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Pensioni al centro della campagna elettorale, ecco le proposte dei partiti

Silvio Berlusconi ha subito lanciato le pensioni minime a mille euro, una proposta già in passato rilanciata da Fratelli d’Italia. La Lega ha già riproposto Quota 41. Il Pd punta a confermare e rafforzare Ape sociale e Opzione donna. Mentre nel M5S trova strada la proposta di andare in pensione a 63 anni col contributivo e il riscatto gratuito della laurea

di Andrea Marini

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2' di lettura

Il tema delle pensioni, come ogni tornata elettorale, è entrato prepotentemente al centro della campagna per il voto del 25 settembre. Silvio Berlusconi ha subito lanciato le pensioni minime a mille euro, una proposta già in passato rilanciata da Fratelli d’Italia (da finanziare con un taglio al reddito di cittadinanza).

La Lega ha già riproposto Quota 41 (la possibilità di uscire con 41 anni di contributi indipendentemente dall'età, ndr). Nel centrosinistra ancora non ci si è espressi, ma il Pd punta a confermare e rafforzare Ape sociale e Opzione donna. Mentre nel M5S trova strada la proposta di andare in pensione a 63 anni col contributivo, a cui si aggiunte la parte retributiva a 67 anni. Con in aggiunta il riscatto gratuito per la laurea.

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Centrodestra

Silvio Berlusconi ha esordito nella campagna elettorale con il cavallo di battaglia dell’innalzamento delle pensioni minime a 1.000 euro, programma già lanciato in passato (secondo alcune stime la proposta potrebbe costare 18 miliardi l’anno).

Una proposta già lanciata da Fratelli d’Italia, quella di portare la pensione minima almeno a mille euro, da finanziare abolendo il reddito di cittadinanza (costato però 9 miliardi nel 2021). La Lega ha invece subito riproposto Quota 41: in pensione comunque con 41 anni di contributi. Secondo l’Inps, ma la Lega non concorda, la misura costerebbe più di 4 miliardi nel primo anno di “attivazione” fino ad oltre 9 miliardi nel decimo anno.

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Centrosinistra

A fine anno scade il meccanismo delle quote, senza il quale si torna a quanto previsto dalla legge Fornero. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) aveva già annunciato l’intenzione di rinnovare “Opzione donna” e “Ape sociale”, «perché hanno ottenuto buoni risultati” anche ampliando e rendendo più strutturale la platea degli interessati. Sul fronte di una riforma del sistema le ipotesi in campo sono diverse».

Proprio su Ape sociale (un’indennità garantita dallo Stato a lavoratori in stato di difficoltà, che chiedono di andare in pensione al compimento dei 63 anni) e Opzione donna (la possibilità per le lavoratrici di conseguire la pensione anticipata optando per il calcolo contributivo) punta il Pd.

M5S

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha ipotizzato la possibilità di una pensione anticipata a 63-64 anni con la sola quota del contributivo alla quale si aggiungerebbe poi l’ulteriore quota a partire dai 67: una soluzione che costerebbe circa 2 miliardi e mezzo in più per i primi anni ma risparmi a medio termine. Il presidente dell’Inps inoltre propone di estendere il riscatto gratis della laurea (che però potrebbe costare 4-5 miliardi l’anno), già attivo in diversi paesi. Una proposta che ricalca quella di Beppe Grillo e del M5S.

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