La sentenza

Pensioni d’invalidità, la Cassazione: niente limiti per gli stranieri regolari

di Davide Colombo

Reddito di cittadinanza anche per gli stranieri?

2' di lettura

Secondo la Corte di cassazione la pensione di invalidità deve essere riconosciuta anche agli stranieri che legittimamente soggiornano in Italia. Con una sentenza depositata l’1 ottobre (n. 23763) è stata annullata la decisione dei giudici di merito che ritenevano che per gli extracomunitari il diritto a questa prestazione assistenziale scattasse solo dopo aver maturato un periodo di permanenza nel nostro Paese pari ai cinque anni, vale a dire il presupposto temporale per ottenere il rilascio del permesso Ce per soggiornanti di lungo periodo.

La notizia ha un peso politico rilevante, visto che il reddito di cittadinanza annunciato dal governo verrebbe riconosciuto solo a chi è residente in Italia da almeno dieci anni, come ha ribadito ancora in serata il vicepremier Luigi Di Maio. Su questa posizione «autarchica» si sono subito espressi diversi esponenti istituzionali, tra i quali il presidente del Cnel, Tiziano Treu.
La Cassazione ha ribadito che la Corte costituzionale ha smontato l’assioma «diritto all’assistenza sociale solo a chi è in possesso dei requisiti per ottenere il permesso illimitato (ex carta di soggiorno)», cioè reddito di sostentamento e cinque anni di permanenza non episodica in Italia. Infatti, con diverse pronunce costituzionali - a partire dalla n. 36 del 2008 fino alla n. 40 del 2013 - è stata demolita l’illegittima interpretazione dell'articolo 80, comma 19, della legge 388/200 (Finanziaria 2001) e dell'articolo 9, comma 1, del Dlgs 286/1998 (testo unico Immigrazione) nella parte in cui era possibile negare, agli extracomunitari regolarmente soggiornanti con permessi brevi, tanto l’indennità di accompagnamento quanto la pensione di inabilità.

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Non era giustificata, dalla nostra Costituzione e dal rispetto dei diritti umani fondamentali, la prevista coincidenza tra i requisiti che danno diritto a ottenere la carta di soggiorno e quelli che aprono le porte dell’assistenza sociale per chi è invalido. È stato prima cancellato il requisito reddituale e poi, come conferma oggi la Cassazione, quello temporale. La Consulta, spiega la Cassazione con la sentenza dell’1 ottobre, ha detto che proprio la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu), al suo articolo 14 sul principio di non discriminazione, impedisce di fare differenze tra cittadini e stranieri legalmente soggiornanti in merito all’erogazione di quelle «provvidenze destinate al sostentamento della persona nonché alla salvaguardia di condizioni di vita accettabili per il contesto familiare» del disabile. Sono quindi applicabili a entrambe le categorie (italiani ed extracomunitari regolari) solo i requisiti previsti, appunto, per la «generalità» dei soggetti richiedenti. La Cassazione afferma il principio secondo cui, ai fini del riconoscimento delle prestazioni sociali atte a soddisfare bisogni primari della persona, gli articoli 2 e 3 della Costituzione vietano la differenziazione tra cittadini italiani e stranieri regolari in Italia.

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