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Pensioni, doppio bonus: il 10% per chi rinvia l’uscita e oltre 100 euro l’anno per le minime

Con la manovra approvata dal governo Meloni gli assegni più bassi da gennaio del 2023 beneficeranno di un’indicizzazione del 120%. Chi deciderà di non lasciare il lavoro, seppure in possesso dei requisiti per il pensionamento, potrà contare su una una riedizione della decontribuzione-Maroni

di Marco Rogari

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2' di lettura

La prima manovra varata dal governo Meloni si presenta con un doppio bonus pensioni. Gli assegni minimi (523,38 euro) saliranno del 20% in rispetto alla rivalutazione piena del 7,3% prevista dal decreto già firmato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, garantendo un irrobustimento ulteriore degli importi di almeno 104 euro l’anno. Allo stesso tempo, chi deciderà di rinviare l’uscita pur avendo maturato i requisiti per il pensionamento vedrà crescere ogni mese la busta paga di almeno il 9,19%.

Pensioni basse, la rotta del centrodestra per arrivate a mille euro

Il disegno di legge di bilancio varato dal governo avvia un percorso pluriennale che, nelle intenzioni della maggioranza di centrodestra, entro la fine della legislatura dovrebbe avvicinare gli importi delle pensioni più basse a mille euro al mese. A spingere per dare un primo segnale già con questa manovra è stata soprattutto Forza Italia. E dopo un lungo confronto è stata trovata l’intesa su un ritocco, seppure leggero, dei trattamenti al minimo.

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Minime su di 45 euro al mese

Le 《minime》di fatto a partire dal mese gennaio del 2023 beneficeranno di un’indicizzazione del 120%: il 20% in più di quella “piena” del 7,3% già fissata per il prossimo anno dal ministero dell’Economia. In questo modo gli assegni lieviteranno di circa 45 euro al mese rispetto ai 523,38 dell’attuale livello minimo (senza contare gli effetti dell’anticipo del 2% della rivalutazione erogato a partire dal mese di novembre di quest’anno fino alla fine del 2022, tredicesima compresa).

Un bonus da oltre 100 euro

Scorporato l’adeguamento che sarebbe comunque scattato con la perequazione del 100%, l’ulteriore crescita dell’assegno è di 8 euro al mese. Che si traduce in un bonus di 104 euro l’anno, sempre partendo dal livello minimo del 2022.

Torna il bonus Maroni: premio di quasi il 10% per chi rinvia l’uscita

Sembrava averci rinunciato definitivamente, come dichiarato da alcuni esponenti dello stesso governo nei giorni che hanno preceduto il varo della manovra, ma in extremis l’esecutivo Meloni ha deciso di ripescare il cosiddetto bonus Maroni. La nota divulgata da palazzo Chigi e Mef sulla scia dell’approvazione del disegno di legge di bilancio da parte del Consiglio dei ministri cita una decontribuzione del 10% per chi decide di rinviare l’uscita dal lavoro una volta raggiunti i requisiti per il pensionamento. Nel caso dei lavoratori dipendenti lo stipendio dovrebbe crescere di una quota pari a quella dei contributi a suo carico (9,19%) che non verrebbero più versati: la pensione dovrebbe infatti rimanere quella maturata al momento del raggiungimento dei requisiti per l’uscita.


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