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Pensioni e tenuta dei conti: a Davos la ricetta (globale) del Credit Suisse

<b>Nel mondo sviluppato, la parte della popolazione che è sopra i 65 anni è passata dal 7,7% del 1950 all’oltre 19% attuale</b>

di Lino Terlizzi


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2' di lettura

L'invecchiamento della popolazione procede. Ora nei Paesi sviluppati, soprattutto. Ma anche I Paesi in via di sviluppo registreranno meccanismi analoghi. Occorre dunque più che mai rivedere e riformare i sistemi pensionistici, attraverso un mix di misure. È quanto afferma uno studio del Credit Suisse Research Institute, presentato a Davos, in occasione del World economic forum in corso nella cittadina grigionese.


L'allungamento della speranza di vita e la riduzione del tasso di fertilità hanno fatto aumentare i pensionamenti in rapporto alla popolazione. Nel mondo sviluppato, la parte della popolazione che è sopra i 65 anni è passata dal 7,7% del 1950 all'oltre 19% attuale; entro il 2050 la percentuale dovrebbe raggiungere il 27%. Nelle aree in via di sviluppo, la percentuale era del 3,8% nel 1950 e dovrebbe toccare quest'anno il 7,4%.


In questo quadro i sistemi pensionistici sono inevitabilmente sotto pressione, visto che aumenta il numero di pensionati e nel frattempo diminuisce il numero di chi contribuisce finanziariamente alle pensioni. A ciò si aggiunge il fatto che le pensioni devono essere versate più a lungo.

Il mercato del lavoro subisce le ripercussioni di questa onda di pensionamenti e senza un incremento della produttività questo cambiamento potrebbe avere un impatto negativo sulla crescita economica, sottolinea lo studio della banca svizzera.

«Ogni Paese – afferma Oliver Adler, capo economista del Credit Suisse – si confronta con le problematiche per assicurare la perennità del suo sistema. In generale, un mix di misure è necessario per garantire il mantenimento in pensione del livello di vita abituale. Dobbiamo modificare la nostra visione del pensionamento e tutti possono contribuire allo sforzo collettivo per arrivare a un futuro equo e garantito».

Lo studio prende in esame quattro soluzioni principali. La prima è incoraggiare, comunque portare le persone a economizzare di più durante la loro vita attiva, preparando così meglio il pensionamento. La seconda è ottenere fondi supplementari per i sistemi pensionistici attraverso rialzi delle imposte; questo approccio è però sconsigliabile secondo Credit Suisse, perché l'imposizione fiscale è già elevata in molti Paesi dell'Ocse e perché giocherebbe contro il lavoro e rischierebbe di favorire l'evasione fiscale. La terza è l'aumento dell'età di pensionamento, che effettivamente secondo la banca elvetica serve per colmare i deficit di finanziamento; questa soluzione può essere completata da misure per incoraggiare le persone a lavorare più a lungo. La quarta è la proposta alla popolazione di accettare pensioni più contenute in futuro, allo scopo di garantire la sopravvivenza del sistema nel lungo termine.

Una miscela di queste soluzioni sarà decisamente necessaria, secondo lo studio di Credit Suisse, per evitare la crisi dei sistemi pensionistici e difendere il livello di vita anche durante il pensionamento.

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