l’ipotesi allo studio

Pensioni d’oro: mix di blocco degli adeguamenti e taglio del 40% per le più elevate

di Nicoletta Cottone


Pensioni d'oro: la storia della sforbiciata dal ddl al taglio fino al 40%

2' di lettura

La soluzione per il taglio delle pensioni d’oro su cui si sta confrontando la maggioranza è a più vie. Si lavora da una parte al blocco degli adeguamenti per gli assegni alti - fino ai 150mila euro lordi - e si prevedono invece tagli fino al 40%, per le somme che superano questa soglia. C’è chi invece punta a un contributo “dorato” di solidarietà per evitare problemi di incostituzionalità della norma. L'intervento comunque sbarcherà in manovra al Senato con un emendamento.

Il vertice non ha chiuso la partita
Appena si troverà la quadra. Non è bastato, infatti, l'ultimo vertice a Palazzo Chigi per chiudere la partita. Dopo l’incontro a tre fra il premier Giuseppe Conte e i, due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, il leader pentastellato aveva annunciato una sforbiciata dal 25% al 40% che potrebbe riguardare la sola quota retributiva degli assegni.

Meno di 30 persone percepiscono pensioni oltre i 500mila euro
Rientrerebbero nella definizione di pensione d'oro quelle sopra 90.000 a cui applicare varie aliquote a scalare sulla parte eccedente il limite. Il taglio più consistente riguarderebbe solo gli assegni oltre i 500mila euro, con una platea di meno di 30 persone.

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Blocco dell’adeguamento delle pensioni da 5mila euro in su
Il leader della Lega Matteo Salvini ha qualche divergenza sul tema rispetto al vicepremier Luigi Di Maio. Salvini ha infatti sottolineato ai microfoni di Lucia Annunziata su Rai 3 che l’idea è quella di bloccare l'adeguamento alle pensioni d’oro dai 5 mila euro in su. «La via più giusta è quella di bloccare l'adeguamento della quota delle pensioni alte non coperte dai contributi; una pensione da 2.500 euro non è alta», ha detto Matteo Salvini a Lucia Annunziata che gli chiedeva precisazioni sul taglio del 40% annunciato da Di Maio. «Il taglio delle pensioni è un simbolo, è un segno di equità sociale e di giustizia».

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Salvini alza l’sticella di partenza alle pensioni sopra i 5mila euro
Salvini in tv ha espresso la sua preferenza per il blocco dell'adeguamento degli assegni, alzando peraltro l'asticella di partenza a 5mila euro netti. Ipotesi che non piace ai pentastellati fermi a 4.500 euro. La mediazione potrebbe essere quindi un mix delle due opzioni: blocco degli 'scatti' nelle prime fasce e, in aggiunta, taglio con varie percentuali per le fasce 'altissime'. Il problema è la cifra che si può ricavare: Di Maio aveva parlato di tagli per un miliardo. Fondi pentastellate di palazzo Chigi avevano precisato che si trattava di un miliardo in tre anni. Il presidente dell’Inps Tito Boeri aveva quantificato i tagli in 150 milioni l’anno e la platea in circa 30mila persone. Boeri aveva poi precisato che la stima dell'Istituto si basa sulla platea di quanti percepiscono 90mila euro lordi l'anno. «Si arriva a 300 milioni abbassando la soglia a 78mila euro lordi l'anno corrispondenti - aveva spiegato - a circa 3.800 euro netti mensili».

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