164,57 euro all’anno possono essere dedotti dall’imponibile), la diffusione di tali strumenti è ancora limitata: secondo i dati Covip, nel 2017 il tasso di partecipazione al secondo pilastro era di appena del 28,9%, che scende al 22,1 %, se si considera soltanto chi versa (del tema si parla anche in pagina 15) .

Le previsioni

Per costruirsi un futuro più sicuro, tutelando al contempo i propri cari, è possibile inoltre optare per dei prodotti assicurativi vita, con cui si può ottenere un capitale o una rendita nel caso in cui si verifichi un determinato evento, combinando diverse forme di protezione: per esempio contro il rischio di premorienza, invalidità o anche non autosufficienza. Maria Bianca Farina, presidente Ania, nei giorni scorsi ha stimato per fine anno una crescita dei premi assicurativi del 5% in generale, e del 6% in particolare sui prodotti vita. Tra i principali contratti vita accanto alle polizze di ramo I, legate a eventi relativi alla vita umana, quelle di ramo III (contratti in cui le somme pagate dalla compagnia dipendono dai mercati), si fanno strada le polizze multiramo che offrono la garanzia del capitale investito e al contempo la possibilità di avere un’esposizione sui mercati finanziari.

Il fisco

I benefici fiscali per i contratti sottoscritti dal 2001 in poi sono validi soltanto per le polizze per rischio morte, invalidità (non inferiore al 5%) oppure in caso di non autosufficienza (le cosiddette polizze per la non autosufficienza, denominate Long term care o Ltc) che permettono detrazioni fino al 19% del premio versato ogni anno: il limite di detraibilità è in generale di 530 euro l’anno, che però si eleva a 1.291 per le Ltc. Il problema della non autosufficienza è molto sentito: come accennato, quasi la metà della popolazione ha paura riguardo alla gestione della vecchiaia dei propri cari. Del resto, secondo il rapporto Osservasalute 2017, in Italia oggi un anziano su tre non è autosufficiente. Eppure la penetrazione delle Ltc è ancora modesta: i premi, seppure in forte crescita, rappresentano appena l’1% della raccolta sulle polizze malattia. Il problema poi si moltiplicherà in futuro quando, grazie ai farmaci, la speranza di vita aumenterà e con essa le persone prive di autonomia.

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