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Pensioni, stop alla separazione previdenza-assistenza: confronto con i sindacati in salita

La Commissione tecnica definisce non praticabile la distinzione netta delle voci assistenziali da quelle previdenziali, chiesta a gran voce dei sindacati

di Marco Rogari

In futuro in pensione in Italia si andra' solo a 71 anni

3' di lettura

Non sono scorporabili, almeno per il momento: integrazioni al minimo degli assegni pensionistici, pensione e reddito di cittadinanza, assegni sociali e 14esima dei pensionati devono rimanere collocati all'interno del grande fiume della spesa previdenziale. Il messaggio, abbastanza chiaro, è contenuto nel dossier sull'annosa questione della separazione della previdenza dall'assistenza, che è stato elaborato da un pool di esperti dell'apposita Commissione tecnica istituita dal ministero del Lavoro.

E sembra essere rivolto soprattutto ai sindacati, che da tempo invocano questa “separazione” e che, non a caso, avevano inserito questo tema tra le priorità del confronto con il governo sulla riforma delle pensioni da far scattare eventualmente nel 2023, una volta conclusa Quota 102. Ed è evidente che con questa premessa i tavoli tecnici (su flessibilità in uscita, trattamenti di giovani e donne, e rilancio della previdenza integrativa) che dovrebbero scattare nel mese di gennaio del 2022 rischiano di partire in salita.

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Un dossier che parte da lontano

A prevedere la costituzione del gruppo di esperti fu alcuni fa l'allora ministro Giuliano Poletti. La Commissione tecnica è stato poi rilanciata dall'ex ministra Nunzia Catalfo per diventare finalmente operativa con l'arrivo al dicastero di Via Veneto del Dem Andrea Orlando. Dopo cinque mesi di lavoro è stato messo a un punto un dossier di una settantina di pagine destinato, tra l'altro, alle parti sociali.

Le voci nel mirino

I sindacati da tempo chiedono di scorporare le voci assistenziali da quelle previdenziali, anche perché in questo modo i valori della spesa pensionistica, da sempre sotto i riflettori di Bruxelles, diventerebbero più bassi di quelli attuali. Tra i trattamenti nel mirino ci sono alcune prestazioni sociali: quelle di invalidità, le integrazioni al minimo dei trattamenti pensionistici, la pensione di cittadinanza, la 14esima dei pensionati. Cgil, Cisl e Uil sono intenzionate ad affrontare la questione con il governo durante il confronto sulla riforma delle pensioni da far scattare eventualmente nel 2023. Anche il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, si è in passato soffermato sull'opportunità di una separazione della previdenza dall'assistenza anche a fini di trasparenza.

La Commissione: separazione netta non praticabile

Per la Commissione non appare praticabile una separazione netta della previdenza dall'assistenza anche a causa della natura spesso ibrida della prestazione che rende complicata una distinzione delle fonti di finanziamento. Integrazione al minimo, 14esima, maggiorazioni sociali ma anche Tfr, assegno sociale di disoccupazione, Reddito di cittadinanza vengono tutti considerati interventi, appunto, di natura ibrida che cumulano caratteri propri tanto della assistenza che della previdenza. Secondo il gruppo di esperti, poi, non si può guardare alla spesa previdenziale, al netto degli interventi tassati dalla tassazione, per reperire risorse per maggiori spese pubbliche.

Le diverse classificazioni della spesa pensionistica

Nel dossier si lascia intendere che a rendere complicata una separazione tra previdenza e assistenza è anche il monitoraggio e l'analisi nel nostro Pease della spesa pensionistica, che è oggetto di diverse classificazioni da parte di Istat, Ragioneria generale dello Stato e Inps in cui non è sempre presente la distinzione tra le due voci.

Quello della “separazione” viene inoltre considerato una sorta di caso italiano perché a livello europeo il sistema di rilevazione dati, l’European system of integrated social protection statistics, non prevede la distinzione delle prestazioni erogate in base alla dicotomia tra previdenza e assistenza. Sul fronte pensionistico la Commissione, che per il futuro indica un sistema di welfare improntato alla solidarietà sociale, considera l'implementazione del regime contributivo una valida risposta al rischio di insostenibilità del sistema nel medio-lungo periodo.


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