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Pensioni, contratti di espansione: una chance per 27mila lavoratori nel 2021

Il contratto di espansione consente alle aziende una pluralità di azioni: far uscire personale a 60 mesi dalla pensione di vecchiaia o di anzianità con un percorso di esodo incentivato

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci

Inps: "Persi 660.000 posti". Orlando: "Stato crei lavoro"

3' di lettura

L’abbassamento della soglia dimensionale da 250 a 100 addetti per l’applicazione del contratto di espansione allo studio del governo potrebbe interessare una platea di circa 27mila dipendenti nel 2021, e altrettanti nel 2022, che potrebbero così uscire, volontariamente, e in modalità incentivata, dall’impresa.

La stima è contenuta nella bozza di relazione tecnica alla norma da inserire nel decreto Sostegni bis che interviene nuovamente sullo strumento introdotto nel 2019 che consente, tra l’altro, gli esodi incentivati ai dipendenti fino a 5 anni dalla pensione (di anzianità e di vecchiaia).

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I nuovi limiti dimensionali e temporali

In principio lo strumento interessava le aziende con almeno mille dipendenti, poi l’ultima legge di Bilancio ha abbassato l’asticella dimensionale a 500 dipendenti (250 addetti per il solo prepensionamento) allungando la durata al 2021. La relazione tecnica stimava almeno 6mila lavoratori potenzialmente interessati dall’intervento. Per avere un’idea della platea potenzialmente interessata, sono circa 2mila le imprese con oltre 250 dipendenti, che salgono intorno alle 15mila scendendo fino ad almeno 100 addetti. Con oltre 500 dipendenti sono più di 900 le imprese.

Una misura da 300 milioni di euro

Il costo della norma messa a punto dai tecnici dell’esecutivo, in raccordo palazzo Chigi e il ministero dell’Economia, è stimato tra i 200 e 300 milioni di euro, e sulla misura si è subito registrato un sostanziale via libera da parti sociali e maggioranza, che puntano sul contratto di espansione come strumento principale di gestione della fase post emergenziale per le aziende alle prese con processi di ristrutturazione o riorganizzazione, in alternativa ai licenziamenti collettivi. «La misura è molto utile - spiega la sottosegretaria al Lavoro, Tiziana Nisini (Lega), che ieri, con Confindustria e Ance, ha iniziato la serie di incontri, vedrà anche i sindacati, per raccogliere osservazioni utili a migliorare il contratto di espansione -. Dobbiamo valorizzare tutte le declinazioni offerte dalla norma, che non sono solo gli esodi incentivati. Penso soprattutto alla formazione, quanto mai fondamentale nei prossimi mesi per aiutare le persone a rimanere o a rientrare nel mercato del lavoro».

Dagli esodi incentivati alle assunzioni qualificate

Il contratto d’espansione, infatti, consente alle aziende una pluralità di azioni: far uscire personale a 60 mesi dalla pensione di vecchiaia o di anzianità con un percorso di esodo incentivato; assumere risorse qualificate; utilizzare la Cigs fino a 18 mesi con una riduzione media oraria del 30% per i lavoratori privi dei requisiti per lo “scivolo”; formare i dipendenti sulle competenze che necessitano di aggiornamenti, in primis sul fronte tecnologico.

La manovra 2021 ha abbassato la soglia minima dimensionale per utilizzare il contratto d’espansione, lasciando scoperte le piccole e medie imprese, a causa della limitatezza dei fondi disponibili (117,2 milioni per il 2021, 132,6 milioni per il 2022, 40,7 milioni per il 2023 e 3,7 milioni per il 2024). Con la norma che il governo Draghi pensa di inserire nel decreto Sostegni bis il limite dimensionale scenderà a 100 addetti, includendo così anche le Pmi, ed estendendo la misura anche al 2022. «È fondamentale che la misura abbia una copertura pluriennale», aggiunge il sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon (Lega) che nel 2019 è stato prmotore della sperimentazione del contratto di espansione.

Albini (Confindustria): «Lo strumento va ripensato»

«È uno strumento che va ripensato - sostiene Pierangelo Albini, direttore dell’area Lavoro, Welfare e Capitale umano di Confindustria - deve aiutare le imprese a realizzare un piano di transizione nella logica del Pnrr, sul digitale o verso la green economy. Per far ciò serve uno strumento che consenta di fare formazione per aggiornare le competenze del personale, assumere giovani e accompagnare al pensionamento o ad altro impiego il personale che non è parte del progetto di trasformazione dell’azienda».

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