ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso l’addio a quota 100

Pensioni, ecco chi può accedere all’Ape in attesa dell’estensione della platea

Dell’attuale bacino dell’Anticipo pensionistico “sociale” fanno parte disoccupati di lungo corso, invalidi civili almeno al 74%, “caregiver” famigliari in particolari condizioni e i lavoratori di una quindicina di categorie di riferimento considerati usuranti o pericolose. Per tutti sono previsti alcuni “vincoli” contributivi. L’indennità mensile non può superare i 1.500 euro

di Marco Rogari

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3' di lettura

Disoccupati non più “coperti” da strumenti di sostegno al reddito dopo il licenziamento, invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 74%, “caregiver famigliari” in particolari condizioni e lavoratori dipendenti rientranti in un elenco di “riferimento” di 15 attività considerate particolarmente usuranti o pericolose. Attualmente è questo il bacino dell’Ape sociale, il cosiddetto anticipo pensionistico che consente il sostanziale prepensionamento con almeno 63 anni di età, in attesa del probabile allargamento della platea, magari da far scattare con la prossima legge di bilancio insieme ad altre opzioni di uscita anticipata dal 2022 per “gestire” il dopo Quota 100, anche sulla base delle indicazioni attese dal confronto in corso tra governo e sindacati.

L’ultima proroga scade il 31 dicembre

L’Ape è un’indennità totalmente a carico dello Stato, erogata dall’Inps, che è entrata in funzione il 1° maggio 2017 in forma sperimentale con un’originaria scadenza fissata alla fine del 2018. Si sono poi succedute diverse proroghe. L’ultima della serie è quella al 31 dicembre di quest’anno, prevista dalla legge di bilancio approvata dal Parlamento a dicembre 2020.

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Chi ha diritto all’Ape sociale

Possono accedere all’Anticipo pensionistico sociale, attraverso apposita domanda da presentare all’Inps, i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, i lavoratori autonomi o i “parasubordinati” iscritti alla gestione separata dell’ente previdenziale pubblico che fanno parte di specifiche categorie o si trovino in particolari condizioni.

La possibilità di accesso all’Ape sociale, senza alcun onere per il lavoratore, è anzitutto garantita ai disoccupati involontari (licenziati) che abbiano esaurito integralmente la prestazione per disoccupazione o mobilità da almeno 3 mesi e siano in possesso di non meno di 30 anni di contributi. Lo stesso strumento può essere utilizzato da chi assiste da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità e anche un parente, o un affine, di secondo grado convivente. L’Ape sociale può essere richiesto anche nel caso in cui i genitori o il coniuge della persona con handicap abbiano raggiunto i 70 anni d’età o siano anch’essi affetti da patologie invalidanti oppure deceduti. Anche in questi casi è prevista un’anzianità contributiva minima di 30 anni.

L’anticipo è a disposizione anche degli invalidi civili con una riduzione accertata della capacità lavorativa pari almeno al 74%, sempre con il “vincolo” dei 30 anni di contribuzione, e ai lavoratori dipendenti, con un’anzianità contributiva minima di 36 anni, impegnati da almeno 7 anni negli ultimi 10, o da almeno 6 anni negli ultimi 7, in attività lavorative considerate usuranti o rischiose.

L’attuale elenco di attività gravose con accesso all’Ape

Sono di fatto 15 le attività lavorative di riferimento per l’Ape sociale (usuranti o pericolose). A partire dagli operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici, dai conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni e dai conciatori di pelli e di pellicce. Ci sono poi i conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante, gli autisti di mezzi pesanti e camion, le professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche o ospedaliere con lavoro organizzato in turni, gli addetti all’assistenza di persone in condizioni di non autosufficienza e gli insegnanti della scuola dell’infanzia e gli educatori degli asili nido. E ancora: facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati; personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia; operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti; operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca; pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative; lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi nella normativa del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67; marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini e in acque interne.

I “pre-requisiti”

Oltre ai previsti “vincoli contributivi”, per richiedere l’Ape sociale non si può essere già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero. Dal 1° gennaio 2018 le lavoratrici madri hanno diritto a un ulteriore “sconto” sull’anzianità contributiva minima necessaria di un anno per ogni figlio, entro un massimo di due anni.

Decorrenza, durata e importo

L’Ape sociale decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, sempreché la richiesta sia stata accolta, e viene corrisposto ogni mese per dodici mensilità l’anno fino al conseguimento della pensione di vecchiaia. L’indennità, nel caso di iscrizione a un’unica gestione previdenziale, è pari all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento di accesso all’Ape ma non può comunque superare i 1.500 euro mensili. Il trattamento non è rivalutato, né integrato al trattamento minimo. Per i soggetti con contribuzione versata in più gestioni previdenziali il calcolo della rata mensile viene effettuato “pro quota” per ciascuna gestione in rapporto ai periodi di iscrizione maturati.


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