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Pensioni, cambia ancora la rivalutazione degli assegni: ecco chi guadagna e chi perde

Con gli emendamenti del governo salgono a circa 600 euro al mese le minime degli “over 75” per il solo 2023 e si attenua il taglio nella rivalutazione

di Marco Rogari

Manovra, intesa su pensioni a 600 euro per over 75

3' di lettura

Pensioni minime a 600 euro mensili per i soli “over 75” ed esclusivamente per il 2023. Conferma dell'adeguamento pieno del 100% all'inflazione per gli assegni fino a 4 volte il minimo, pari a 2.100 euro lordi mensili, che beneficeranno di un aumento di 153 euro al mese sempre al lordo.

Rivalutazione che sale dall'80 all'85% per i trattamenti fino a 5 volte al minimo (2.626 euro lordi al mese), facendo lievitare l'importo da 153 a circa 162 euro, ma che diminuisce ancora per le altre 4 fasce:
- dal 55 al 53% per le pensioni tra 5 e 6 volte il minimo (3.150 euro) con un ulteriore sacrificio di oltre 4 euro al mese;
- dal 50 al 47% per quelle tra 6 e 8 volte il minimo, pari a 4.200 euro, con una perdita di altri 9 euro;
- dal 40 al 37% da 8 a 10 volte il minimo (5.250 euro mensili), con una contrazione aggiuntiva di oltre 11 euro;
- dal 35 al 32% oltre le 10 volte il minimo, che nel caso di un assegno di 5.350 euro comporrebbe una riduzione sempre di circa 11 euro.

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Sono gli effetti prodotti dagli emendamenti al capitolo pensioni della manovra con cui è stato ulteriormente rivisto il meccanismo di perequazione degli assegni pensionistici, che dal 1° gennaio 2023 prenderà il posto di quello attuale basato su sole 3 fasce.

Stop allo schema con tre fasce

Dal 1° gennaio 2023 uscirà di scena l'attuale schema articolato su 3 fasce di reddito per la rivalutazione delle pensioni:
- 100% per i trattamenti fino a 4 volte il trattamento minimo Inps (525,38 euro mensili);
- 90% per quelli superiori a 4 volte e fino a 5 volte il minimo;
- 75% sulle fasce di importo superiori a 5 volte il minimo.
La quota di indicizzazione piena degli assegni al caro vita era stata fissata per il 2023 al 7,3% da un decreto del ministero dell'Economia.

Il nuovo sistema con sei fasce

Il governo Meloni ha deciso di passare a un meccanismo biennale a 6 fasce che assicura la rivalutazione piena ai trattamenti fino a 2.100 euro lordi al mese e fa scattare una stretta progressiva su quelli con importi superiori.

Il testo originario della manovra aveva introdotto questo nuovo schema:
- indicizzazione del 100% per le pensioni fino a 4 volte il minimo Inps (2.100 euro);
- dell'80% per gli assegni pari o inferiori a 5 volte il minimo (2.626 euro);
- del 55% per quelli tra 5 e 6 volte il minimo (3.150 euro);
- del 50% tra 6 e 8 volte il minimo (4.200 euro), del 40% tra 8 e 10 volte il minimo (5.250 euro);
- del 35% per le pensioni superiori a 10 volte il minimo.

Chi guadagna e chi perde

Con i ritocchi del governo si attenua il taglio dell'indicizzazione per le pensioni comprese tra i 2.100 euro lordi mensili (rivalutazione piena) e i 2.626 euro: l'adeguamento sale a 162 euro dai previsti 153. In tutti gli altri casi il sacrificio diventa maggiore.

Un assegno da 3.150 euro lordi al mese, ad esempio, sarà rivalutato di 121,8 euro e non più di 126 euro (con lo schema in vigore nel 2022 sarebbero stati 172 euro). Per un trattamento da 5.250 euro lordi al mese l'adeguamento sarà di 141,8 euro mensili e non più di 153 (con lo schema ora in vigore sarebbero stati 287 euro).

Le minime degli “over 75” a 600 euro mensili

Sempre con gli emendamenti del governo alla manovra viene rafforzata la rivalutazione delle minime per gli over 75 ma per il solo 2023. Questi trattamenti beneficeranno di una rivalutazione aggiuntiva del 6,4%, invece del previsto 1,5%, oltre alla prevista indicizzazione del 7,3%. Con il risultato di far lievitare l'importo mensile della pensione fino a 597,3 euro mensili. Gli altri trattamenti al minimo saliranno nel 2023 a 570 euro, come già indicato dal governo.

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