ACCORDI COLLETTIVI NAZIONALI

Pensioni e salute il nocciolo duro di tutti i contratti

Previdenza integrativa e sanità restano al centro delle intese per il welfare che però oggi includono anche altri tipi di benefici

di Cristina Casadei


4' di lettura

Per risalire alle prime forme di welfare nella contrattazione collettiva nazionale di lavoro bisogna andare indietro di molti decenni. In principio erano soprattutto fondi di previdenza complementare e di sanità integrativa; poi sono arrivati pacchetti compositi di servizi che vanno dalla formazione fino alle attività di badanti e baby sitter, “acquistabili” tramite il conto welfare che il dipendente può alimentare anche attraverso i premi definiti negli accordi di produttività, beneficiando di una fiscalità più leggera. Il credito e le assicurazioni, grazie anche alla particolare conoscenza e sensibilità dei lavoratori del comparto, hanno sviluppato le forme più ricche e avanzate di welfare contrattuale, ma oggi non c’è praticamente contratto collettivo nazionale delle grandi categorie dell’industria, del commercio e dei servizi che non abbia il suo budget per il welfare.

Vuoi per la bassa crescita, vuoi per l’andamento demografico, vuoi per la riduzione della spesa per servizi in rapporto al Pil, si è generato, anno dopo anno, un aumento delle disuguaglianze nella nostra società. In questo contesto imprese e sindacati hanno cercato di fare la loro parte anche attraverso la contrattazione, a livello nazionale e poi aziendale.

L’accordo del 2016

Prima di entrare nel merito di alcune categorie va ricordato che, nell’industria, l’accordo interconfederale di Confindustria e Cgil, Cisl e Uil del marzo 2016 ha definito una cornice in cui devono avvenire i rinnovi dei contratti. Nella cornice ampio spazio è riservato proprio al welfare. L’accordo spiega che imprese e sindacati ritengono «necessario salvaguardare il carattere universale del welfare pubblico, migliorandone la qualità e il livello delle coperture sociali». Le parti sono convinte che forme di bilateralità possono integrare il sistema di relazioni industriali e il modello contrattuale, contribuendo alla realizzazione di un welfare contrattuale integrato e coordinato. Il welfare contrattuale ha «natura integrativa ai diversi livelli» e «può rappresentare un terreno di crescita del benessere organizzativo e di conciliazione dei tempi di vita e lavoro, nel quadro di un miglioramento complessivo della produttività e delle condizioni di lavoro». Da comparto a comparto, però, ci sono molte differenze e questo ha reso necessario creare condizioni che favoriscano un miglior coordinamento delle iniziative, a partire da un modello di governance che sia in grado di ottimizzare e qualificare i contenuti della contrattazione sul welfare integrativo.

Le linee di indirizzo

L’obiettivo è quello di garantire una maggiore universalità delle tutele su materie come previdenza complementare, assistenza sanitaria integrativa, tutela della non autosufficienza, prestazioni di welfare sociale, conciliazione dei tempi di vita e lavoro. La previdenza complementare è diventata sempre più importante, anche grazie alle modifiche normative che hanno introdotto maggiore flessibilità in entrata e in uscita dai fondi pensione. Per le parti occorre rafforzare il secondo pilastro sia favorendo le iscrizioni ai fondi sia diversificando i portafogli di investimento.

I meccanici

Ai metalmeccanici, l’ultimo contratto siglato da Federmeccanica e da Fiom, Fim e Uilm ha portato in dote un pacchetto welfare molto composito, con una cifra da spendere in flexible benefit, sanità integrativa, previdenza complementare e formazione. Per il pacchetto di flexible benefit, nel 2017 sono stati previsti 100 euro per lavoratore, da spendere in vari modi: dal carrello della spesa, ai libri scolastici, ai buoni benzina. La cifra è poi salita a 150 euro nel 2018 e a 200 nel 2019. L’ultimo accordo ha anche introdotto il diritto soggettivo alla formazione, potenziato la previdenza complementare aumentando il contributo aziendale al Fondo Cometa ed esteso la sanità integrativa gratuita a tutti i lavoratori e ai loro familiari, attraverso il Fondo MetaSalute. Il tema del welfare rimane cruciale anche nel contratto su cui si aprirà il negoziato il prossimo 5 novembre.

I chimici

Storicamente sindacati e imprese di chimica e farmaceutica sono sempre stati pionieri nell’ambito del welfare, che si è concentrato su previdenza complementare, con il Fonchim, e sanità integrativa, con il Faschim. Nell’ultimo contratto siglato da Federchimica e Farmindustria e Filctem, Femca e Uiltec, è stata valorizzata la formazione a 360°, sia per i lavoratori senior, per i quali diventa una sorta di politica attiva, garantendone l’occupabilità, sia per i giovani con percorsi di alternanza scuola-lavoro. Confermati gli investimenti del settore su sicurezza, salute e ambiente che sono alla base del costante calo degli infortuni, anche puntando su strumenti digitali. Al corposo pacchetto, la chimica e la farmaceutica affiancano anche il fondo Tris, acronimo che sta per Tutele, Riqualificazione, Innovazione, Sostegno. Si tratta di un fondo bilaterale nato per gestire processi aziendali di innovazione, ricambio generazionale e invecchiamento attivo dei lavoratori.

I tessili

Nell’ultimo contratto anche i tessili, seguiti poi da molti altri settori della moda, hanno potenziato gli strumenti di welfare. Smi e Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec hanno istituito il fondo di sanità integrativa Sanimoda e sulla previdenza complementare hanno aumentato la quota a carico delle aziende destinata a Previmoda, il fondo di previdenza integrativa nell’ambito del quale è offerta ai lavoratori anche l’assicurazione vita e invalidità. Il Sanimoda dal tessile è stato poi esteso agli altri settori della moda e ha una platea di 580mila lavoratori, dal tessile, al calzaturiero, all’occhialeria; offre un vasto ventaglio di prestazioni che va dalla procreazione medicalmente assistita alla prevenzione dell’obesità infantile.

Legnoarredo

Anche FederlegnoArredo, nell’ultimo contratto siglato con Fillea, Filca e Feneal, ha migliorato il welfare con un aumento dei contributi al fondo Arco per la previdenza complementare (a carico delle imprese) e di quelli al Fondo Altea (sanità integrativa). Inoltre l’accordo ha previsto un aumento delle ore di flessibilità e sulla formazione un pacchetto di ore per chi svolge attività in cantiere per la prima volta, a cui sono state aggiunte le ore di aggiornamento.

Energia

Gli ultimi rinnovi contrattuali chiusi nelle scorse settimane sono stati quelli dei settori Energia e petrolio ed Elettrico. Nel primo caso sono stati previsti importanti incrementi su Fondenergia, il Fondo di previdenza complementare; mentre nel secondo uno dei punti qualificanti è stata l’individuazione, a partire dal 2020, di un percorso di trasformazione dell’istituto degli aumenti periodici di anzianità per i nuovi assunti. Per tutelare il futuro dei giovani le risorse finanziarie degli scatti di anzianità potranno essere versate su base volontaria ai fondi di previdenza complementare. Sulla scia del contratto dei meccanici, anche per gli elettrici è stato accolto il diritto alla formazione continua individuale, che rappresenta un tassello strategico nell’ambito della valorizzazione professionale delle risorse umane. In particolare verranno garantite non meno di 28 ore per ogni addetto nell’arco del triennio, a carico delle imprese.

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