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Pensioni e tagli sotto la lente, ora niente assalti alla diligenza

di Dino Pesole

2' di lettura

Rendere più credibile il percorso di aggiustamento strutturale dei conti pubblici senza compromettere l’obiettivo primario di sostenere la crescita. Dopo la nuova lettera inviata al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan dal vice presidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis e dal commissario agli Affari Economici, Pierre Moscovici (la risposta arriverà martedì) la strada per molti versi è obbligata. In gioco sono le coperture, sia per quel che riguarda i tagli alla spesa (3,5 miliardi) sia sul versante delle maggiori entrate (5,1 miliardi). Le misure one off (tra queste gli incassi attesi dalla “rottamazione-bis” delle carteĺle esattoriali) non concorrono alla riduzione del deficit strutturale.

E sul fronte della spesa pesa l’incognita dei conti della previdenza. Nella lettera non vi si fa esplicito riferimento, e tuttavia Bruxelles attende di conoscere con particolare attenzione l’esito dell’acceso confronto politico in atto, cavalcato anche dal Pd, in merito all’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita (per il 2 novembre è in programma l’incontro tra il premier Paolo Gentiloni e i sindacati). Dal 2019 si dovrebbe passare a 67 anni di età, ma l’imminente appuntamento con le urne è variabile non da poco, e dunque la questione rischia seriamente di finire nel tritacarne della campagna elettorale.

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Un rinvio probabilmente non sarebbe gradito a Bruxelles. La norma, che il decreto salva-Italia varato dal governo Monti il 4 dicembre 2011 ha reso più stringente rispetto all’impianto definito dal governo Berlusconi, produce risparmi strutturali già incorporati nei saldi di finanza pubblica. L’intera riforma ne garantisce a regime (fino al 2020) per 80 miliardi, cui vanno sottratti gli esborsi resisi necessari per le molteplici salvaguardie varate a beneficio degli esodati (oltre 12 miliardi). Non a caso, in quasi tutti i documenti ufficiali di Bruxelles si citano gli effetti della riforma a garanzia della sostenibilità di medio/lungo periodo del debito pubblico. Il mancato adeguamento all’aspettativa di vita costerebbe 5 miliardi nel biennio 2019-2020, mentre il debito implicito proiettato al 2040 ammonterebbe – secondo i calcoli del presidente dell’Inps, Tito Boeri – a oltre 140 miliardi.

Al momento – stante l’obiettiva difficoltà incontrata finora dal percorso della spending review – Bruxelles compie un primo passo, chiedendo in via preventiva maggiori dettagli relativamente ai 3,5 miliardi di tagli indicati in manovra. Risparmi che lo schema attuale delle coperture (il testo definitivo arriverà in Senato a inizio settimana) assegna genericamente alla «spending review delle amministrazioni centrali introdotta dal Dpcm di fine maggio», nonché alla riduzione di «altri fondi e trasferimenti». Il Governo ha impostato la legge di Bilancio su una riduzione del deficit strutturale per il 2018 pari allo 0,3% del Pil, contro lo 0,6% chiesto da Bruxelles e lo 0,8% previsto dal Def di aprile. Dalle stime dei tecnici della Commissione Ue non si va oltre lo 0,2%, quindi 1,7 miliardi in meno, e permangono divergenze sul calcolo del Pil potenziale. Da qui la richiesta di informazioni aggiuntive anche per il 2017, che costituiranno parte integrante del “giudizio” che Bruxelles emetterà sulla manovra il 22 novembre.

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