legge di bilancio

Pensioni d’oro, ecco chi pagherà il contributo di solidarietà

di D. Colombo e M. Rogari


Pensioni d'Italia: 5,8 milioni sotto i 500 euro

3' di lettura

Un contributo di solidarietà a più aliquote sulle pensioni cosiddette “d’oro”, insieme a una nuova stretta sull’indicizzazione di questi assegni all’inflazione. È questa l’ultima ipotesi tecnica approdata al tavolo del vertice di maggioranza che si è tenuto ieri pomeriggio a palazzo Chigi senza il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e nel corso del quale è stata affrontata anche la questione della possibile ricapitalizzazione di alcune banche penalizzate dalla svalutazione dei titoli pubblici in portafoglio.

Il “pacchetto pensioni” è in fase di scrittura e parte da “quota 100”. Una misura «strutturale», ha assicurato ieri il vicepremier Luigi Di Maio, che decollerà nel 2019 con i requisiti minimi di 62 anni e 38 di contributi. Per raggiungere la soglia dei versamenti si potrà ricorrere al cumulo gratuito di posizioni contributive su gestioni diverse, mentre sarà vietata la possibilità di cumulare reddito da lavoro e pensione per i primi 24 mesi. Il requisito anagrafico sarà legato allo stabilizzatore automatico di spesa che lo adegua alla speranza di vita: se nei prossimi anni la crescita sarà di tre mesi in media ogni due anni, come avvenuto finora, significa che si passerà a 63 anni minimi solo nel 2027. Le nuove anzianità che scattano l’anno prossimo avranno una decorrenza in quattro momenti diversi dell’anno (finestre) per i dipendenti privati e gli autonomi. Con la probabile eccezione dei lavoratori pubblici per i quali le uscite potrebbero avere solo due finestre.

Sulle “pensioni d’oro”, ovvero gli assegni netti superiori a 4.500 euro mensili (90mila lordi l’anno) l’ipotesi di partenza è quella di un contributo di solidarietà articolato almeno in tre fasce: tra 90 e 120mila euro (6% di prelievo), 120-160mila euro (12%), oltre i 160mila euro (18%). La durata del contributo di solidarietà e la scelta dello strumento legislativo da adottare (direttamente in manovra o con un emendamento parlamentare) ieri erano ancora da decidere. Così come l’ipotesi di una rimodulazione del meccanismo di perequazione di questi assegni all’inflazione. Il ricorso al prelievo non precluderebbe la possibilità di raffreddare, almeno parzialmente, l’indicizzazione all’inflazione. Il pacchetto preparato dai tecnici infatti prevede, tra le varie opzioni, un abbattimento dal 25 al 50% dell’adeguamento al costo della vita per le pensioni nove volte superiori al minimo.

Con questa duplice mossa il taglio sulle “pensioni d’oro” potrebbe garantire tra i 200 e i 300 milioni l’anno. Ma la nuova indicizzazione potrebbe avere effetti anche sui trattamenti più bassi. Tra i capitoli minori di questo dossier resta la riapertura di “opzione donna” per le lavoratrici con 58 anni e 35 di contributi entro fine 2018, il pensionamento a 41 anni dei precoci, il prolungamento dell’Ape sociale e il riconoscimento di una nuova integrazione al minimo per i lavoratori del sistema contributivo puro, ovvero i più giovani. Il riferimento di partenza sarebbero i 780 euro delle nuove “pensioni di cittadinanza”, ma l’assegno Inps potrebbe rivelarsi più pesante per questi lavoratori (con almeno 20 anni di versamenti) le cui carriere discontinue non garantirebbero una pensione piena. Il “pacchetto pensioni” sarà completato da misure di incentivazione alle assunzioni di giovani lavoratori, nella logica della “staffetta generazionale”. La volontà del governo, ha spiegato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, è quella di favorire «un vero ricambio generazionale».

Sul cuneo, invece, ieri ha trovato conferma la rimodulazione in arrivo delle tariffe Inail, con un risparmio per le imprese di 600 milioni: il 32,72% in meno rispetto al tasso medio tariffario in vigore dal Duemila. «Si tratta del più significativo intervento sul cuneo fiscale degli ultimi cinque anni», ha spiegato ieri Giuseppe Lucibello, direttore generale Inail. Che ha aggiunto: «Serve una nuova tariffa perché le aziende pagano più di quanto ricevono, la tariffa attuale risale al 2000 ed è calibrata su 1,1 milioni di infortuni, mentre oggi siamo tra i 600 e i 650mila». «Nell’attuale contesto della manovra in corso di faticosa definizione – ha concluso Lucibello – sarebbe il segnale più rilevante nei confronti del mondo delle imprese».

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